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martedì 7 giugno 2011

Like a prayer

In poche parole: Un’interminabile preghiera raccontata con immagini straordinarie

THE TREE OF LIFE
di Terrence Malick,
USA, 2011


ora al cinema

Se ti piace guarda anche: 2001: a Space Odissey, Dogville

TRAMA


Una donna (Jessica Chastain) perde il figlio diciannovenne e prega Dio, interrogandosi sul senso della vita. Segue un documentario sulle meraviglie della nature che ci riporta fino ai tempi dei dinosauri, poi torniamo nell’America ‘50s quando i tre figli della donna sono ancora piccoli. Il maggiore di loro (Hunter McCracken), in conflitto con un padre autoritario (Brad Pitt, al posto di Heath Ledger), sfoga nelle preghiere tutta la sua frustrazione, finché da grande (Sean Penn) si ricongiunge con i suoi cari in un aldilà che ha le sembianze di una spiaggia appunto paradisiaca.

RECENSIONE

Quello che ha fatto Malick non è un film, ma un’opera concettuale, filosofica e artistica spiazzante che come tale non sarà apprezzata dalla maggior parte degli spettatori che andranno al cinema per vedersi il nuovo film “di” Brad Pitt e Sean Penn, il quale, per la cronaca, ha un cameo e pronuncia una sola battuta. Non è forse un capolavoro del cinema, ma è un capolavoro artistico in senso lato.

Malick si serve di cinque addetti al montaggio e degli effetti speciali di Douglas Trumbull, lo stesso che lavorò a 2001 Odissea nello spazio: e a Kubrick questo film deve moltissimo. L’assoluta libertà, la lentezza delle scene, la ricerca di una perfezione artistica, le immagini cosmiche ma anche le ellissi temporali. E Malick riesce perfino a strappare all’opera di Kubrick il primato che deteneva da decenni, ovvero quello di maggior ellissi della storia del cinema. Malick va ben oltre i tempi dei primati, accarezzando uno spazio temporale molto più vasto ed eliminando qualsiasi linearità temporale: si parte dagli anni ’50, si arriva ai giorni nostri, si torna ai tempi dei dinosauri e si torna agli anni ’50. Le scimmie di Kubrick sono state sostituite dai dinosauri e la breve scena di cui questi sono protagonisti riassume l’intera pellicola, il cui senso è anticipato nelle prime parole sussurrate dalla madre:
“Esistono due vie, quella della Natura e quella della Grazia”.

Il dinosauro carnivoro cerca di dare quello che definiamo un colpo di grazia, ma che in realtà è istinto naturale. Poi, preso da pietà, o misericordia, o grazia ( mercy) lo lascia vivere.

Così la madre di famiglia, l’angelicata perfetta casalinga disperata anni ’50, che sembra però uscita direttamente da un quadro preraffaellita, è l’incarnazione di questa misericordia (preferisco questo termine a quello scelto dagli adattatori, grazia, in quanto meglio si addice a una pellicola prettamente religiosa).

La figura del padre, classico maschilista e padre severo e punitore, rappresenta quella Natura violenta dal quale il figlio maggiore vuole fuggire, tanto da pregare Dio che suo padre muoia.

Il film quindi unisce le preghiere di una madre e quelle di un figlio, evitando dialoghi e scene vere e proprie ( a parte un paio). La frase iniziale presa dal libro di Giobbe anticipa il dolore della donna, in quanto Giobbe rappresenta la punizione divina dei giusti.
Le lunghe sequenze documentaristiche riportano fra i numerosissimo collaboratori l’artista Scott Nyerges a sua volta ispirato a Jordan Belson e il film è scandito da brani di musica classica (Smetana, Brahms) composti dall’onnipresente Alexandre Desplat (Il discorso del Re, New Moon, Il curioso caso di Benjamin Button).

