Parliamo di Vanessa Paradis, meglio conosciuta come Sig.ra Depp, perlomeno in Italia.
In realtà Vanessa è da vent’anni una celebrità in Francia, grazie alle sue performance musicali e cinematografiche.
Nata nel 1972, ha già alle spalle una carriera pluriventennale, esordendo nel lontano 1983. Tantissimi singoli che nel suo Paese hanno raggiunto la vetta delle classifiche e spesso sono stati hit anche in altre nazioni francofone. I suoi album sono scritti da artisti illustri come Serge Gainsbourg, Lenny Kravitz. Perfino Johnny Depp scrive con lei una canzone. I primi film da lei interpretati sono dei grandi successi, ma negli ultimi 10 anni la sua carriera ha subito un forte declino. Non conosce declino invece la sua storia con Johnny Depp, col quale vive da dodici anni tra la Francia meridionale, gli USA e le Bahamas (in cui possiedono un’isola). Tra i suoi film Elisa di Jean Becker (1995), Un'amore di strega (1997), in cui recita a fianco della grande Jeanne Moreau e in Uno dei due, con altri due mostri sacri del cinema francese come Alain Delon e Jean Paul Belmondo. Infine Lost in La Mancha (2002) a fianco del compagno.
In Francia è appena uscito il suo Best of, che contiene anche questa Tandem, in gran rispolvero nelle ultime settimane nelle radio e nelle Tv d'oltralpe.
Questo video del 1990 è diretto da Jean Baptiste Mondino (sì proprio quello di Open Your Heart, Human Nature e Don’t tell me).
Canzone sexy rock pop, video molto furbetto e molto sexy e in grado di accontentare etero e non. E a spogliarsi sono gli altri. Furba la ragazza..
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venerdì 27 novembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
Dorian Gray
Domani esce Il Ritratto di Dorian Gray, ennesima trasposizione del capolavoro di Oscar Wilde, nonché libro che amo tantissimo, più per il significato che il modo in cui è scritto.
Il regista del film è Oliver Parker, che ha già adattato Wilde in due opere apprezzabili: The Importance of Being Earnest e An Ideal Husband, entrambi con un fantastico Rupert Everett e Colin Firth.
Firth ritorna anche in quest’ultima trasposizione, anche se ci avrei visto molto meglio Rupert Everett nei panni del fascinoso, narcisista ed ambiguo Henry Wotton. Sarà questione di reputazione: Firth è sempre più in ascesa (ha appena vinto la Coppa Volpi), Everett non lo scrittura più nessuno.
Il protagonista è Ben Barnes, co-protagonista di Matrimonio all’inglese e principe Capsian in Le Cronache di Narnia 2.
Ma è davvero bellissimo come il romanzo lo vorrebbe?
Tralasciando le versioni televisive, che sono più d'una decina, di cui ben 3 negli utlimi 3 anni, prendiamo in considerazione solo i precedenti Dorian Gray apparsi sul grande schermo.
Nella versione del ’45 Hurd Hartfield era incredibilmente somigliante a Ben Barnes, forse non bellissimo, ma bravissimo e il film fu un grande successo di critica che si portò a casa un Oscar e un Golden Globe (ad Angela Lansbury).
Il bellissimo ed ambiguo Helmut Berger fu protagonista, quaranta anni fa, di una versione dark di Massimo Dallamano oggi alquanto difficile da trovare.
La versione del ’45 la vidi a scuola e non era male, quella del ’70 la sto cercando e per quella nuova ho qualche pregiudizio che spero sarà smentito. Anche perché Barnes con quella sua faccia da bravo ragazzo incapace di schiacciare una mosca, non ce lo vedo proprio nei panni dell’ambiguo Gray.
In ogni caso, ecco una carrellata dei tre Dorian Gray. Qual è il migliore?
1945
1970
Il regista del film è Oliver Parker, che ha già adattato Wilde in due opere apprezzabili: The Importance of Being Earnest e An Ideal Husband, entrambi con un fantastico Rupert Everett e Colin Firth.
Firth ritorna anche in quest’ultima trasposizione, anche se ci avrei visto molto meglio Rupert Everett nei panni del fascinoso, narcisista ed ambiguo Henry Wotton. Sarà questione di reputazione: Firth è sempre più in ascesa (ha appena vinto la Coppa Volpi), Everett non lo scrittura più nessuno.
