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giovedì 29 ottobre 2015

Lo stagista inaspettato

LO STAGISTA INASPETTATO
(THE INTERN)
di Nancy Meyers,
USA, 2015
con Robert De Niro, Anne Hathaway, Anders Holm, Adam DeVine, Rene Russo, 
Genere: commedia agrodolce

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Settantenne in pensione e vedovo cerca una ragione per vivere e capisce che solo il lavoro può dargliela: decide così di rispondere al curioso annuncio in cui si cercano stagisti over sessanta. Si ritrova così in una giovane azienda di moda affollata da under 30…

La sessantacinquenne Nency Meyers è nota per le commedie rivolte per lo più a un pubblico femminile (What women want) e negli ultimi anni ha portato sugli schermi attori e attrici over 65 importanti e spesso trascurati, come Jack Nicholson e Diane Keaton.
Questa volta abbiamo Robert De Niro, oramai felicemente (?) e definitivamente confinato alla commedia sentimentale, che affianca Anne Hathaway.
Che dire di Ne Niro? In tutto il film ripropone sempre la stessa espressione e sembra la parodia del vecchietto di Up. Sic transit gloria mundi. Non è stato difficile dunque per Anne Hathaway superare l’illustre collega e offrire l’interpretazione più convincente della pellicola. Il suo ruolo sembra la naturale e possibile evoluzione del personaggio che la portò al successo dieci anni fa, ovvero l’assistente de Il Diavolo veste Prada e nel corso del film ci sono diverse battute su una cliente, una certa Rachel, che sta per sposarsi: Rachel sta per sposarsi era il film (da noi ignorato, ma che consiglio di recuperare) che portò la Hathaway alla sua prima nominationa all’Oscar. Dopo l’Oscar e Insterstellar ci si aspettava forse di più da lei, ma in fondo ogni attrice americana coltiva il sogno di diventare la nuova Julia Roberts.

Arriviamo dunque alla sceneggiatura: la Meyers è brava a tratteggiare i personaggi e riesce nell’arduo compito di renderci simpatici tutti, perfino le comparse, mostrando sempre i lati migliori di tutti, senza mai schierarsi. E la va riconosciuto il merito di aver realizzato un’altra commedia sentimentale senza love story.
La trama però mescola fin troppi temi e in troppo tempo: due ore sono eccessive per una commedia sentimentale patinata made in Hollywood. Si parla di vecchiaia, di lavoro, di donne e giovani in carriera, di padri in paternità: praticamente quasi tutte le tematiche sociologicamente più studiate del momento.
Insomma, una commedia agrodolce ben confezionata che si lascia guardare volentieri senza lasciare troppi interrogativi.

VOTO: 6,5

mercoledì 26 novembre 2014

Nolan, ovvero l'ambizione

INTERSTELLAR
di Christopher Nolan,
USA, 2014
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Michael Caine, Jessica Chastain, Casey Affleck, Matt Damon

GENERE: Fantascienza
 Se ti piace guarda anche: Gravity, Inception, The tree of life, 2001 Odissea nello spazio

TRAMA
Un agricoltore, ex astronauta, finisce con la figlia adolescente davanti agli uffici segretissimi della NASA e viene scelto per un’importantissima e segretissima missione nello spazio che potrebbe salvare l’umanità minacciata dalle carestie.
COMMENTO

