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martedì 18 dicembre 2012

L'incanto strampalato del cinema di Wes Anderson

MOONRISE KINGDOM
di Wes Anderson,
USA, 2012
con Jared Gilman, Kara Hayward, Edward Norton, Bruce Willis, Bill Murray, Frances McDormand,  Harvey Keitel, Tilda Swinton, Jason Schwartzman.
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TRAMA
Uno scout e una ragazzina scompaiono: la famiglia di lei, gli scout e la polizia si mettono sulle loro tracce per scoprire che i due avevano progettato una fuga d'amore da molto tempo. 
RECENSIONE
Il film cattura lo sguardo dello spettatore fin dalle primissime meravigliose immagini, con il suo tripudio di colori anni '70 e i suoi carrelli. Poi è colpo di fulmine anche con i personaggi, tutti adorabilmente outsider: dai due piccoli protagonisti, un'imbronciata baby Lana del Rey e un orfanello nerd sapientello, il capo-scout imbranato, il marito stralunato e depresso, il polizietto un po' scemo..

Poi quando la fuga d'amore dei due viene interrotta si spegne pure l'incanto. Le avventure ricominciano, sempre più strampalate. Ma qualcosa si è incrinato. Si è persa la bussola, gli sceneggiatori (Anderson e Roman Coppola) inseriscono un po' di tutto per allungare il brodo: ruoli secondari che partono fulminanti ma finiscono stagnanti (perché non rendere divertenti i personaggi della Swinton e di Keitel?), gag non comiche che si susseguono, sempre più imprevedibili ma allo stesso tempo tutt'altro che sorprendenti. E alla fine si conclude tutto nel più scontato dei modi. E i due protagonisti non sono più così protagonisti.

In ogni caso, anche la sceneggiatura deragliante fa comunque parte della cifra stilisitca di Wes Anderson, autore che merita di essere applaudito per la capacità di immergerci in mondi eccentrici e colorati di opere formalmente perfette e di indubbio fascino, capaci di catturare lo sguardo ma anche il cuore dello spettatore.
VOTO: 8-

lunedì 17 dicembre 2012

Ci vuole del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti



YOUNG ADULT
di Jason Reitman,
USA, 2011
Genere: Commedia drammatica
con Charlize Theron, atton Oswalt, Patrick Wilson, Elizabeth Reaser
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TRAMA

Marvis ha 37 anni ma sembra ragionare ancora come una ragazzina del liceo, bella, egoista e capricciosa.E non a casa scrive letteratura per giovani adulti. Quando riceve una email con la foto del figlio del suo fidanzato del liceale nella testa gli appare un solo obiettivo: riconquistare l’ex e salvarlo dalla vita convenzionale che si è creato. Tornata nella sua cittadina sperduta, si impegna a mettere a segno il suo piano.
RECENSIONE 

"Ci vuole del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti" diceva Franco Battiato traducendo Jacques Brell..

Verso che calza a pennello alla protagonista del film, che incarna tanti ultratrentenni incapaci di entrare nella vita adulta, con tutte le responsabilità che comporta. Tra questa sicuramente la più importante è riconoscere i propri fallimenti e andare avanti.
Nella mente di Marvis, con un matrimonio fallito e una carriera sul baratro, la paternità del suo ex fidanzatino assume proporzioni gigantesche e la fa ritornare ai tempi in cui era la studentessa che tutti ammiravano per la bellezza, l’unica che l’avrebbe fatta lasciando quel “paesino che puzza di merda di pesce”..
Un personaggio molto interessante nella sua antipatia e cinismo, eppure il film non riesce mai a decollare.

