Stiamo entrando, ahimé, nell'ultima parte dell'anno e in questi ultimi due mesi proporrò i film che non ho fatto in tempo a recensire quando sono usciti in sala.
La consueta rubrica dicembrina "film da recuperare" sarà sostuita però da una più generale di film passati al cinema ma non ancora recensiti. Non mancheranno comunque i film attualmente in sala e la rubrica dedicata al cinema del passato.
A dicembre infine, le classificone dei migliori film, attori e attrici!
Buona lettura
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lunedì 5 novembre 2012
domenica 4 novembre 2012
Storia immortale, il "breve" capolavoro di Orson Welles
STORIA IMMORTALE
(Une histoire immortelle)
di Orson Welles
Francia, 1968
"Quando si vuole qualcosa al punto di non poterne fare me,
se non si riesce a ottenerla è tremendo, ma quando la si ottiene, diventa
ancora più tremendo.”
TRAMA

Un ricco e vecchio mercante vuole dimostrare che il denaro
ha più forza della fantasia e decide di avverare un’antica leggenda che si
raccontano i marinai: quella di un uomo che riceve 20 ghinee da un ricco
signore per passare la notte con una donna bellissima di cui poi si innamora.
RECENSIONE
Questo adattamento dell’omonimo racconto di Karen Blixen fu
girato in Spagna per la Tv francese nel 1966, ma presentato solo nel 1968 al
Festival di Berlino, orfano di altri episodi che avrebbero dovuto costituire un
lungometraggio ispirato ad alcuni racconti di Karen Blixen.
Secondo il Morandini la pellicola è “parabola sul cinema e
sulle sue menzogne, sugli ambigui rapporti tra l’arte e la realtà, sulla vanità
di ogni azione umana”.
Con questo breve film ( dura poco meno di un'ora) Welles realizza una favola
amara e poetica, considerata all’unanimità come uno dei più alti raggiungimenti
del regista.
giovedì 1 novembre 2012
Sorrentino alla conquista degli States e non solo..
This must be the place di Paolo Sorrentino,
uscirà negli States questo weekend, oltre un anno dopo l’uscita italiana e un
anno e mezzo in seguito a quella francese.
Basterà la presenza di Sean Penn come protagonista per conquistare il pubblico USA?
Difficile, difficilissimo, ma glielo auguro, perché This Must the place è un film riuscito, un’esperienza visiva e sonora affascinante e la trama ruffiana sembra fatta apposta per conquistare il pubblico statunitense.
E ne avrebbe bisogno, visto l’enorme budget (si parla di circa 30 milioni di euro) e gli incassi non proprio entusiasmanti in patria: 6 milioni.
Il divo ne aveva incassati 4,5 in Italia e 4 nel resto del mondo.
Ma come vanno gli altri film italiani al botteghino?
Male, malissimo.
Basterà la presenza di Sean Penn come protagonista per conquistare il pubblico USA?
Difficile, difficilissimo, ma glielo auguro, perché This Must the place è un film riuscito, un’esperienza visiva e sonora affascinante e la trama ruffiana sembra fatta apposta per conquistare il pubblico statunitense.
E ne avrebbe bisogno, visto l’enorme budget (si parla di circa 30 milioni di euro) e gli incassi non proprio entusiasmanti in patria: 6 milioni.
Il divo ne aveva incassati 4,5 in Italia e 4 nel resto del mondo.
Ma come vanno gli altri film italiani al botteghino?
Male, malissimo.
Bellocchio, reduce dall'entusiasmo della critica estera di Vincere, con Bella addormentata si è dovuto accontentare di un milione di euro nonostante l'attenzione mediatica suscitata per il caso Englaro.
Garrone, reduce dai 10 milioni di Gomorra, si dovrà accontare dei 2 di Reality.
Tutti i santi giorni di Virzì non raggiungerà nemmeno questa cifra, ovvero un terzo de La prima cosa bella.
Il comandante e la cicogna di Soldini a fatica supererà il milione, metà di Cosavogliodipiù e un quarto di Giorni e nuvole.