Film complesso, difficile da descrivere o assimilare, sicuramente spettacolare, sicuramente riuscito e interessantissimo nonché piacevolissimo pur con qualche difetto. Quel che è certo è che Christopher Nolan, regista di culto della trilogia de Il Cavaliere oscuro e di Inception, ha fatto nuovamente centro.
Quest’opera visionaria regge il confronto con il potente Inception, che inscenava memorabili viaggi onirici. Qui si viaggia nello spazio, anche se forse, ancora una volta, al centro della pellicola c’è il tema del tempo, cruciale nella filmografia del regista.
Il film è una lotta contro il tempo sotto diversi aspetti, è anche una riflessione sul futuro e sui rapporti umani, e nel suo ostinato desiderio di verità scientifica rimane un film fortemente umanista ed emotivo, tutt’altro che freddo e scientifico come lo poteva essere 2001 odissea nello spazio di Kubrick, pietra miliare ultimamente citata sempre più spesso: da Tree of life a Gravity, due grandi opere degli ultimi anni.
Interstellar è fortemente debitore di Gravity, la cui uscita appare troppo ravvicinata pur senza che nessuno dei due ne risenta poiché in fondo tanto simili quanto diversi. E Interstellar è un film che emoziona, coinvolge, stupisce, confonde: una grande opera in cui le tre ore di visione scivolano via con disinvoltura grazie a un montaggio eccellente e a una sceneggiatura (scritta col fratello) che riesce a mantenersi solida nonostante qualche caduta e qualche passaggio soprattutto nella parte iniziale e ancor più in quella finale.
Ma ad allontanarlo da Inception, che rimane superiore, è il suo tentativo di razionalizzare il tutto, di voler spiegare ciò che là rimaneva vago: un approccio diverso dunque, non per forza negativo, ma sicuramente meno affascinante. Ciò che lascia invece più perplessi è il messaggio globale del film, di stampo sorprendentemente conservatore: il buon Nolan ci dichiara infatti che non c’è scienza senza amore. Non solo: i figli sono l’unica cosa per cui vale la pena vivere. Insomma, in altri tempi Nolan sarebbe riuscito a mettere d’accordo perfino Galileo e la chiesa cattolica.
VOTO: 8,5

mercoledì 6 febbraio 2013

Saltiamo sulle barricate e ribelliamoci allo strapotere di Tom Hooper



LES MISERABLES,
di Tom Hooper,
USA/UK, 2012
con Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Eddie Redmayne, Samantha Barks, Sacha Baron Cohen, Helena Bonham Carter, Aaron Tveit
 
Se ti piace guarda anche: Sweeney Todd, Mamma mia!, Oliver!


TRAMA SEMISERIA

Wolverine, sporco e invecchiato, senza artigli e senza muscoli, è un galeotto che viene liberato sotto lo sguardo severo del Gladiatore.

Passano sette anni, Wolverine da straccione e ladro è diventato sindaco di una città (non fa una piega), ma ecco che il Gladiatore si ripresenta alla sua porta, ragione per cui Wolverine-sindaco ma anche capo di un’azienda (?) in cui lavorano donnacce crudeli e sull’orlo di una crisi di nervi, non nota che una delle sue operaie viene brutalmente licenziata.

Si tratta di Catwoman, povera madre single che ritrovatasi senza lavoro, nell’arco di qualche ora si ritrova a vendere gioielli, capelli e ****, finché i suoi miagolii disperati non attirano il lupo che c’è in Wolverine. Ovviamente dopo aver sentito Jackman cantare la povera micina schiatta e Wolverine comprerà sua figlia che incontra passeggiando in un bosco.

La ragazzina, che si chiama Cosette, è stata allevata da Borat che per anni l’ha costretta a spazzare con il suo scomodissimo costumino da bagno verde. E chi è la moglie di Borat? La tritacarne di Sweeney Todd, direttamente dal film e dal talamo di Tim Burton.

Passano altri otto anni e Wolverine è sempre più giovane: ha una quindicina di anni in più rispetto alla prima scena, ma i truccatori l’hanno reso di una decina d’anni più giovane e a questo punto suggerirei quindi un Oscar anche ai truccatori. Che cosa ha fatto in questi 8 anni Wolverine? Non lo sappiamo, ma a un certo punto appare 'sta cosetta che ha gli occhioni grandi di Amanda Seyfried e tutti pensiamo a un’unica cosa: comincerà a cantare Mamma mia!. o Dancing Queen. Sta a vedere che Hooper ha voluto mischiare questi due musical inglesi strafamosi e fare una cosa fighissima e super Camp!

Wolverine Waljean all'inizio del film, verosimilmente 40enne visto che ha scontato 18 anni per aver rubato un pezzo di pane
Tranquillizzatevi, stiamo parlando di Hooper: la cosetta intona una lagna improponibile e si innamora dopo aver visto per un secondo l’ometto rossiccio (che si chiama proprio Redmayne) ossessionato da Marilyn.

Ma Tom Hooper è un regista in gamba ed evita ogni riferimento a Marilyn, scansando per la seconda volta l’anacronismo storico e anzi, decide di dare un tocco giovane al film e di inserire pure il tipo di Gossip Girl che fa la parte del grillino incavolato che poco prima di morire vuole ricreare la copertina del penultimo album dei Coldplay.

