Come avrete capito dal nuovo sfondo del blog, la monografia di questo mese è dedicata a Michelle Williams, amore non corrisposto del sottoscritto da quattordici anni, ma soprattutto attrice che a soli 31 anni ha collezionato 3 nomination all’Oscar ed è stata diretta da maestri come Wim Wenders, Ang Lee e Martin Scorsese, dimostrando un talento e una perseveranza non comune nel costruirsi una carriera tra le più coerenti che la storia recente abbia visto.
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giovedì 12 aprile 2012
martedì 10 aprile 2012
Una spia come Tom Hardy basta e avanza
UNA SPIA NON BASTA
(THIS MEANS WAR)
DI McG,
USA 2012
con Tom Hardy, Chris Pine, Reese Wetherspoon
Genere: Commedia Rosaction

AL CINEMA DAL 20 APRILE
Tom Hardy, qui alla sua prima commedia, si rivela perfettamente a suo agio anche in un film leggero.
VOTO: 7
venerdì 6 aprile 2012
European Indipendent Film Festival: titoli italiani e vincitori
The Punishment- La Punizione, di Sergio Manfio, candidato come Best Youth Category, parla di uno studente sorpreso mentre sta dipingendo un murales sui muri della scuola. Punito con l'obbligo di pulire i bagni della scuola ascoltando musica classica, verrà a contatto con un altro punto di vista, scoprendo cose molto interessanti.
Addicition, di Giovanni Bucci, candidato come Best Music Video, é una riflessione sulle dipendenze dai moderni mezzi tecnologici.
Wild race without a rat, di Maria Dolores Lopez, canditato come Best European Dramatic Short é in realtà una coproduzione Spagna/Italia/Svizzera, che ruota intorno ad un mosaico di personaggi collegati tra loro in continua ricerca di comprensione.
Metachaos di Alessandro Bavari, candidato come Best Experimental parla di mondi opposti che si incontrano: ecco cos'é il metachaos.
My shoes di Elisa Resinaro, il più debole dei titoli italiani, racconta in lodo assai estetizzante, di una folle guida in auto, e con folle intendo davvero folle.
Per quanto riguarda i vincitori, i premi principali si sono suddiviso tra titoli inglesi e dell'Est Europa. Il premio Best European Independent Dramatic Short é andato all'inglese “The Corner Shop” di George Hamilton, una riuscita riflessione sullo scontro tra etnie e classi sociali, mentre l' European Independent Dramatic Feature é andato a “Women and Children” dell'inglese Daniel Mitelpunkt.
Nella categoria Best European Independent Documentary ha vinto la regista léttone Rita Broka con “M Ferma”, mentre il premio per la Miglior regia é andato alla kossovara Blerta Zeqiri con l'intenso "The Return", corto girato e montato in appena una settimana. Quest'ultimo racconta di un reduce di guerra che fa ritorno a casa: tutto gli sembra un sogno - continua a dire alla moglie - finché non scopre che quest'ultima é stata stuprata da alcuni soldati ed é rimasta incinta. Il frutto della violenza é una bambina serena, che ora vive con loro perché la madre non ce l'ha fatta a lasciarla in un orfanotrofio.
giovedì 5 aprile 2012
Cinema indipendente italiano: Mauro John Capece
Lo scorso weekend si é tenuta a Parigi la settima edizione di ÉCU - Il Festival Europeo del cinema Indipendente, che ha visto gareggiare ben 7 film italiani, tra corti e lungometraggi, dimostrazione che la nostra produzione indipendente è in grande ascesa.
Tra questi sette titoli, uno é riuscito ad aggiudicarsi un Premio speciale della giuria: si tratta di The poet di Mauro John Capece, regista abbruzzese con alle spalle diversi lavori, fra cui i live per Marlene Kuntz, Il teatro degli Orrori e Linea 77.
Riconoscimento meritarissimo per un corto che illustra benissimo quanto oggi la cultura non dia da mangiare, tant'é che lo stesso regista l'ha dedicato agli scrittori e gli artisti che combattono la loro battaglia quotidiana per esprimersi.