Che è successo all'accoppiata formidabile di Juno, il regista Jason Reitman e la sceneggiatrice Diablo Cody?
Dove sono le fantastiche battute dell'indimenticata Ellen Page? Dove sono gli indimenticabili personaggi di quel film?
Accettando pure il fatto che gli autori abbiano voluto assecondare il grigiore della loro protagonista (a tal scopo tutto è raffreddato, compresi luci, colori e paesaggi), possibile che dalla penna di Diablo Cody non sia uscita nessun dialogo degno di nota?
Riflettendo, il talento di Diablo Cody era stato messo in discussione da Jennifer's Body, ma quello di Jason Reitman non aveva risentito affatto dell'assenza della Cody in Tra le nuvole, accolto con entusiasmo dalla critica e con calore dal pubblico.
Conclusioni? La professionalità di Reitman non è messa in discussione, in quanto il film è girato bene e gli attori sono diretti benissimo, qualche dubbio invece sorge sull'ex blogger e spogliarellista, con l'ipotesi che lo straordinario effetto ottenuto con Juno, in grado di far innamorare critica e pubblico, sia stato un episodio isolato.
Ed è un vero peccato vedere questo film ignorato dal pubblico (25milioni di incasso totali, contro i 160 di Tra le nuvole e i 200 di Juno), ma del resto gli spettatori che l'hanno visto non possono sentirsi pienamente soddisfatti: lento, ripetitivo, sostanzialmente incapace di coinvolgere e stupire, il film poggia tutto sulle spalle di Charlize Theron.
VOTO: 6,5

domenica 16 dicembre 2012

Il tempo che resta..

 IL TEMPO CHE RESTA
(LE TEMPS QUI RESTE)
di François Ozon, Francia, 2005
con Melvil Poupaud, Valeria Bruni Tedeschi, Jeanne Moreau
Genere: drammatico


TRAMA
Romain è un fotografo trentunne a cui viene diagnosticato un tumore maligno: gli restano solo 3 mesi di vita.

Nei restanti mesi che gli rimangono allontana da sé tutte le persone che ama, dal compagno alla sorella, non volendo rivelare a loro il suo male. Solo con la nonna riesce a confidarsi. Ed è proprio andando da lei che incontra una cameriera che gli propone di ingravidarla..
RECENSIONE

Secondo film di Ozon della trilogia del lutto, iniziata con Sotto la sabbia e terminata con Il rifugio, Il tempo che resta è un piccolo, brevissimo film, che tratta un dramma così grande con mano leggerissima, sfuggendo a scene madri o lacrime facile. Lo spettro della morte s’insinua violentemente nel protagonista, eppure la vita continua, naturalmente fino alla morte.

Come spesso ama fare, Ozon mette al centro del suo film un personaggio ambiguo (nei suoi film non ci sono mai i buoni e i cattivi) che compie sceltre controverse, destinate a far discutere. In questo caso, il protagonista rende erede universale il figlio che non vedrà mai, concepito quasi per caso con una sconosciuta e diseredando così i suoi familiari.

REGISTA
François Ozon è nato nel 1967 a Parigi e ha esordito come regista nel 1998 con Sitcom. Ha alternato film con grandi star a piccole produzioni indipendenti. Tra i suoi maggiori successi: 8 donne e un mistero (2001) e Potiche, la bella statuina (2010).
ATTORI

MELVIL POUPAUD

Nato nel 1973 a Parigi, è un musicista e attore che recita dall’età di 10 anni. Tra i suoi film ricordiamo: Un ragazzo, tre ragazze (1995), Pranzo di Natale (2005), Speed Racer (2008) e Il rifugio (2009).

VALERIA BRUNI TEDESCHI

Nata a Torino nel 1964, sorella di Carla Bruni, ha alternato l’attività di attirce tra Francia e Italia, vincendo in entrambi i paesi importanti riconoscimenti: due David di Donatello, uno per La seconda volta (1996) e uno per La parola amore esiste (1998) e un César per Le persone normali non hanno niente di eccezionale.

È stata diretta anche da Bellocchio, Bertolucci, Chabrol, Ridley Scott e Spielberg.
JEANNE MOREAU

(Per la sua biofilmografia clicca qui). E’ una delle ultime apparizioni di Jeanne Moreau in un film che ha ottenuto una certa visibilità. Negli ultimi anni infatti la grande attrice francese è apparsa per lo più in film da festival (si ricorda la collaborazione con Amos Gitai) difficilmente reperibili o in serie tv biografiche in costume prettamente commerciali.
 VOTO: 7-

venerdì 14 dicembre 2012

Mai avere grandi aspettative

GRANDI SPERANZE
(GREAT EXPECTATIONS)
di Mike Newell,
UK, 2012
con 
Jeremy Irvine, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Jason Flemyng, Holliday Grainger, Sally Hawkins
Genere: Drammatico
 
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TRAMA

Un bambino di nome Pip un giorno aiuta, sotto minaccia, un evaso e sfida le grinfie della perfida sorella maggiore che lo alleva da quando è rimasto orfano ed è sollevata dalla proposta di una ricca signora interessata ad averlo nella sua casa per non meglio precisati servizi. Per Pip sarà il modo di scoprire il bel mondo londinese e da quel giorno comincerà a coltivare il sogno di diventare un gentiluomo.