Ecco che però queste atmosfere ‘giovani vengono presto guastate da Wolverine che torna a cantare, prima di fare la fine che si merita – ovvero sprofondare nella mer**a. Però purtroppo non è ancora finita, perché il buon Wolverine, anche se ricoperto di escrementi, continua a cantare.. Quando finalmente muore, dopo aver ucciso ormai tutti gli spettatori con i suoi latrati, ecco che Tom Hooper ha un’altra brillante idea: mostrarcelo come fantasma per fargli cantare ancora qualche verso. 
Wolverine-Waljean quindici anni dopo, verosimilmente all'età di 55 anni circa
RECENSIONE DA SPETTATORE

Tom Hooper è il regista che è riuscito a farsi odiare da qualsiasi cinefilo e appassionato di cinema per aver battuto, agli Oscar del 2011, Darren Aronofsky e David Fincher nella categoria di miglior regista e tre film epocali come Inception, The Social Network e Il Cigno Nero grazie al suo film Il discorso del re, senza contare il premio per la sceneggiatura, per gli Academy migliore di quella di Inception, film tutto sommato banale, noioso e antiquato se paragonato alla genialità, all’inventiva, e alla novità racchiuse nel suddetto Il Discordo del Re.



Non contento e inorgoglito di questa pioggia di inaspettati premi, Hooper si è lanciato nella trasposizione di uno dei musical londinesi di maggior successo, Les Miserables, operazione in cui il rischio di risultare ridondanti, enfatici e fuori tempo massimo era altissimo.

Hooper non è riuscito a evitare nessuno dei tre rischi, e nonostante abbia avuto la gentilezza di accorciare notevolmente la durata del musical teatrale (che a quanto pare dura diversi mesi, ragione che spiega perché è in scena da tanti anni) pur rimanendo fedelissimo (ha eliminato solo due canzoni e ha ridotto la durate di quelle presenti) è riuscito comunque a creare un film eccessivamente lungo, in cui compaiono 50 canzoni, una più triste e deprimente dell’altra, ad accezione di Do you hear the people sing?, che offre uno dei momenti più emozionanti del film, in cui gli ideali politici prendono il sopravvento sulla compilation di casi umani che la storia mette in scena.



Particolarmente deprimente è l’ascolto di Hugh Jackman, del cui Valjean ho implorato la morte 100 minuti prima della fine del film, motivo che ha trasformato la visione in un doloroso countdown. Apprendo con sgomento che per lui è stata perfino inserita nel film una canzone nuova di zecca, Suddenly, assente nel musical teatrale. La sostanza è che Hugh Jackman è davvero irritante: sarà colpa del suo personaggio, o delle canzoni che gli sono state assegnate, fatto sta che senza di lui il film sarebbe stato sicuramente migliore. Peccato che sia il protagonista e che rischi seriamente di vincere pure l’Oscar per aver rovinato il film. Ma anche questo è uno dei poteri magici di Tom Hooper, mago che è saltato fuori dal nulla e ha conquistato tutta la critica di Hollywood, ha stregato i giurati degli Academy e trascinato nei cinema milioni e milioni di spettatori, prima con un ordinario film British in costume e poi con questo ****** lacrimevole e interminabile.
Ma questa volta la colpa non è solo di Hooper, ma anche degli autori che nel '85 scrissero e musicarono questo musical e anche di Victor Hugo, al quale manderò una mail per lamentarmi.



RECENSIONE CRITICA

Ai milioni di spettatori che hanno affollato per decenni il West End londinese e poi Broadway questa fedele trasposizione piacerà molto (pur accontentandosi di performance canore non altezza di quelle teatrali), ai comuni mortali che non hanno mai sentito le canzoni né hanno mai visto il musical questo esercizio di stile pomposo e sovraccarico di pathos risulterà indifferente, se non noioso.

Ma qualche merito il film comunque ce l'ha, a partire dalla cornice, tra sontuose scenografie e costumi appropriati.

A Hooper va riconosciuta l’ottima trovata di far cantare gli attori direttamente sul set, moltiplicando così la portata emotiva delle loro interpretazioni.

Un’altra delle innegabili note del regista è la capacità di dirigere benissimo gli attori, anzi di regalare loro Oscar. Ragione per cui gli attori di Hollywood fanno a gara per essere diretti da lui.

Tutti gli intepreti qui presenti recitanno benissimo e cantano discretamente, anche se a spiccare è Anne Hathaway, che con una manciata di scene regala momenti di grande pathos e ottima recitazione. Probabilmente si porterà a casa l’Oscar come non protagonista, e ciò sarà meritato, considerando anche il percorso artistico compiuto dall’attrice.