La storia de "Il Poeta" narra infatti di un artista che ciba la sua anima di poesia, ma che sbarca il lunario facendo il muratore. La sua fidanzata, dapprima affascinata dal suo spirito sognante, finisce per lasciarlo quando si scontra con la sua indigenza, mentre il suo capo lo denigra: la passione per l’arte diventa insomma un difetto, ma il poeta continua a scrivere..
martedì 27 marzo 2012
Madonna non è morta
MADONNA
Genere: dance, elettronica, pop
Quando la conobbi ero appena un ragazzino e lei una donna già matura, oggi io sono un adulto e lei è una ragazzina. Lei è Madonna, che segue leggi diverse rispetto il resto degli esseri umani.
Dopo la più lunga pausa della sua intera carriera, che tra l'altro è coincisa con l'esplosione del fenomeno Lady Gaga, colei che è definita la Regina del pop è tornata per riprendersi il suo trono.
Ci è riuscita?
Considerando che il singolo Give me all your luving è stato uno dei suoi maggiori flop dal 1984 a questa parte la risposta pare essere no.
Per quanto riguarda il disco, c'è da dire che Madonna mette in tavola tutte le carte che hanno costruito il suo impero, mescolando così melodie e testi leggeri e orecchiabili, profondi e arrabbiati, sexy e provocatori. Diversamente dall'anonimo Hard Candy, qui i testi sono personalissimi e rivolti soprattutto all'ex marito Guy Ritchie, anche se non manca quale riferimento a rivali femminili (Gang Bang, Give me all your loving).
Il disco inizia così da dove finiva l'album Like a Prayer (1989), e cioè con l'Atto di dolore. Un atto di dolore a quanto pare non molto sentito visto che nella canzone (trascurabilissima e già datata) la cantante si descrive come una cattiva ragazza che vuole solo divertirsi. Madonna ribadisce il concetto anche in I'm a Sinner, dove dopo aver citato in maniera alquanto blasfema la Madonna e i santi, ammette di essere una peccatrice e che le piace così.
In Gang bang, su una tecno già sentita Madonna canta il suo testo più cattivo, destinato a diventare cult grazie a uno humour talmente nero e politcamente scorretto che pare provenire direttamente da un film di Tarantino: l'ultimo minuto del pezzo è poi un crescendo di rabbia davvero imperdibile.
I'm addicted e Some Girls sono due brani dance scatenatissima ma trascurabili, Turn up the radio, terzo singolo, è sempre dance, ma più solare, tanto da tornare ai tempi e alla spensieratezza di Holiday, il che oggigiorno è decisamente troppo. Così com'è troppo giovanilistica (abbiamo addirittura le cheerleader) Give me all your luving che vede Nicky Minaj e MIA in un brutto rap. Decisamente giovanlisitica, per non dire infantile, anche Superstar, di innegabile e trascinante allegria. I don't give a.. vede la partecipazione di Nicky Minaj in un pezzo r'n'b canticchiabile dal testo personalissimo e duro in cui Madonna confessa la propria vulnerabilità e le proprie sconfitte in campo affettivo. Finalmente, giunti alla traccia numero 9 si raggiunge un po' di sostanza anche nelle musiche, grazie a William Orbit che con I'm a Sinner firma un brano accattivamente, orientaleggiante e a tratti ipnotico, ma purtroppo troppo simile ai suoi lavori precedenti (la basa iniziale è identica a quella di Amazing del 2000, poi il sound diventa quello di Beautiful Stranger del 1999 e infine c'è pure la chitarra di Ray of light del 1998..).
Del tutto inaspettato è il banjo che introduce Love spent, sostituito da violini elettronici: peccato che arrivi poi la solita electro dance. Nonostante il ritrmo veloce c'è però una malinconia crescente ad accompagnare un testo che non si dimentica : I Want You To Hold Me Like You Hold Your Money(...) Love Spent, Feeling Love Spent
Yeah I'm Love Spent, Wondering Where The Love Wentl.
Arriviamo poi alla prima ballad, Masterpiece, già vincintrice di un Golden Globe: testo ricco di un pathos e di un sentimento che non si sente in questa canzone elegante ma freddina.
Eccoci così catapultati nel gran finale, che come da 22 anni a questa parte, per qualche strano motivo, è sempre il migliore brano dell'album. Grazie a William Orbit e Joe Henry, Falling Free raggiunge vette emotive e musicali notevoli, grazie ad atmosfere eteree e sospese in cui si mescolano le sonorità di Ray of Light e le estensioni vocali mostrate da Madonna in Evita. E in questa malinconica chiusura c'è anche l'addio all'ex marito, in quel "now we're both free to go".