RECENSIONE

Ennesima trasposizione cinematografica di uno dei tanti classico senza tempo di Charles Dickens, la seconda a dire il vero in questo 2012 che ha visto celebrarsi il bicententenario della nascita dello scrittore e In una stagione magra per il cinema inglese quale miglior rimedio che ricorrere ai classici? Nulla di male se ciò serve a diffondere opere letterarie di grande valore e a riproporle magari un’ottica attualizzata, per sottolineare quanto uno scritto dell’Ottocento possa avere ancora oggi da dirci.


Le aspettative del giovane Pip sono quelle di diventare qualcuno, e qualcuno di diverso da quello che i familiari si aspettano da lui. Ma quando si hanno aspettative troppo grandi si può rimanere amaramente delusi dalla vita: quello di Dickens è un monito di grande valore ancora oggi, anzi oggi più che allora molto probabilmente. Ma il film non vuole essere troppo realista col suo protagonista e opta per un finale che anche se felice non è, lascia comunque aperte più possibilità, mentre il romanzo, nella sua chiusura ufficiale (ne circolavano due, ma in nessuna vi era l’happy ending) era più severo col ragazzo al centro del romanzo di formazione.

Quella di Mike Newell (Quattro matrimoni e un funerale, 1994, Donnie Brasco, 1997, Harry Potter e il calice di fuoco, 2005 ) e dello scrittore David Nicholls, qui sceneggiatore, non è una storia di formazione, ma un dramma in costume indeciso sulla strada da prendere, incapace di  diventare un affresco storico efficiente e troppo tentato dall’idea di trasformare tutto in una love story.

Ma l’intento di Dickens ne viene così tradito, siccome la sua intenzione era quello di rappresentare uno spaccato (critico) della società vittoriana, questa volta soprattutto quella benestante in cui i giovani si dileggiavano in frivoli club dai nomi improbabili (I Fringuelli del bosco) o ingannavano ricche pretendenti, come nel caso di Miss Havisham, la sposa cadavere interpretata giustamente da Helena Bonham Carter, sempre seducente ma danneggiata da regia e sceneggiatura maldestre che rendono più di una scena involontariamente ridicole.
Il film insomma è consigliato a chi vuole rispolverare o scoprire il classico Dickens per poi approfondire il tema in altri modi, siccome il film non lascia molte soddisfazioni.

VOTO: 6

mercoledì 12 dicembre 2012

Problemi con la curva?

DI NUOVO IN GIOCO
(TROUBLE WITH THE CURVE)
di Robert Lorenz,
USA, 2012
con Amy Adams, Clint Eastwood, Justin Timberlake, John Goodman
Genere: sportivo