Il protagonista è Ben Barnes, co-protagonista di Matrimonio all’inglese e principe Capsian in Le Cronache di Narnia 2.
Ma è davvero bellissimo come il romanzo lo vorrebbe?
Tralasciando le versioni televisive, che sono più d'una decina, di cui ben 3 negli utlimi 3 anni, prendiamo in considerazione solo i precedenti Dorian Gray apparsi sul grande schermo.
Nella versione del ’45 Hurd Hartfield era incredibilmente somigliante a Ben Barnes, forse non bellissimo, ma bravissimo e il film fu un grande successo di critica che si portò a casa un Oscar e un Golden Globe (ad Angela Lansbury).
Il bellissimo ed ambiguo Helmut Berger fu protagonista, quaranta anni fa, di una versione dark di Massimo Dallamano oggi alquanto difficile da trovare.
La versione del ’45 la vidi a scuola e non era male, quella del ’70 la sto cercando e per quella nuova ho qualche pregiudizio che spero sarà smentito. Anche perché Barnes con quella sua faccia da bravo ragazzo incapace di schiacciare una mosca, non ce lo vedo proprio nei panni dell’ambiguo Gray.
In ogni caso, ecco una carrellata dei tre Dorian Gray. Qual è il migliore?
1945
1970mercoledì 25 novembre 2009
LA DURA VERITA' di Robert Luketic
Questo weekend arriva in Italia, dopo aver ottenuto un grande successo in tutto il mondo (oltre 100 milioni di dollari!), una nuova commedia rosa che propone una coppia di nuovi attori in ascesa e un regista oramai affermato nel genere (dopo La rivolta delle bionde, Quel mostro di suocera e 21).
Guardando il trailer, in questo caso, si ottiene una perfetta idea di quello che ci si può aspettare: una commediola da blockbuster sull'abusatissimo e sempre valido tema della guerra dei sessi.
Se vi siete messi a ridere con la scena dell'orgasmo al ristorante di meg-ryaniana memoria prendete in considerazione che non ci saranno molte altre occasioni per ridere.
Si ride poco e si riflette anche meno insomma, ma non è tutto da buttare: la coppia Heigl-Butler è convincente e la prima parte appare piacevolmente scorrevole.
E' nel secondo tempo che le idee scarseggiano, il ritmo s'incrina e il film si trascina all'ovvio ed inevitabile finale, ricalcando tutti gli stereotipi della commedia sentimentale senza però aggiungervi battute memorabili o gustose risate. Scritto da tre donne, è una commedia per donne, anche se si parla pure dell'universo maschile.
VOTO: 5,5
Guardando il trailer, in questo caso, si ottiene una perfetta idea di quello che ci si può aspettare: una commediola da blockbuster sull'abusatissimo e sempre valido tema della guerra dei sessi.
Se vi siete messi a ridere con la scena dell'orgasmo al ristorante di meg-ryaniana memoria prendete in considerazione che non ci saranno molte altre occasioni per ridere.
Si ride poco e si riflette anche meno insomma, ma non è tutto da buttare: la coppia Heigl-Butler è convincente e la prima parte appare piacevolmente scorrevole.
E' nel secondo tempo che le idee scarseggiano, il ritmo s'incrina e il film si trascina all'ovvio ed inevitabile finale, ricalcando tutti gli stereotipi della commedia sentimentale senza però aggiungervi battute memorabili o gustose risate. Scritto da tre donne, è una commedia per donne, anche se si parla pure dell'universo maschile.