Malick ha creato qualcosa di straordinario dal punto di vista visivo, trasportandoci in un universo che ci fa davvero girare la testa con continui stacchi, riprese dall’alto, dal basso, circolari, e ogni virtuosismo possibile, con inquadrature che spesso durano pochissimi secondi e immagini di una bellezza sensazionale che riporta sullo schermo la meraviglia della natura (in tutte le sue forme).

Ma se la tecnica è sopraffina e Malick gestisce il suo team in modo straordinario (compresi gli attori, tra cui spiccano le memorabili prove dei due bambini esordienti che stracciano la professionalità di Brad Pitt, anche se a rimanere nella storia sarà la prova della semisconosciuta Jessica Chastain), a mancare è un contenuto che riesca davvero a coinvolgere ed emozionare lo spettatore, tant’è che alla fine questa enorme maestria solleva i sospetti di vuoto e pretenzioso virtuosismo.
 In un infinito inseguirsi di allegorie, simbolismi e immagini meravigliose rimane una cornice straordinaria che ognuno può riempire come vuole, con tutte le conseguenze del caso. Ma in fondo qeusto film è una serie di preghiere, formule che ognuno riempie come vuole, dunque lo spettatore riempirà come vuole questo straordinario involucro.
VOTO: 7,5

lunedì 6 giugno 2011

La star di giugno: Natalie Portman

Concluso il mese dedicato a Gina Lollobrigida della quale a quanto pare a nessuno frega nulla, ne inizia uno dedicato a un’attrice molto più giovane: Natalie Portman, scelta come personaggio del mese visto che il neo Premio Oscar fra poco raggiungerà il traguardo dei 30 anni e darà alla luce il primo figlio.

Inoltre l’attrice è diventata testimonial del Referendum del 12 e 13 giugno.

Seguite dunque il suo esempio: tirate fuori il Cigno Nero che è in voi e andate a votare, almeno per raggiungere il quorum e far sì che i 400 milioni di euro (così dicono alcune stime...) spesi per questo referendum non siano stati inutili.. Avete capito bene, 400 milioni di euro, mentre Black Swan, come la stessa Natalie conferma, è costato meno di 15 milioni.

domenica 5 giugno 2011

Che far quando ti ritrovi una voce come quella di Antony Hagerty?

JAMES BLAKE,
james blake,
UK 2011 
Provenienza: UK
Genere: dupstep, soul, elettronica
Categoria: Ho una voce troppo bella quindi la rovino col vocoder
Stile :Antony col vocoder
Classe 1989, inglese, James Blake, proprio come The Vaccines, è stato lanciato prima dalla BBC e poi dalla stampa inglese come una delle maggiori sorprese del 2011 e in effetti anche in questo caso non si è sbagliata visto che l’album è stato lodato dalla critica internazionale tanto da catapultarlo in uno dei finora meglio recensiti album di questo anno.

Il successo di critica non si è trasformato in quello commerciale, anche qualche soddisfazione l’ha avuta in Nord Europa e in patria, dove è arrivato alla posizione numero 9. In Italia, nonostante il disco campeggi da mesi in bella vista negli scaffali è arrivato a una risibile posizione 81, che tradotto in cifre saranno una decina di copie.

Che dire di quello che è stato definito un “Angelo elettronico” paragonato a Antony Hegarty?

La voce indubbiamente assomiglia davvero tanto a quella del leader di Antony and The Johnsons, peccato che sia sempre deturpata dal vocoder e non c’è nulla della malinconia poesia di Antony: qui la noia regna sovrana in 11 tracce spesso indistinguibili fra loro.


Naturalmente non mancano eccezioni, come le magnifiche Why don’t you call me, Give my Month e Limit to your love, in cui compare la sua bellissima voce senza storpiature elettroniche. È anche vero, però, che in queste la somiglianza con Antony and The Johnsons si fa lampante. Limit to your love, la migliore, è stata scelta come singolo di lancio e accompagnato da un video bellissimo. Ma l’attenzione per i video è evidente anche per il terzo singolo promozionale, Lindisfarne, appena uscito: straniante e inquietante, assolutamente imperdibile.