La Versione Deluxe è comunque imprescindibile perché mostra una Madonna ancora più sfaccettata, con Beautiful Killer, piacevolmente retro e fresca allo stesso tempo, la malinconia I F___ ked up, che assieme a Best Friend (che sembra provenire da un album delle Tlc e assomiglia molto a Baby that's not me di Jennifer Lopez) parla ancora della fine del suo matrimonio. E per finire c'è il delizioso divertissement con MIA in B-day song, inspiegabilmente non finito nella versione standard benché superiore al featuring con Nicky Minaj.
Insomma Madonna ci dice che vuole rimanere giovane e vuole divertirsi, e non ha alcuna intenzione di diventare una tranquilla signora.
Sexy, provocatoria, seria, stupida, blasfema: tutta Madonna in un disco che però rimane tra i suoi meno riusciti (forse addirittura il peggiore, ma è ancora presto per dirlo) e non vanta una serie di possibili hit come invece poteva avere il precedente, benché più anonimo, Hard Candy.
Qui mancano canzoni davvero degne di essere singoli e la scelta dei primi due singoli ben dimostra questo problema: fatto che nella carriera di Madonna non era mai successo. Infatti i suoi album o avevano singoli perfetti e brani riempitivi, o erano tutti dei possibili hit in cui c'era solo l'imbarazzo della scelta. Qui l'imbarazzo è di tipo differente.
Senza contare che una volta Madonna scopriva e lanciava nuovi talenti e ora invece si affida a dj che nel curriculum hanno un solo tormentone estivo. (Martin Solveig e i reggiani Benni e Alex Benassi)
Qui mancano canzoni davvero degne di essere singoli e la scelta dei primi due singoli ben dimostra questo problema: fatto che nella carriera di Madonna non era mai successo. Infatti i suoi album o avevano singoli perfetti e brani riempitivi, o erano tutti dei possibili hit in cui c'era solo l'imbarazzo della scelta. Qui l'imbarazzo è di tipo differente.
Senza contare che una volta Madonna scopriva e lanciava nuovi talenti e ora invece si affida a dj che nel curriculum hanno un solo tormentone estivo. (Martin Solveig e i reggiani Benni e Alex Benassi)
VOTO: 6
mercoledì 21 marzo 2012
Bye bye Versailles: anteprima di Les adieux à la reine
ADDIO MIA REGINA
(LES ADIEUX A LA REINE)
di Benoit Jacquot,
Francia, 2012
con Diane Kruger, Léa Seydoux, Virginie Ledoyen
Data di uscita francese: 21 marzo
Data di uscita italiana: ?
Se ti piace guarda anche: Marie Antoinette, Vatel, Titanic
Film d’apertura del Festival del cinema di Berlino 2012
Versailles, 14 luglio 1789: Sydonie Laborde (Léa Seydoux), prima lettrice della biblioteca personale di Maria Antonietta (Diane Kruger) come ogni mattina si reca dalla sovrana di Francia per leggerle qualcosa, ma tra i servitori girano le voci di qualcosa accaduto alla Bastiglia. Seguiremo le gesta della ragazza nei tre giorni successivi, finché la Regina non le chiederà un favore molto alto: quello di fingersi la sua favorita, ovvero la Contessa Polignac (Virginie Ledoyen).
Jacquot inoltre toglie ogni discrezione presente nelle pagine del romanzo e rende esplicita ogni cosa: la tensione, l’erotismo e l’aspetto romanzesco. Il regista così prende una posizione ben precisa e firma un film molto personale, ma la narrazione talvolta perde di credibilità cadendo nel romanzesco.
Nella sua versione della storia infatti il pettegolezzo diventa realtà storica, andando oltre a quanto Clint Eastwood abbia fatto con J.Edgar: Maria Antonietta è dipinta come una donna del tutto innamorata e succube della Contessa di Polignac.
Riuscita è però l'intenzione di mostrare un mondo immobile incapace di reagire di fronte al dramma: come in una nave che va a picco ma la paura è troppa per usare le scialuppe, gli abitanti di Versailles si aggirano per i corridoi spaventati ma senza sapere cosa fare.