Se ti piace guarda anche: Moneyball, Invictus, Gran Torino
TRAMA

Un anziano scout di baseball comincia a perdere colpi, tuttavia continua imperterrito il suo lavoro.
La figlia, con la quale non è in buoni rapporti, viene convinta da un amico del padre a stare attenta: la ragazza così decide di seguire il padre in North Carolina dove tenterà di ricucire il rapporto con lui.
RECENSIONE
Questo è l’anno delle promesse infrante: prima Woody Allen, poi Clint Eastwood: entrambi avevano annunciato che non avrebbero più recitato e invece..
Eastwood ritorna a recitare a 4 anni da Gran Torino per l’esordio alla regia di Robert Lorenz, suo storico produttore e assistente regista. E di Gran Torino l’ottantaduenne sembra riprendere lo scontroso personaggio e riproporne una copia sbiadita.
Non potevo non mettere la locandina parodica appena pubblicata da un sito americano perché questo è un film che si presta moltissimo ad essere deriso, anche se il duo di protagonisti riescono a farsi perdonare la banalità della trama e l'ordinarietà della regia.
Come film sul baseball visto dal punto di vista degli scout, era di certo meglio Moneyball, tra l’altro uscito non molto tempo fa. E il sub plot del rapporto tra padre e figlia è quando di più prevedibile, buonista e banale possa esserci, anche se Amy Adams riesce sempre a salvare qualsiasi personaggio. Peccato che questa volta se se la debba vedere anche con la più scontata delle love story al fianco di un non attore come Justin Timberlake (che comunque se la cava sempre). A salvare il film gli ultimi 15 minuti, grazie sempre al personaggio della Adams: comunque un po' poco in un film di quasi due ore. 
Quindi se da una parte fa piacere rivedere il vecchio Clint davanti alla macchina da presa resta comunque sconfortante vederlo in tale soporifero mix di banalità hollywoodiane assortite, ma che ci tocca fare? Potrebbe comunque restare la sua ultima prova d'attore, quindi tanto vale metabolizzarla.

Per una volta la traduzione italiana è migliore della versione originale.
VOTO: 6

lunedì 10 dicembre 2012

Ogni uomo uccide ciò che ama


QUERELLE DE BREST
 (QUERELLE)
di Rainer Werne Fassbinder
Francia, Germania, 1984 
con Brad Davis, Franco Nero, Jeanne Moreau
Genere: Drammatico sadomaso

 Each man kills the thing he loves, 
by each let this be heard. Some do it with abitter look, some with a flattering word. 
The coward does it with a kiss, the brave man with a sword. 
Some kill their love when they are young, some when they are old.

Some strangle with the hands of lust, some with the hands of gold. 
The kindest use a knife because, the dead so soon grow cold.
 Some lovetoo little, some too long, some buy and other sell.
 Some do the deed with so
many tears, and some without a sigh. For each man kills the thing he loves, yet
each man does not die.



TRAMA
Querelle è un marinaio omosessuale che approda nella cittadina di Brest, dove fa sesso un po' con chiunque.
RECENSIONE
Interamente ricostruito in studio con scenografie, colori e luci volutamente irreali, con una predominanza di colori caldi e un gusto plastico per le inquadrature, il film racconta le torbide vicende di un porto abitato da personaggi scabrosi.
Querelle de Brest è tratto dall'omonimo romanzo di Jean Genet, scrittore omosessuale amico di Jeanne Moreau, la quale recentemente ha pubblicato un disco di letture rock di suoi poemi.
Querelle è però anche il testamento di uno dei principali esponenti del Nuovo Cinema Tedesco affermatosi alla fine degli anni '70: tra l'altro quando nel 1982 il film gareggiò al Festival di Venezia, il primo premio fu vinto da un altro regista tedesco, Wim Wenders (che avrebbe diretto Jeanne Moreau dieci anni dopo in Fino alla fine del mondo).
Film maledetto non solo per i toni scabrosi dell'opera: il regista dedicò la pellicola a un suo ex amante, criminale, che si impiccò in cella e quando il film fu presentato a Venezia, Fassbinder era già morto: morì infatti di overdose poco tempo la fine delle riprese, a 37 anni. 

L'unica cosa che mi è rimasta impressa del film è la meravigliosa, immensa, struggente canzone cantata da Jeanne Moreau, Each man kills the things he love, con testo di Oscar Wilde.

domenica 9 dicembre 2012

Prepariamoci al 21 dicembre: ecco il film consigliato dai Maya



TAKE SHELTER
di Jeff Nichols
USA, 2011
con Michale Shannon, Jessica Chastain
 Genere: apocalittico
 
Se ti piace guarda anche: Melancholia, Donnie Darko, 2012, E venne il giorno
TRAMA
Un uomo comincia ad avere degli apocalittici incubi notturni che lo spingono a modificare il proprio modo di vivere e a convincersi che un terribile tornado si sta abbattendo sulla terra.
La moglie, nonostante tutto, cerca di credergli.