Nella speranza che nel prossimo album non copra la sua magnifica voce con brutture elettroniche e componga delle basi più eterogenee, godiamoci almeno i video:


GIUDIZIO:


giovedì 2 giugno 2011

Il film che ispirò Mamma Mia!

BUONASERA, MRS CAMPBELL
di Melvin Frank,
USA, 1968
TRAMA
Una donna (Lollo) ha una bellissima figlia (Janet Margolin) concepita nell'arco di una settimana in cui andò a letto con tre uomini diversi, quindi non sa quale sia il padre. Ovviamente la figlia è ignara di tutto ciò. Ma i tre "padri" arrivano in città e complicano il tutto. Non vi ricorda nulla? E' il canovaccio di Mamma Mia!, in fondo, già portato a teatro negli anni '70 con il fallimentare Carmelina e solo più tardi nella versione che tutti noi conosciamo.

In realtà poi qui la storia è molto differente e la figura della madre single è allo stesso tempo più dignitosa, drammatica e più furba. I tre uomini con cui ha dormito sono tre soldati americani che hanno liberato il suo paesino nel '45. Rimasta incinta, si inventa una nuova identità: dice di aver sposato un tenente americano, tale Mr Campbell (l'hanno ispirata le lattine di fagioli) che pochi giorni dopo averla sposata è caduto. In tal modo ha una grande storia da raccontare in giro e alla figlia.
Mentre ai tre possibili padri, dice a ognuno di loro che è incinta, in modo tale che per 20 anni le mandano mensilmente un assegno, ovviamente uno all'insaputa dell'altra. Così la Signora Campbell è diventata una ricca e rispettata signora, con tanto di di villa, poderi, domestica (Naomi Stevens) e mentre la figlia è in un rinomato collego svizzero se la spassa con un suo impiegato (Philippe Le Roy).
Il problema è quando i tre ex soldati ritornano per celebrare la Liberazione del paesino. La moglie di uno di loro (Shelley Winters), impicciona, quando conosce Mrs Campbell, chiede che venga omaggiata pubblicata per la sua storia. E' lei anche che poco dopo scopre che il marito ha versato mensimelmente una lauta somma alla donna appena omaggiata..Equivoco dopo equivoco, si arriva all'happy ending, in cui Mrs Campbell, con un po' di sfrontatezza, l'ha vinta.

RECENSIONE
Una classica commedia degli equivoci, che potrebbe essere tranquillamente rappresentata a teatro rispettando le tre unità classiche. Ben servita da un cast importante e piacevolmente musicata (nomination ai Golden Globes per brano e colonna sonora).

INTORNO AL FILM
Perfio il temutissimo Roger Ebert la recensisce più che positivamente definendola

"a charming reminder of what movie comedies used to be like . . . It depends on the traditional strong points of movie comedy: well-defined situation, good dialog, emphasis on characters . . . director Melvin Frank holds the story together and makes it work. A lot of the credit goes to the real comic ability of Telly Savalas and Shelley Winters, who plays Phil Silvers' wife. Miss Lollobrigida is good, too, projecting the kind of innocence that is necessary if the situation isn't going to seem vulgar".

Il film fu un grande successo negli USA e la Lollo venne nominata al Golden Globe come miglior attrice protagonista in commedia/musical. In Italia il film ebbe un buon successo e la Lollo vinse il David di Donatello.

Insomma, mentre in Italia la Lollo recitava in pellicole di genere come La morte ha fatto l'uovo, negli USA era una diva mainstream. Eppure nonostante l'enorme successo, questo film fu l'ultimo bagliore di gloria per la nostra diva, che dopo un'ondata di grande popolarità si vide di nuovo  le porte di Hollywood chiuse in faccia e questa definitavamente. Stessa sorte le spettò in Italia dopo aver vinto il David.

  
REGISTA
(1913-1988) Regista, sceneggiatore e produttore che dopo Strani compagni di letto (1965), dà alla Lollo un'altra, l'ultima parte da protagonista della sua carriera.