La tensione è palpabile per tutto il film, grazie all'uso sapiente di una camera a mano che si muove con la protagonista e un’ottima colonna sonora.
Ottima pure la fotografia, ma si raggiunge l'eccellenza nelle interpretazioni di un cast in stato di grazia: Diane Kruger aggiunge al suo curriculum un’altra grande prova dopo Inglorious Basterds di Quentin Tarantino e Léa Seydoux regge magistralmente il ruolo da protagonista in quella che è una delle migliori interpretazioni femminili dell’anno.
Virginie Ledoyen, finalmente ritrovata dopo una decina d’anni di latitanza dagli schermi internazionali (The Beach di Danny Boyle, 2000 e 8 donne e un mistero di François Ozon, 2001) avrebbe meritato più spazio nelle inedite vesti di un personaggio ambiguo, già interpretato sul grande schermo, in modo completamente differente, da Rose Byrne.
Il regista Xavier Beauvois (Des hommes et des dieux, in it. Uomini di Dio) interpreta Luigi XVI. La regista e attrice Néomie Lvovsky interpreta magnificamente M.me Campan.,
Da guardare insieme a Marie Antoinette di Sofia Coppola, che si concentrava sui primi anni di regno della sovrana più famosa della storia di Francia: i due film non potrebbero essere più diversi e distanti fra loro.
VOTO: 7,5
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Cinema francese,
Léa Seydoux
venerdì 16 marzo 2012
Grazie all'Oscar a Dujardin anche in Italia vedremo questo film delizioso
PICCOLE BUGIE FRA AMICI
LES PETITS MOUCHOIRS
Francia, 2010
Di Guillaume Canet,
Con Marion Cotillard, Jean Dujardin, Benoît Magimel, François Cluzet
Commedia dramamatica
IN SALA DAL 6 APRILE
Inizialmente sembrava dovesse uscire quest’inverno, poi era scomparso dai piani di distribuzione, ma ora che Jean Dujardin ha vinto l’Oscar, ecco guardacaso spuntare nei cinema italiani questo bel film francese del 2010 e scommetto che la presenza dell’attore premio Oscar sarà ben sottolineata nella promozione, anche se in realtà il suo ruolo è piccolissimo, benché fondamentale.
Se poi aggiungiamo che una delle protagoniste è Marion Cotillard, altra interprete francese vincitrice dell’Oscar pochi anni fa, ecco sullo schermo l’appetitosa chance di ammirare i due interpreti francesi attualmente più premiati e famosi.
Inoltre il film è diretto e sceneggiato da Guillaume Canet, compagno della bellissima attrice, che vanta numerosi film da attore e tre da regista. E nel film c'è pure Jean-Claude Cotillard, il suocero del regista, ovvero il papà della bella Marion..
Insomma tutto in famiglia..
TRAMA
Film corale su un gruppo di amici più o meno
quarantenni che si ritrovano con una vacanza programmata proprio quando uno di
loro è ricoverato in ospedale in gravissime condizioni dopo un terribile
incidente. La compagnia di amici decide di partire nell’attesa che le sue
condizioni si stabilizzino. Fra loro Marie (Marion Cotillard), dalla vita
sentimentale turbolenta, Vincent (Benoît Magimel) che rivela al miglior amico (François Cluzet,
il protagonista di Quasi amici) di essere innamorato di lui, Isa, la moglie di
Vincent che passa le notti a fare giochi erotici virtuali…
Durante la vacanza li scopriremo meglio, tra scenate, confessioni, delusioni e gioie.
Con questa trama in Italia verrebbe un film come
Baciami ancora o Immaturi e invece questo film si iscrive nella migliore
tradizione del dramma franceset.
Eppure in patria è stato stroncato, consolandosi però con uno strepitos successo al box office (più di 25 milioni di euro) e una distribuzione internazionale.
Il film è divertente, triste, appassionante, un po’
ruffiano, ma comunque irresistibile grazie a personaggi (interpretati benissimo
da attori eccellenti) che ci coinvolgono perché tutt’altro che perfetti. E le due ore e mezzo di durata non si sentono affatto.