In attesa dei risultati del nuovo lavoro di Bertolucci, finora tutt’altro che esaltanti, si può constatare che il cinema italiano d’autore, già ampiamente snobbato dal pubblico, sta andando perfino peggio del solito e peggio del previsto, dimostrando che agli spettatori non importa nulla della bellezza di un film, né delle recensioni o dei premi vinti all’estero. Ma ancora peggio, non esiste una cultura degli autori che spinga il pubblico a seguire un film di un regista di cui ha apprezzato l’opera precedente. Non esistono più i film “di”, ma soltanto i film “su” e “con”.
E non mi si dica che il pubblico abbia voglia di leggerezza e per questo ignora il cinema impegnato, visto che sono stati ignorati anche i film di Virzì e Soldini che dai trailer hanno un tono tutt’altro che drammatico o serio.
E le assurde, folli scelte dei distributori non aiutano di certo il mercato.
Garrone, reduce dai 10 milioni di Gomorra, si dovrà accontare dei 2 di Reality.
Tutti i santi giorni di Virzì non raggiungerà nemmeno questa cifra, ovvero un terzo de La prima cosa bella.
Il comandante e la cicogna di Soldini a fatica supererà il milione, metà di Cosavogliodipiù e un quarto di Giorni e nuvole.
In attesa dei risultati del nuovo lavoro di Bertolucci, finora tutt’altro che esaltanti, si può constatare che il cinema italiano d’autore, già ampiamente snobbato dal pubblico, sta andando perfino peggio del solito e peggio del previsto, dimostrando che agli spettatori non importa nulla della bellezza di un film, né delle recensioni o dei premi vinti all’estero. Ma ancora peggio, non esiste una cultura degli autori che spinga il pubblico a seguire un film di un regista di cui ha apprezzato l’opera precedente. Non esistono più i film “di”, ma soltanto i film “su” e “con”.
E non mi si dica che il pubblico abbia voglia di leggerezza e per questo ignora il cinema impegnato, visto che sono stati ignorati anche i film di Virzì e Soldini che dai trailer hanno un tono tutt’altro che drammatico o serio.
E le assurde, folli scelte dei distributori non aiutano di certo il mercato.
martedì 30 ottobre 2012
Ci si diverte ancora con L'era glaciale
L’ERAGLACIALE 4 - CONTINENTI ALLA DERIVA
(Ice age 4 - Continental Drift)
di Steve Martino e Mike Thurmeier,
USA, 2012
Se ti piace guarda anche: L'era glaciale 1, 2 e 3.
TRAMA
La causa della deriva dei continenti? Naturalmente Scrat,
che nel tentativo di nascondere la sua ghianda ha nuovamente sconvolto
l’universo, portando tutti gli animali a migrare ancora una volta.
RECENSIONE
Giunti al quarto episodio, i creatori de L’era glaciale
mostrano qualche segno di stanchezza, anche se la formula rimane vincente,
convincendo grandi e adulti con l’ennesima avventura rocambolesca e divertente,
degli ormai mitici protagonisti: l’imbranato Syd, questa volta accompagnato
dall’irresistibile nonnina sciroccata (new entry riuscita), la tigre Diego che
incontra la tigressa Shira (poco interessante, scontata) e Mannie il mammuth
alle prese con una figlia adolescente, Pesca, alla quale piace il mammuth più
figo.
In fondo la trama non è che un pretesto per rivedere ancora
una volta i nostri quattro beniamini (come non includere infatti gli
indispensabili siparietti comici di Scrat), tant’è che tutte le new entry che
dal secondo episodio puntualmente appaiono risultano in fondo inutili.
La versione italiana è penalizzata dal doppiaggio
insopportabile di Filippo Timi che purtroppo sostituisce l’ottimo Leo Gullotta
di Mannie.
E a questo punto inizia la mia personale petizione per non
far più doppiare nulla a Filippo Timi: eccellente attore, pessimo doppiatore:
dopo aver rovinato il Bane di Tom Hardy ora penalizza notevolmente il mitico
Mannie.