ATTORI

GINA LOLLOBRIGIDA
Il suo ultimo ruolo da protagonista, l'ultimo suo film hollywoodiano, insomma il capolinea. Eppure fu un enorme successo.
PHILIPPE LE ROY
 Attore francese (1930) attivo e conosciuto soprattutto in Italia, ha interpretato per lo più film commerciali ed è diventato noto per il televisivo Sandokan. Tra i suoi film La Mandragola di Lattuada e La terza madre di Dario Argento.
JANET MARGOLIN
(1943-1993). Per Woody Allen recitò in Prendi i soldi e scappa (1969) e Io e Annie (1977) in cui interpreta sua moglie.
SHELLEY WINTERS
(1920-2006)
Intrepretò un centinaio di film tra cui Il grande Gatsby (1949), Un posto al sole (1952) di George Stevens, Lolita (1962) di Kubrick,  Ritratto di signora (1997) di Jane Campion. Ha girato anche qualche film in Italia (Gran Bollito, 1977 di Bolognini) e ha avuto l'unica figlia dal marito Vittorio Gassman.
TELLY SAVALAS
(1922-1994) Rimasto famoso come Ispettore Kojak.

mercoledì 1 giugno 2011

La verità è che la gente non conosce il pollo

Non bastano dei polli a tre zampe per salvare la carriera della Lollo
LA MORTE HA FATTO L'UOVO
DI GIULIANO QUESTI
Italia, 1968

Jean-Louis Trintignant (a fianco) e Gina Lollobrigida (sotto) mentre si rendono conto in che razza di film si sono cacciati.


TRAMA
Un uomo (Jean-Louis Trintignat) e una donna (Gina Lollobrigida) possiedono un grande allevamento di polli e vivono con una giovanissima nipote (Ewa Aullin) che li aiuta nella gestione dell’azienda. L’uomo però nasconde alla moglie molti segreti: ha una relazione con la nipote e una perversa mania sessuale..
Un giorno, a seguito di qualche esperimento chimico, nel suo allevamento appaiono (non si sa bene da dove) polli senza testa e con tre zampe, perfetti prodotti di sola carne e niente cervello insomma.
La moglie vuole sfruttare il grande esperimento genetico, mentre il marito è restio e farà la fine del pollo. Anche per lei non c’è un grande finale e nemmeno per la nipote a dire il vero.

INTORNO AL FILM
Come questo film sia diventò un piccolo oggetto di culto e abbia un seguito di sostenitori che lo definiscono un interessante esperimento pop- surreale è un mistero.

Ancora più incomprensibile è come due attori del calibro di Trintignant ma soprattutto della diva Lollo siano rimasti coinvolti in questo progetto.
Il Morandini recita: "Essere riusciti a coinvolgere l'ignara Lollo in questo flm di cultura pop-sessantottina è stata una bella impresa anche se non giovò al botteghino".
Siamo infatti in un limbo a metà tra il film di serie B e quello indipendente, due territori con cui la Lollo non c’entra assolutamente nulla e si vede.
Pronuncia dialoghi piuttosto ridicoli e pretenziosi e si spoglia con generosità, fin troppa come attestano alcuni impietose inquadrature. Ma la ragione è questa: archiviato il successo internazionale con Strange bedfellows nel '65, con l'avvicinarsi della soglia dei 40 anni la Lollo si è vista le porte di Hollywood chiuse in faccia e dall'Italia le arrivano solo piccole parti in commedie corali (Io, io, gli altri, Le bammbole, Le piacevoli notti). Quando un giovane e ammirato regista alla sua seconda prova le offre un ruolo da coprotagonista, probabilmente si è lasciata convincere. E Questi l'ha convinta pure a spogliarsi più del solito, ottenendo però il risultato di sottilinere i segni del tempo che passano..