Del tutto immeritato sarebbe invece l’Oscar a Hugh Jackman, il cui merito è di aver appesantito un film tutt’altro che leggero.

Nel suo disperato tentativo di lasciare un segno autoriale, Hooper si affanna con l’uso di macchina a mano, controcampi, grandangoli, primi piani che soffocano gli attori e gli spettatori, ma al regista manca ancora molto per riuscirsi a farsi apprezzare anche al di fuori degli eletti dell'Academy.

VOTO: 6

venerdì 21 settembre 2012

Il cavaliere più oscuro

IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO
THE DARK KNIGHT RISES
USA, 2012
di Christopher Nolan
con Christian Bale, Tom Hardy, Anne Hathaway, Marion Cotillard, Joseph Gordon Levitt, Michale Caine, Matthew Modine, Morgan Freeman, Liam Neeson, Cillian Murphy
 
Se ti piace guarda anche: Batman begins, Il cavaliere oscuro
 
Dopo anni di pace, Gotham City è minacciata da un nuovo folle criminale, Bane (Tom Hardy) e Bruce Wayne (Christian Bale) sente il dovere di rivestire i panni di Batman per difendere la sua città.
Terzo e ultimo (forse) capitolo della saga di Batman diretta da Christopher Nolan a sette anni da Batman Begins. Il film riprende i toni cupi del precedente, mettendo in scena un cattivo ancora più cattivo del Joker di Heath Ledger, che sulla carta pareva impossibile, ma il massiccio e spaventoso Bane di Tom Hardy alla fine passa senza lasciare il segno. Ben più riuscita è invece l’altra super anticipata e chiacchierata new entry, ovvero la Catwoman di Anne Hathaway, sulla quale bisogna esprimere un duplice giudizio: la performance della Hathaway è ottima, grazie al lavoro di Nolan come direttore d’attori, ma la caratterizzazione del suo personaggio non lo è affatto, per colpa di Nolan sceneggiatore.  
In ogni caso, di fronte a un Batman eccessivamente sofferente, una Marion Cotillard meno affascinante del solito, un Joseph Gordon Levitt spento e un Michael Caine che sparisce quasi subito, è sicuramente Catwoman l’unico personaggio a lasciare davvero il segno, grazie a una Hathaway mai così bella e sexy e sorprendente nelle scene d’azione. Peccato solo che il suo personaggio man mano perda di mordente e di interesse. 
 
Come del resto questo film troppo cupo e serioso: la Marvel ha dimostrato recentemente che la carta vincente dei film di supereroi è l’ironia, mentre Nolan prende molto (troppo) sul serio il suo Batman.
Resta comunque un buon film, anzi un buon dramma, ma non è il film dell’anno come l’ossessivo chiacchiericcio di indiscrezioni e fan esaltati sembrava annunciare.
VOTO: 7,5

martedì 24 aprile 2012

Brokeback Mountain, una storia d'amore "storica"


I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN
(BROKEBACK MOUNTAIN)
DI ANG LEE,
USA, 2005
con Heath Ledger, Jake Gyllenhall, Michelle Williams, Anne Hathaway 