VOTO: 6,5
domenica 28 ottobre 2012
Kafka e Welles: l’incontro di due geni
IL PROCESSO
(Le procès)
Francia, 1962
Con Anthony Perkins, Romy Schneider, Orson Welles, Jeanne
Moreau, Elsa Martinelli, Arnoldo Foà, Michael Lonsdale
Genere: Dramma

Se ti piace guarda anche: Tempi moderni, Fahrnenheit 451, Brazil
TRAMA
Per Joseph K. (Anthony Perkins) quella che sembra una mattina normale è l’inizio
di un incubo che lo porterà alla tragedia: degli emissari vengono infatti a
casa sua per annunciarli che dovrà rispondere in tribunale di un’accusa di cui
loro però non possono specificare la natura. Una avvocato (Orson Welles) cercherà di aiutarlo, invano..
RECENSIONE
Trasformare un capolavoro letterario in film non è mai
facile, ma un fuoriclasse come Orson Welles si è misurato con uno dei più
importanti romanzi del Novecento senza sfigurare.
Non siamo proprio di fronte a un capolavoro letterario, ma
l’adattamento trasmette tutto il disagio contenuto nelle pagine del romanzo e
poche immagini bastano a volte per incutere più malessere di decine di pagine. La posizione delle macchine da presa in questo senso aiuta
molto, così come gli allestimenti scenografici: il senso di oppressione e di alienazione sono garantiti. Qualche
perplessità deriva dalle interpretazioni, inferiori alle aspettative, compreso
il tormentato protagonista Anthony Perkins.
Accolto tiepidamente dai critici americani, il film fu
accolto meglio in Europa e rivalutato comunque solo successivamente.
Girato tra Cinecittà, Zagabria e il Museo d’Orsay quando era
una stazione ferroviaria in disuso. L’idea di usare l’ex stazione venne in
mente quando una sera chiacchierava ubriaco con Jeanne Moreau in una camera
d’albergo di fronte all’Orsay. La Moreau nel film interpreta la parte della
prostituta di cui è innamorato K.
REGISTA
Orson Welles (1915-1985)
Regista, sceneggiatore e protagonista del "film più bello della storia del cinema" secondo molti, ovvero Quarto Potere (1941), girato quando aveva solo 25 anni. Ostacolato e ostracizzato da Hollywood, girò la maggior parte dei film successivi in Europa, spesso faticando per trovare finanziatori per le proprie titaniche ambizioni.
ATTORI PRINCIPALI
Anthony Perkins (1932-1992)
Rimasto nella storia del cinema per aver interpretato il ruolo del killer in Psyco (1960) di Alfred Hitchcock.
Romy Schneider (1938-1982)
Raggiunta la popolarità negli anni '60 come Principessa Sissi, conobbe poi una fortunata carriera cinematografica che la portò a lavorare con grandi registi europei come Luchino Visconti, Joseph Losey e Claude Sautet.
Jeanne Moreau (1928)
Interprete di molti film rimasti nella storia del cinema, Jules e Jim su tutti, la Moreau fu diretta in quattro film da Orson Welles (vedi post precedente), anche se solo tre furono distribuiti: Il processo, Falstaff e Storia immortale.
Orson Welles, Jeanne Moreau e Anthony Perkins all'anteprima parigina.

Etichette:
Film girati a Parigi,
Jeanne Moreau,
Orson Welles
sabato 27 ottobre 2012
Orson Welles e Jeanne Moreau: una storia immortale
Quella tra Orson Welles e Jeanne Moreau è una storia
iniziata negli anni ’40 e destinata a far ancor parlare di sé. Tre sono i film
in cui i due hanno recitato insieme e tre quelli in cui Orson Welles ha diretto
Jeanne Moreau (sempre nella parte di una prostituta), oltre a uno tutt’ora
inedito che in un futuro non molto lontano potrebbe vedere la luce e illuminare
ancora una volta questa fantastica coppia cinematografica.