Un disperato tentativo di essere ancora sexy per la Lollo, ma forse anche il tentativo di affrancarsi dai soliti ruoli e di osare una nuova carriera.
Non avvenne nulla di tutto ciò: il film fallì miseramente e nella locandina preferirono mettere Ewa Aulin, che ha una piccola parte ed era completamente sconosciuta...
Insomma un affronto incredibile per la Diva ..
Nonostante i primi cedimenti fisici, la Lollo over 40 batte in fascino l’attricetta 17 enne Ewa Aulin, qui nei panni loliteschi di sua nipote. I sostenitori della pellicola hanno comunque apprezzato la diva in un ruolo insolito.

RECENSIONE
A questo film eccentrico che fa l’occhiolino a troppi generi (il giallo, l’horror, l’erotico, il surreale, l’underground) manca una direzione unica che dia compattezza e credibilità al tutto e ha una sceneggiatura che  fa acqua un po' da tutte le parti.
Si può apprezzare la libertà che si prese il regista e i temi affrontati, così come non si può rimanere indifferenti di fronte all'assordante musica di Bruno Maderna, davvero insopportabile e atroce.
Facile è ritrovarvi momenti squisitamente trash, che gli ultimi fotogrammi riportati dovrebbero illustrare in modo assai eloquente. (La Lollo che guarda minacciosa un pollo che ha tra le mani è imperdibile).

Film.tv lo definisce

Titolo di culto del thriller italiano, reso claudicante da una sceneggiatura cerebrale ma forte di una messa in scena squisitamente kitsch. Grandissima la Lollo in una parte assolutamente improbabile, ma la presenza che si ricorda di più è quella di Ewa Aulin".

(Leggendo poi i commenti degli spettatori sono però tutti d'accordo nel preferire la Lollo).

Il critico Antonio Bruschini lo definisce:
«un thriller sperimentale che stilisticamente oscilla tra Godard e la cultura pop, con costruzioni narrative che sembrano anticipare il cinema di David Lynch».

Il mio commento è: solo perché un film è sconclusionato non significa che assomigli Lynch..
Battuta cult:
La verità è che la gente non conosce il pollo. Bisogna abbattere questo muro d’ignoranza. (pronunciata da un importante imprenditore).
REGISTA
Giulio Questi  è nato nel 1924 a Bergamo. Giornalista e scrittore, si avvicinò al cinema negli '40 come documentarista. Diventa poi attore per Fellini che gli assegna il ruolo del principe Guido ne La Dolce Vita. In seguito diventa assistente del grande maestro. Nel '67 esordisce con Se sei vivo spara, violento western che suscitò clamore e incassò piuttosto bene. Dopo il fiasco del suo secondo film si ritirò dal cinema per dedicarsi solo alla Tv.
ATTORI
EWA AULIN
Nata nel '50, era a fare le vacanze con la famiglia quando Lattuada nel '67. Proseguì per tutti gli anni '60 e inizi '70 una carriera nei film di genere. 
JEAN-LOUIS TRINTIGNANT
Credo che non ci sia da dire nulla poiché tutti lo conosciamo bene.

JEAN SOBIESKI
Attore sfortunato e poi artista, è padre dell'attrice Leelee Sobieski, interprete di diversi film hollywoodiani.

martedì 31 maggio 2011

L'attrice migliore del mondo

Il film rifiutato da Marilyn che consacrò Gina "miglior attrice del mondo" con uno speciale Golden Globe.

COME SEPTEMBER,
VIENI A SETTEMBRE
di Robert Mulligan,
USA, 1961


TRAMA


Un ricco e aitante americano (Rock Hudson) ogni anno, a settembre, si ferma per un po' nella sua villa in Toscana, dove ritrova sempre anche la sua innamorata italiana (Gina Lollobrigida). Quando decide di tornare prima, in estate, si ritrova due spiacevoli sorprese: la sua villa è stata trasformata in un albergo dal guardiano perché è un peccato tenerla chiusa per 11 mesi, e la sua amante è a un passo dal matrimonio. Appresa la notizia dell’inaspettato arrivo dell’amante americano, la promessa sposa, non ci pensa nemmeno un attimo a lasciare marito e parenti per volare dall’amante.