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TRAMA
All’alba degli anni ’60, due cowboy (Heath Ledger e Jake Gillenhall) sono costretti a passare l’inverno nelle gelide montagne del Wyoming per vegliare sul bestiame. Per riscaldarsi finiscono per avvicinarsi sempre di più, fino a consumare dei rapporti sessuali che diventato un’abitudine.
Quando si ritrovano quattro anni più tardi, però, capiscono che la loro storia non era solo l’effetto prodotto da determinate circostanze: appena si rivedono non riescono a trattenersi dal baciarsi.
Inizierà così una storia tormentata che durerà quasi vent’anni, tra bugie, fugaci momenti di felicità, speranze e drammi.
RECENSIONE
C’è qualcosa di più virile ed eterosessuale della figura cowboy nel nostro immaginario? Non penso. E proprio per questo Ang Lee ha giocato col luogo comune e adattando un racconto di Annie Proulx ha trasformato la storia di questi due cowboy nell’apoteosi dell’amore gay maschile.
Il primo regista assegnato per il film a dire il vero fu Gas Van Sant, ma il progetto andò in fumo perché il regista voleva Phoenix e Damon come protagonisti, ma l’ultimo dei due, dopo aver già interpretato un omosessuale e un cowboy, disse che non poteva fare pure un cowboy omosessuale.
Venne quindi contattato Almodovar, che rifiutò (pentendosene poi). Infine arrivò Ang Lee, perfetto esempio di regista duttile capace di adattarsi alle logiche hollywoodiane.
Una storia all’apparenza difficilmente digeribile dal pubblico medio americano (e mondiale), una vera sfida che Ang Lee, con sorpresa di tutti, ha vinto incassando la strotosferica (per un film del genere) cifra di oltre 80 milioni di dollari, ai quali vanno sommati i 90 del resto del mondo.
Perfino nel nostro paese il film ha avuto un considerevole successo di pubblico, incassando quasi 5 milioni di euro, anche se dubito che l’abbiano viste le cariche culturalmente più importanti e influenti (ad esempio il papa, Bagnasco, Berlusconi, La Russa o Giovanardi). Ciò però non è servito per salvare il film da un’ignobile programmazione televisiva in seconda serata che l’ha visto mutilato di tutte le (caste) scene d’amore tra i due cowboy, rendendolo così incomprensibile allo spettatore più sprovveduto. E pensare che la Virgin Atlantic Airlines lo trasmette in qualsiasi fascia oraria durante i suoi voli..
Quella di Ang Lee è una bella lezione di cinema e di vita: in questo caso, dopo i fasti (sia nei termini di produzioni che di incassi) de La tigre e il dragone, si allontana dal suo Oriente per raccontare una storia d’amore tutta americana e poggiata esclusivamente sui sentimenti, dimostrando che le storie d’amore, e quindi i sentimenti, non hanno sesso.
L’universalità dei sentimenti è un tema da sempre caro al cinema e molto prima alla letteratura: sono state in fondo queste due arti a farci capire che il diritto di amare e altri diritti fondamentali come quello di vivere una vita dignitosa non devono essere prerogativa di bianchi ricchi ed eterossessuali.
Ma se i sentimenti e i diritti dei poveri erano stati già sdoganati nei secoli successivi e i diritti dei non bianchi erano stati metabolizzati nel Novecento, mancava ancora all’appello un classico-letterario o cinematografico- che si prefiggesse di difendere la dignità dei sentimenti omosessuali.
Forse è per questo, al di là dei suoi pur innegabili meriti artistici, che il film si trasformò in uno dei più premiati della storia del cinema: ben 71 le statuette collezionate, tra cui il Leone d’oro al Festival di Venezia e 3 Oscar: miglior regia, sceneggiatura non originale e colonna sonora originale. E se non vinse quella di miglior film, per alcuni critici fu dovuto al conservatorismo dei membri degli Academy, che hanno preferito premiare un film su scontri razziali e sociali piuttosto che uno sugli omosessuali, confermando del resto quanto detto in precedenza e cioè che il tema trattato resta ancora un tabù.
Al di là del contenuto di quest'opera, occorre dire che Lee è stato altresì aiutato da una bella fotografia, una magnifica musica e una squadra di ottimi attori: il compianto Ledger su tutti, ma anche Gyllenhall dimostra notevoli qualità drammatiche. Gli Oscar li hanno nominati entrambi. Nelle parti delle due infelici mogli Michelle Williams, nei panni della semplice donna media americana ma anche l’ex principessina Disney Anne Hathaway che dimostra grande talento, seppur è stata ignorata dagli Academy che hanno preferito nominare solo la Williams. Sul set del film si innamorarono Ledger e la Williams che fecero in tempo anche ad avere una bambina prima che il film fosse distribuito in Europa.
VOTO: 8

lunedì 28 febbraio 2011

OSCAR - LE FOTO

THE WINNERS ARE...
                             Christian Bale, Natalie Portman, Melissa Leo, Colin Firth
                
LA REGINA DELLA SERATA
Natalie Portman e il compagno Benjamin Millepied, ovvero la nuova coppia più bella del mondo

DIVE
LE NOMINATE ALL'OSCAR, UNA PER OGNI GENERAZIONE
JENNIFER LAWRENCE (20 ANNI), BELLISSIMA

MICHELLE WILLIAMS, 30 ANNI, ABITO DAVVERO ORRENDO, COME I CAPELLI
NICOLE KIDMAN, 43 ANNI. ABITO BRUTTO, VISO NON PERVENUTO.