Lui la conobbe quando lei era ancora un’attrice teatrale,
mentre il loro primo film è del 1962 e si tratta di un titolo importante come
Il Processo, tratto dall’omonimo capolavoro di Kafka.
Due anni più tardi Welles
si misurò con un altro genio, Shakespeare, con l’ambiziosissima intenzione di
rileggere e riassumere in un’unica opere il Riccado II, Enrico IV, Enrico V e
Le allegre comari di Windsor.
Nel 1967 i due recitarono insieme ne Il marinaio di
Gibilterra di Tony Richardson, il film che pose fine al matrimonio tra il
regista e la moglie Vanessa Redgrave.

Nel 1968, infine, fu la volta di Storia Immortale, un
mediometraggio che li vede protagonisti e che dalla critica è stato ed è ancora
giudicato all’unanimità un capolavoro, nonché miglior film di Welles assieme a
Quarto Potere.
Per Welles però erano cominciati i problemi finanziari.
E come sappiamo, moltissimi suoi film sono rimasti incompiuti.
Per mancanza di fondi, egli girava i suoi film nel tempo libero dai suoi
lavori come attore, ragione per cui le riprese duravano anche per anni, come
nel caso di The deep (The dead reckoning), iniziato nel 1966 e interrotto la
prima volta nel 1969 e poi nel 1973.
Mancava solo una scena, quella di un’esplosione e occorreva doppiare in
inglese la parte di Jeanne Moreau. Ma uno dei protagonisti, Laurence Harvey morì
e il progetto rimase incompleto.
Nel 1989 Philip Noyce portò sul grande schermo lo stesso romanzo di Charles
Williams in Ore 10 calma piatta, il film che fece conoscere Nicole Kidman.
Ci fu poi The other side of the wind, film che Welles iniziò
a girare nel 1970 e che conobbe molte interruzioni dovute alla mancanza di un
budget e che purtroppo non vide mai la luce. Si trattava di un progetto
ambiziosissimo (come sempre) in cui Welles diceva la sua sul suo mondo e quello
del cinema, prendendo di mira produttori sleali e critici avvelenati.
Doveva essere un film molto personale in cui si affrontava
anche un tema finora esplorato da Welles, quello dell’omosessualità: infatti il
protagonista è un vecchio regista morente, eterosessuale, che si innamora dell’attore
protagonista del suo film.
Il film fu girato fra amici, per risparmiare sui costi: e
quando si hanno amici come John Huston e Jeanne Moreau...
Il ruolo della
feroce critica cinematografia era stato scritto per Jeanne Moreau, che però non
girò il film, secondo i maligni per il cattivo sangue che scorreva tra lei e la
giovane fidanzata di Orson Welles, Oja Kodar, che il regista faceva recitare al
fianco di grandi interpreti.
Eppure nel 2008
Anjelica Houston affermò che c’erano delle scene girate con suo padre e Jeanne
Moreau senza che i due attori si fossero incontrati: Welles aveva filmato la
Moreau a Parigi e Houston in America, montando il tutto come se il dialogo
avvenisse nello stesso luogo.
Forse quindi fu l’impossibilità della Moreau di lasciare la Francia uno dei motivi che spinsero Welles a farla sostituire prima dalla
moglie di Bogdanovich e poi da Susan Strasberg.
Il regista Peter Bogdanovich, uno dei protagonisti
del film, promise a Welles che se fosse successo qualcosa, avrebbe terminato
lui il film.
Quasi trent’anni dopo il regista dichiarò che avrebbe
ultimato il film per presentarlo al Festival di Cannes del 2010. Noi lo stiamo
ancora aspettando.