VOTO: 5,5
lunedì 23 novembre 2009
VIDEOCRACY di Eric Gandini
Il regista, nonché fastidiosa voce narrante del documentario, dimostra il vuoto e lo squallore della Tv italiana, specchio della società, a sua volta specchio di questo personaggio chiamato Berlusconi. Quindi filma i casting in cui ragazzine con la testa piena di belle speranze e vuota di qualsiasi cultura sculettano nei supermercati davanti ai genitori e fratellini orgogliosi. Questa è l’Italia? Purtroppo sì. E questo fa male, colpisce come un pugno nello stomaco. Ma Gandini si scorda che grazie al cielo non tutte le ragazze sono così e non tutti gli operai vogliono diventare divi della Tv. Gandini si scorda anche che questo genere di Tv spazzatura sessista e degradante è presente in tutti cinque i continenti, dove Berlusconi è però assente. Addossare quindi all’attuale presidente ogni colpa per l’abbruttimento morale dell’Italia significa attribuirgli un’importanza che in realtà non ha. Che Berlusconi poi sia tra i presidente più ricchi del mondo e tra gli unici a gestire tutti i media questa è un’altra cosa: le veline ci sono dappertutto. In ogni Paese c’è un Berlusconi, in ogni paese c’è un Corona e ci sono ragazzine che non vedono l’ora di mostrare le pudenda per lavorare due anni della propria vita e poi campare di rendita. Dare così tanto spazio a Mora e Corona significa dar loro un’importanza che non si meritano. Grazie al cielo Garrone ha annunciato che non farà un film su Corona. Tornando a questo documentario, concludo dicendo che secondo me il regista aveva molto più materiale da sfruttare e soprattutto da sfruttare meglio. Il ritratto che ne viene fuori è sì desolante ed irritante, ma forse non abbastanza incisivo.
VOTO: 5,5
VOTO: 5,5
domenica 22 novembre 2009
NEMICO PUBBLICO di Michael Mann
Johnny (Depp) nei panni di Johnny (Dillinger) è assolutamente perfetto e una sua espressione dice più di molte battute. Quindi il regista decide di fargli dire il meno possibile: tutto quello che sappiamo di lui è contenuto in uno dei suoi (pochi) dialoghi con l’amante in cui dice più o meno così: “Mia mamma è morta quando avevo tre anni, mio padre mi pestava, mi piace andare al cinema e rapinare banche, questo è tutto quello che c’è da sapere su di me”. E questo è tutto ciò che sappiamo di lui, francamente un po’ poco per cucirvi sopra due ore e un quarto di film. Questo è il limite e il fascino del film in cui il regista si limita a registrare le gesta del rapinatore nel suo ultimo anno di vita, talvolta con un’irritante camera a mano, altrimenti con eleganti primi piani e piani lunghi. Infinite sparatorie, dialoghi scarni ma comunque poco incisivi e tanti punti interrogativi. Non c’è alcuna caratterizzazione psicologica e benché il film ricostruisca la caccia dell’agente Pulvis al famigerato Dillinger, non sappiamo nulla di nessuno dei due (Christian Bale bravo ma trattato da macchietta). Non c’è alcun accenno ai motivi che hanno spinto Dillinger a diventare un rapinatore di successo, non viene spiegata la sua ostinazione nel perseguire e non sono spiegate nemmeno le ragioni della sua travolgente storia d’amore per la guardarobiera (una sfuggente Marion Cotillard alla quale viene affidato lo stucchevole, inutile e romantico finale di un film per nulla romantico, probabilmente dettato dai sensi di colpa del regista che aveva così poco sfruttato le doti di un premio Oscar). La scena più bella, quasi onirica, è la tranquilla passeggiata di Johnny nella centrale di polizia. Il resto del film è una caccia al cattivo, tanto stilizzato da ricordare i vecchi western o gangster movie. Sinceramente inutile.
VOTO : 6,5
VOTO : 6,5
sabato 21 novembre 2009
UP di Pete Docter & Bob Peterson
Meraviglioso trionfo di colori e buoni sentimenti, con qualche suggestiva trovata che rimarrà per sempre impressa nella mia mente ( fra tutte la casa che vola grazie ai palloncini; meno memorabili ma simpaticissimi l’uccello misterioso, i cani parlanti). Una fiaba per grandi e piccini, che ci permette di uscire dal cinema più felici. Dopo una lunga parte senza dialoghi ed insolitamente drammatica per un cartone (la sensazione è simile a quella provata per la morte della mamma di Bambi, no?), il film scivola limpidamente nel mondo fantastico delle Cascate Paradiso. Un film che rompe e supera gli schemi dei cartoon per volare in alto, sempre più su!
Sarà un caso che i tre migliori film dell’anno hanno come protagonista un anziano? E tra l’altro un anziano che instaura un dialogo con una generazione molto lontana dalla sua: è il caso del Clint Eastwood di Gran Torino e del protagonista di Basta che funzioni. In tutti e tra i casi si riesce ad instaurare un legame tra queste generazioni così distanti: quella buona, saggia e vecchia e quella nuova, spaesata ma ottimista. La generazione di mezzo invece, pare non avere alcuna speranza.