RECENSIONE
Una vita tranquilla, tranquillissima, improvvisamente turbata da inspiegabili incubi notturni: lo spettatore si fa presto coinvolgere da questo protagonista silenzioso e ordinario dal subconscio incontrollabile. Gli incubi spettacolari e pieni di tensione si alternano a scene di vita quotidiane ordinarie scritte, interpretate e girate benissimo.
Passato nel 2011 per il Sundance e poi per Cannes, dove ha vinto tre premi tra cui il Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica, in Italia è arrivato in sordina solo nell’estate 2012.
Visto che il 21 dicembre 2012 è alle porte è meglio prepararsi guardando questo film che riesce ad essere apocalittico sfuggendo ai canoni di cinema catastrofico e fantascientifico.
Una sfida e un traguardo eccezionale ottenuto dal giovanissimo Jeff Nichols, contestato presidente della giuria dell’ultimo famigerato festival del cinema di Roma.
Grandi interpretazioni del protagonista Michael Shannon (candidato all’Oscar per Revolutionary Road) e di Jessica Chastain, sempre perfetta nel ruolo “mogliettina americana” (The tree of life, The Help) e sceneggiatura precisa e senza sbavature ne sono i punti di forza, ma pure l’ottima fotografia e le bellissime musiche permettono a questo piccolo grande film di raggiungere vette di ottimo cinema.
Guardatelo prima che sia troppo tardi.
VOTO: 8,5

venerdì 7 dicembre 2012

La recensione del film che potreste non vedere mai


Quella di oggi è una vera chicca, siccome l'uscita del film è prevista per l'inizio del 2013 negli USA e chissà quando in Italia. Tra la profezia Maya e quella del meteorite, è probabile che questo film non lo vedrete mai, quindi godetevi la recensione.
THE ICEMAN
di Ariel Vromen,
USA, 2012 
con Michael Shannon, Winona Ryder, Ray Liotta, Chris Evans, David Schwimmer, James Franco, Stephen Dorff 
 

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DATA DI USCITA ITALIANA: 2013
TRAMA
Biopic di un padre e marito amorevole che di lavoro fa il sicario, senza che i familiari si accorgano di nulla ovviamente.
RECENSIONE
Tratto dalla vera storia di questo sicario di nome Kuklinksi che a volte congelava le proprie vite, The Iceman vanta un cast variegato e curioso, ricco di molti volti noti rilegati in quelle che suonano come amichevoli partecipazioni: a parte il bravissimo protagonista Michael Shannon, affiancato da Winona Ryder nei panni dell’amorevole moglie e Ray Liotta perfido boss, troviamo Chris Evans nei panni del sicario che gli insegna a congelare le vittime, l’ex Ross di Friends David Schwimmer e poi, in quelli che sono dei camei, James Franco e Stephen Dorff.
Tutti bravissimi, ma merita una riflessione la presenza di Winona Ryder, inadatta non per colpa sua. La sua prova è infatti eccellente, capace di donare mille sfumature al personaggio piatto e insignificante della moglie che non si accorge di essere sposata a un killer. L’attrice è però davvero troppo bella per il ruolo. Assente da troppo tempo dagli schermi, l’attrice lanciata da Burton e Scorsese a 40 anni si rivela di una bellezza mozzafiato che difficilmente si riesce a credere come moglie del personaggio di Michael Shannon, sempre felicemente accasato con belle donne (vedi Take Shelter).
 
Per quanto riguarda il film: la tensione c’è, ritmo e violenza gratuita pure. Bella e glaciale la fotografia e l’ambientazione del freddo Michigan. E anche la professionalità del quasi debuttante Ariel Vromen è visibile, anche se il film si presenta privo di guizzi d'originalità. La domanda che sorge è quindi: perché narrare una storia simile in modo così convenzionale e soprattutto, tout court, perché raccontare una storia simile?
Ogni qualvolta si porta sullo schermo una biografia si vuole dare spazio e importanza al personaggio in questione, con la conseguenza che quando al centro di un’opera vi è un criminale, si rischia l’effetto apologetico, sempre di cattivo gusto. Qui gli autori volevano tentare di spiegare come un marito e padre esemplare, amato e amorevole, per lavoro uccideva senza pietà decine e decine di persone. Spiegare significa difendere, e non c’è nulla di comprensibile, difendibile, romanzesco o poetico in questa storia.
VOTO: 6+