 ANNETTE BENING,  53 ANNI, CON WARREN BEATTY. MI LASCIANO INDIFFERENTE
 ELENA BONHAM CARTER (CANDIDATA MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA) E TIM BURTON (IL SUO ALICE IN WONDERLAND HA VINTO 2 PREMI): ADORABILI

I PRESENTATORI
James Franco (anche nominato miglior attore) e Anne Hathaway
CHE DIRE DI JAMES FRANCO TRAVESTITO DA MARILYN?(JAMES VOLEVA VESTIRSI DA CHER IN BURLESQUE, MA L'ACADEMY GLIELO HA IMPEDITO, QUINDI HA OPTATO PER UN'ALTRA ICONA...

ATTORI NOMINATI
Jeff Bridges  e Javier Bardem con la moglie Penelope Cruz alla prima uscita pubblica dopo il lieto evento

 
 JESSE EISENBERG: MA DOVE HAI LASCIATO LE CIABATTE?

GLI ALTRI DI THE SOCIAL NETWORK CHE SI MERITAVANO UNA NOMINATION
ANDREW GARFIELD, JUSTIN TIMBERLAKE (CON LA MAMMA?!!)


MITICO DAVID HAMMER E CONSORTE, MA DOV'E' TUO GEMELLO? 
DELLA SERIE: NON C'ENTRO UN CAVOLO MA MI INTRUFOLO LO STESSO


Perché SCARLETT JOHANSSON sei agli Oscar? e perchè ti sei vestita in modo così brutto? e sopratutto, perché stai accanto a JEREMY RENNER (CANDIDATO COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA)?
Cara Céline, il Titanic ha già vinto 13 anni fa, datti pace.
EX PREMI OSCAR CADUTI NEL DIMENTICATOIO
HALLE BERRY, PREMIO OSCAR 2003, DA ALLORA NON HA PIU' FATTO FILM DECENTI...

REESE WITHERSPOON, PREMIO OSCAR 2009, VEDI SOPRA
 SANDRA BULLOCK, PREMIO OSCAR 2010 PER UN FILM CHE IN ITALIA NON E' NEMMENO USCITO.
e con questo il sipario sugli Oscar si chiude.

martedì 29 dicembre 2009

FILM DA RECUPERARE: Rachel sta per sposarsi di Jonathan Demme


RACHEL STA PER SPOSARSI

Nonostane la nomination all’Oscar di Anne Hathaway e un regista tutt’altro che sconosciuto (stiamo parlando di chi ha diretto Il Silenzio degli Innocenti e Philadelphia) il film ha incassato la vergogna di 240.000 euro! Tanto per dare un’idea, il film natalizio con De Sica totalizza puntualmente due zeri in più. Colpa di una distribuzione vergognosa: praticamente introvabile, proiettato in una decina si sale in tutta Italia.

Rachel sta per sposarsi e allora sua sorella Kim viene momentaneamente rilasciata dalla clinica in cui si sta disintossicando. Il suo arrivo a casa naturalmente turberà il clima festoso e provocherà non poche liti. Jonathan Demme entra nelle pieghe del dolore e del difficile rapporto dei membri di una famiglia colpita da un lutto su cui aleggia un senso di colpa. Lo fa con una camera mobile che indugia sui volti e segue i personaggi nei loro spostamenti nella grande casa in cui si svolge il film. La telecamera invade la privacy e coglie anche il più inutile chiacchiericcio familiare, stancando alla lunga lo spettatore. Tre in particolari sono le scene che mettono a dura prova la pazienza di chi guarda: l’interminabile serie di discorsi pre-nuziali in cui viene dato troppo spazio a personaggi che non avranno più alcuno spazio nel film, l’insostenibile e lunghissima (vorrebbe essere divertente?) scena della lavastoviglie e i dieci minuti di danze dopo le nozze. Se il pubblico riesce a non alzarsi dalla poltrona in nessuno di questi tre terribili momenti, saprà apprezzare il tentativo di mostrare uno squarcio di vita familiare fornito da Demme.
Ma più d’ogni cosa, questo film VA RECUPERATO per la grandissima prova d’attrice dell’ex principessa Disney Anne Hathaway, sempre più brava in ruoli drammatici e prossima fata bianca del nuovo Tim Burton. Da notare anche il ritorno della bravissima Debra Winger.

VOTO : 6/7