VOTO : 9
Sarà un caso che i tre migliori film dell’anno hanno come protagonista un anziano? E tra l’altro un anziano che instaura un dialogo con una generazione molto lontana dalla sua: è il caso del Clint Eastwood di Gran Torino e del protagonista di Basta che funzioni. In tutti e tra i casi si riesce ad instaurare un legame tra queste generazioni così distanti: quella buona, saggia e vecchia e quella nuova, spaesata ma ottimista. La generazione di mezzo invece, pare non avere alcuna speranza.
VOTO : 9
venerdì 20 novembre 2009
lnglorious Basterds di Quentin Tarantino
BASTARDI SENZA GLORIA
Un colonello nazista poliglotta fa massacrare una famiglia di ebrei, di cui sopravviverà una sola superstite. Per qualche strano scherzo del fato, i loro destini si incroceranno qualche anno più tardi. Tarantino riscrive la Storia con la S maiuscola e aggiunge un altro tassello alla storia del cinema. Si riconferma abile sceneggiatore, i suoi lunghi dialoghi ormai sono un marchio di fabbrica e ancora una volta si dimostra grandissimo nel dirigire i propri attori: basta vedere quello che ha tirato fuori dalla bellissima Diane Kruger. Per non parlare del tour de force linguistico imposto agli interpreti, che passano da una lingua altra con estrema disinvoltura (inglese, francese, tedesco e una spruzzatina di italiano), con speciale menzione a Christoph Waltz che ha vinto la Palma d’oro a Cannes. Brad Pitt sfoggia crudeltà e aria da tonto (un po’ come nell’ultimo dei Coen). Anche la violenza gratuita non si può più scindere dalla filmografia tarantiniana e questa volta si mischiano usanze dei nativi americani (gli scalpi) e svastiche naziste incise sulla fronte.
I capitoli migliori sono quelli con numero pari, ed è davvero difficile dire quali tra questi sia il migliore: dal folgorante inizio, alla Parigi piena di fortuite coincidenze e omaggi cinematografici, fino al memorabile epilogo nel cinema. C’è anche una meravigliosa colonna sonora.
VOTO: 9
giovedì 19 novembre 2009
Recensione di OGGI SPOSI di Luca Lucini
OGGI SPOSI
Questa commedia corale mette in scena 4 episodi, legati tra loro, di altrettante coppie alle prese col fatidico sì. Ma siamo proprio sicuri che gli italiani hanno ancora così tanta voglia di sposarsi? Secondo il regista Lucini e lo scenegitore Bonifacci sì e per dimostrarlo mettono in scena una sfilata di attori decisamente in forma, come ennesima dimostrazione dell’esistenza di interpreti italiani validi ma solitamente mal utilizzati. Si ride di gusto a più riprese, non ci sono vere cadute di ritmo, solo qualche lungaggine e qualche sketch superfluo. Dopo Diverso da Chi e Lezioni di cioccolato, Argentero e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci si ripresentano con un prodotto gradevolissimo, che però non ha suscitato particolarmente l’interesse del pubblico ( mentre Ex, altra commedia amorosa corale ha superato i 10 milioni questo arriverà al massimo ai 3, molto probabilmente) ed è un peccato.
VOTO: 6,5
Questa commedia corale mette in scena 4 episodi, legati tra loro, di altrettante coppie alle prese col fatidico sì. Ma siamo proprio sicuri che gli italiani hanno ancora così tanta voglia di sposarsi? Secondo il regista Lucini e lo scenegitore Bonifacci sì e per dimostrarlo mettono in scena una sfilata di attori decisamente in forma, come ennesima dimostrazione dell’esistenza di interpreti italiani validi ma solitamente mal utilizzati. Si ride di gusto a più riprese, non ci sono vere cadute di ritmo, solo qualche lungaggine e qualche sketch superfluo. Dopo Diverso da Chi e Lezioni di cioccolato, Argentero e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci si ripresentano con un prodotto gradevolissimo, che però non ha suscitato particolarmente l’interesse del pubblico ( mentre Ex, altra commedia amorosa corale ha superato i 10 milioni questo arriverà al massimo ai 3, molto probabilmente) ed è un peccato.
VOTO: 6,5
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