RECENSIONE

Su queste debolissime premesse si basa una fiacca commedia sentimentale patinata di stampo hollywoodiano con humour e romanticismo superati e oggi faticosamente digeribili, ma perfetti per quei tempi in cui il pubblico non si attendeva altro dall'inedita accoppiata Lollo-Hudson, che avrebbe avuto un seguito in Strani compagni di letto (Strange Bedfellows).
Una stupenda Gina Lollobrigida lancia sguardi incantatori, sfoggia magici sorrisi, magnifiche vestaglie ed elegantissimi vestiti, mentre Rock Hudson fa uso del suo solito charme rassicurante: nulla di più. Questi due protagonisti sono tanto belli quanto privi di spessore e interesse sono i personaggi che interpretano.

A questo si aggiungono bellissimi interni, bei paesaggi, musica piacevole: insomma una visione piacevole per la vista, meno per la mente e l’udito. (Fa sorridere il pessimo italiano esibito grazie al cielo poche volte dagli attori, tutti americani o inglesi, ad eccezione della protagonista che invece recita in un discreto inglese).

ACCOGLIENZA
Fu un grande successo di cassetta  Poi c'era l'altra coppia, emergente: Sandra Dee e Bob Darin, freschi chiacchierati sposi.

Del tutto incomprensibile la scelta dell'Henriette Award vinto dalla Diva Lollo per una delle sue più trascurabili interpretazioni (non per colpa sua ma il personaggio bidimensionale), se non per premiarne il grande successo commerciale e consacrare il suo statuto di diva internazionale. L'Henriette Award  fino al 1980 veniva a  assegnato al migliore attore e alla migliore attrice del mondo dalla Hollywood Foreign Press Association, premio vinto l’anno prima da Doris Day e quello dopo da Marilyn.

Nello stesso anno, Sophia Loren vinceva un mese più tardi l'Oscar: insomma era una vera e propria guerra internazionale tra le due e l'Italia aveva le due attrice migliori del mondo, almeno a detta dei Golden Globes e degli Academy..

REGISTA
Robert Mulligan (1925-2008) regista di un classico come Il buio oltre la siepe (1962 ), negli ultimi anni diresse film leggeri come la divertente commedia C’è un fantasma tra noi due (1982) con l'adorabile Sally Field e il commovente Il grande cuore di Clara con Whhopy Goldberg.
ATTORI

ROCK HUDSON

Ricevete una nomination all'Oscar  nel '56 per l'indimenticabile Il gigante di Elia Kazan, poi divenne il re delle commedie USA negli anni '60, spesso a fianco di Doris Day.
Oggi però è per lo più ricordato per essere stato il primo personaggio famoso a dichiarare di essere sieropositivo. A lui si deve il termine "coming-out", oggi abusato, quando rispose con una battuta all'ennesima domanda sulla sua sessualità.

SANDRA DEE
(1942-2005) Principessa delle teen-comedies anni '60. Ha recitato in titoli come Specchio della vita, Scandalo al sole.



lunedì 30 maggio 2011

La legge non è uguale per tutti

LA LOI/LA LEGGE
di Jules Dassin
Francia/Italia, 1958
Genere: noir
Nel 2008, per celebrare il 50° anniversario della sua uscita, negli Usa è stata proiettato in alcuni cinema col titolo The Law la versione restaurata del film che nel '60 fu distribuito ome Where the Hot winds Blows. Fu un discreto successo internazionale (aiutato anche da locandine audaci che annunciavano un'esplosione di eccitamento maschile e femminile mai visto prima al cinema), non di certo il film più memorabile della Lollo o di Mastroianni, eppure anche questo film minore oggi è stato  riscoperto e proiettato di nuovo per un pubblico diverso. Da noi è già molto che abbiano riportato nelle sale (solo una manciata però) La Dolce vita a 60 anni dalla sua uscita.
immagini cult:

TRAMA
In un villaggio della Corsica (in realtà Carpino, in Puglia) è in uso un gioco, chiamato il gioco della legge: davanti ad un boccale, si sceglie un capo, il quale, finché il vino non è consumato, ha il diritto di dire agli altri le più scottanti verità o malignità sul loro conto. Chi è preso di mira non ha il diritto di protestare. Analogamente in paese vige, al di sopra dell'autorità costituita, una legge cui tutti si sottomettono senza potervi sfuggire. A dettare legge è Don Cesare(Pierre Brasseur), che vive in un ampia casa circondato da  uno sciame di donne. E' tra queste Marietta (Lollobrigida), figlia e nipote di servitori di Don Cesare  E' una ragazza giovanissima, energica, sensuale, prepotente, che s'innamora di un giovane agronomo (Mastroianni), sensibile ed estraneo al modo che lei conosce.
Marietta si ribella a un prepotente del posto (Yves Montand) sfregiandoli e infilandogli in tasca un portafogli rubato...
Tante altre peripezie prima che la bella si sposi il suo bello..

 
RECENSIONE

Dall'ottimo romanzo omonimo  di Roger Vailland, fresco vincitor del Goncourt, Dassin, al suo primo film francese, ricava un noir classico, senza infamia né lode, troppo verboso, che si lascia guardare dagli amanti del genere e dai fan di Mastroianni (qui in un ruolo pre-Dolce Vita) e la Lollo al primo film dopo la maternità che l'ha tenuta lontana dal set per poco più di un anno.
Nonostante la diva si sforzò pure di recitare in francese, la sua interpretazione fu stroncata duramente dall'epoca.

Ecco qui alcune critiche:

"Non fu, non è e non sarà mai l'attrice che vaneggia di essere. Non c'è Dassin che tenga: Gina ci porge anche qui l'eterna “bersagliera”. È una pezzente dell'espressione. Qualunque sentimento scivola su di lei come acqua sull'acqua. (Giuseppe Marotta, Visti e perduti, Milano, Bompiani, 1960)".
 
O ancora:

"Il volto e le movenze della Lollobrigida sono quelli di una delle tante bersagliere e pizzaiole delle nostre commedie strapaesane di questi ultimi anni" Cinema Novo, 1958

Ecco come trattatavano (ingiustamente) gli italiani la loro connazionale più famosa del mondo.

Sicuramente  la sua performance non è eccelsa, ma comunque dignitosa. Vogliamo fare un confronto con l'unica altra nostra attrice trilingue, Monica Bellucci?
Meglio di no.
 
In ogni caso in questo film la Lollo ci cattura ancora una volta con il suo splendore, come ben illustrano gli innumerevoli snapshot che vi propongo e tra i quali non riuscivo davver eliminarne nessuno.

ROGER VAILLAND
Scrittore molto importante che con il romanzo La Loi vinse il Goncourt. Nel '60 adattò per Roger Vadim l'adattamento di Les Liasons dangereuses con Jeanne Moreau e collaborà anche con Lattuada in La Novizia.

JULES DASSIN

Nonostante il nome, Jules Dassin (1911-2008) è un americano di origini russe. Attore e poi regista, raggiunse grande successo con Naked City nel ’48. Rifugiatosi in Europa durante la caccia alle streghe di McCarthy per il passato da militante comunista, non poté comunque più girare perché il governo americano aveva minacciato i produttori europei di praticare un embargo sui film prodotti in Europa ai quali avessero lavorato personaggi compresi nella cosiddetta lista nera di Hollywood.


Nel ’55, in Francia, scrisse e diresse Rififi, un classico dei film di rapina definito da Truffaut il miglio noir di tutti i tempi e preso da modello anche da Kubrick (Rapina a mano armata) e parodiato da Monicelli ne I Soliti Ignoti (ai tempi l’intento parodico fu evidente).

La legge è uno dei primi film in cui diresse la moglie Melina Mercouri, sua partner in Mai di domenica, di cui fu regista, sceneggiatore e protagonista e per il quale ricevette la nomination all’Oscar per regia e sceneggiatura.


Concludo con due fotogrammi di due volti che fecero brillare come non mai il nostro cinema..