Criticato anche per essere un cinema “figlio di
papà”, insomma radical-chic, io vi ho letto una critica (magari involontaria)
dei 40enni benestanti ed egoisti che mentre un loro amico sta male se ne vanno
in vacanza a divertirsi e a lamentarsi per i loro problemi, esclusivamente
sentimentali.
Ruffiana e super trendy è senz'altro la colonna sonora, che mette in lista brani di Damien Rice, David Bowie, Janis Joplin, Antony and The Johnsons, Ben Harper e lo stesso Guillaume Canet che compone il brano in una delle scene finali.
Un film che vi farà ridere e piangere, decisamente consigliato.
Per i fan di Jean Dujardin posso anticiparvi che recita per lo più sotto un abbondante trucco nelle scene più drammatiche, ma la vediamo anche col parrucco in una scena divertente.
VOTO: 7+
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Marion Cotillard
mercoledì 14 marzo 2012
C'era una volta Madonna, seconda parte
1990: JUSTIFY MY LOVE by Jean-Baptiste Mondino
Hotel Ritz di Parigi trasformato in un bordello in cui la mantide Madonna in Marilyn look
si lascia sedurre da un aitante ragazzo (Tony Ward, allora suo partner) ma
finisce a letto con una donna androgina mentre il ragazzo le guarda. Nelle
stanze dell’albergo ce n’è per ogni gusto: feticisti, omosessuali, donne che si mascherano da uomo, uomini che si truccano da donne.
Alla
fine Madonna corre via divertita per lo scompiglio creato.
Il
film cita una scena de Il portiere di Notte di Liliana Cavani (1974), ed è anche ispirato a La grande peccatrice (La Baie des anges , 1962) di Jacques
Demy con una Jeanne Moreau bionda come protagonista.
Testo
scritto con Lenny Kravitz. Clicca qui per vederlo.
1992: DEEPER AND DEEPER by BOBBY WOODS
È
l’omaggio di Madonna alla Factory di Andy Warhol (alla quale si avvicinò alla
fine degli ’70 a New York): la
fotografia sgranata, i personaggi: sembra tutto uscire dalla trilogia di Paul
Morissey, fra un modello che sembra Joe Dallesandro e un cameo della stessa
protagonista di Trash (1970) Holly Woodlawn.
Cammei anche per Sofia Coppola (è quella che addenta la banana)
Debi Mazar e un ruolo per Udo Kier, che apparve in altri due film di Morrissey:
Il mostro è in tavola... barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di
vergine... e morì di sete! (con De Sica e Polanski).
clicca qui per vederlo.
clicca qui per vederlo.
1993: BAD GIRL by DAVID FINCHER
Una
donna single di successo ma depressa che beve troppi drink, fuma troppe
sigarette e bacia troppi sconosciuti: a nulla può l’angelo custode
Christopher Walken quando uno degli amanti di una notte la uccide.
Fincher, reduce da Alien 3 dirigere Madonna per la quarta e ultima volta in un video meraviglioso, triste e misconosciuto. Dopo i rapporti professionali tra i due terminarono anche perché la signora Fincher accusò Madonna di essere la causa della fine del suo matrimonio.
1995: BEDTIME STORY by MARK
ROMANEK
Sul magnifico testo scritto da Bjork (Today
is the last day that I'm using words/
They've gone out, lost their meaning/Don't function anymore/Let's get unconscious honey) Madonna esplorò l’ambient e l’elettronica per la prima volta, mentre il video, ipnotico come la canzone, è un tripudio di effetti speciali, sequenze oniriche, talvolta inquietanti, sempre affascinanti che mischiano new age, sufi, egizi, surrealismo, Frida Kahlo e René Magritte.
They've gone out, lost their meaning/Don't function anymore/Let's get unconscious honey) Madonna esplorò l’ambient e l’elettronica per la prima volta, mentre il video, ipnotico come la canzone, è un tripudio di effetti speciali, sequenze oniriche, talvolta inquietanti, sempre affascinanti che mischiano new age, sufi, egizi, surrealismo, Frida Kahlo e René Magritte.
Il video debuttò nei cinema
americani e oggi fa parte della collezione permanente del MOMA di New York.
Fu per pochi mesi il video più
costoso della storia (6 milioni di dollari): oggi detiene comunque la seconda
posizione dopo Scream di Michael e Janet Jackson.
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