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Jeanne Moreau,
Orson Welles,
Pillole di storia cinematografica
giovedì 25 ottobre 2012
Non bisogna essere normali per diventare eroi
PARANORMAN
di Chris Butler e Sam Fell,
USA, 2012
Genere: Film d'animazione

Se ti piace guarda anche: Monster House, Coraline e la
porta magica, Nightmare before Christmas
TRAMA
Norman è un ragazzo che ha il dono di parlare con i morti:
deriso e umiliato da tutti per questo, si trasformerà nella salvezza della sua
cittadina quando alcuni zombi e una strega cattiva si risveglieranno dal loro
sonno che sembrava eterno…

RECENSIONE
A tre anni dallo straordinario Coraline e la porta magica La
Laika Entertainment torna con un nuovo cartoon in stop-motion, che rispetto al predecessore
è meno poetico e gotico e più infantile, nonostante la critica dica il
contrario. Coraline era intriso di vere atmosfere dark e lirismo, qui
sostituiti da tanto humour e dialoghi ridondanti pensati per un pubblico molto
giovane. Per un altro tipo di pubblico invece sono le diverse citazioni, dall’horror
all’italiana anni ’60 a quello giapponese. In ogni caso siamo più dalle parti
di Monster house che da Coraline.
VOTO: 7
martedì 23 ottobre 2012
Amour, quando il cinema è un atto di violenza
AMOUR
di Michael Haneke,
Francia/ Austria, 2012
con Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert


Se ti piace guarda anche: La pianista, Il nastro bianco
TRAMA
Due amabili e amorevoli
vecchietti conducono una vita serena e tranquilla, finché lei non viene colpita
da una malattia che le farà perdere progressivamente ogni possibilità di
muoversi e comunicare. Lui la assiste amorevolmente, molto meglio di quanto
faccia l’infermiera, assistendo impotente al deperimento fisico e mentale della
persona amata.
RECENSIONE
Haneke, dopo aver dipinto il male
nascosto in un villaggio rurale dell’Europa pre-fascista in Il Nastro bianco,
vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2009, torna ai giorni nostri per
raccontare il male che annienta il corpo e anche questa volta si aggiudica
l’ambitissimo premio.
Questa volta l’esplorazione del
male avviene tramite l’incursione nel mondo della vecchiaia e della malattia,
due universi che l’uomo moderno e di conseguenza il cinema cercano di fuggire, mostrandoci
ciò che nessuno vorrebbe vedere. Il regista resta dunque fedelissimo al suo
cinema, in cui si cerca sempre di porre lo spettatore in un condizioni di
disagio. Questa volta però tra spettatore e protagonista c’è un’empatia
particolare, in quanto entrambi assistono impotenti allo stesso straziante
spettacolo e così questa volta l'usuale sadico voyeurismo è giustificato con le cure del personaggio maschile e si arriva perfino a impacchettare il tutto con il titolo “Amour”, anche se forse
“Agonia”,“Malattia” o “Vecchiaia” erano molto più consoni, benché meno
allettanti.
A livello narrativo Amour si
limita a registrare una storia lineare senza nulla di coinvolgente e il tentativo
di inserire un elemento lirico nella prevedibile trama si rivela solamente
ridicolo (gli episodi col piccione non sono commentabili).
Ciò dispiace perché il film
inizia in modo superbo descrivendo questa coppia di ottuagenari deliziosi che
si prendono cura uno dell’altra in modo commovente. Purtroppo la protagonista
femminile muterà velocemente lasciando il film ai silenzi di Trintignant e ai
lamenti insostenibili della Riva, che offre anima e corpo con una generosità
quasi insopportabile ma meritevole di ogni riconoscimento.
Così non è stato:
si è preferito premiare l' inferiore (ma comunque ottima) interpretazione di Jean-Louis
Trintignant.
In ogni caso per ogni cinefilo è
emozionante vedere insieme queste due icone della Nouvelle vague, lui
protagonista di Piace a troppi (Et Dieu crea la femme, 1957) di Roger Vadim e
lei di Hiroshima mon amour, 1959, di Alain Resnais.
Ma per il resto, il film è una
lunghissima e insostenibile esibizione della sofferenza umana, crudele
spettacolo a cui tutti purtroppo siamo stati o saremo spettatori, anche senza
pagare un biglietto del cinema.
In conclusione, come la maggior parte di film di Haneke, lo
spettatore che entra nel cinema ha la consapevolezza di assistere a uno
spettacolo doloroso e insopportabile. Prendere o lasciare.
VOTO: 6-
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