Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Léa Seydoux. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Léa Seydoux. Mostra tutti i post

giovedì 5 novembre 2015

The Lobster

THE LOBSTER
di Yorgos Lanthimos
Uk, Francia, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi,
2015
  

con Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux, Ben Whishaw, John C. Reilly
Genere: Commedia, Dramma, Grottesco, Fantascienza, Thriller

Se ti piace guarda anche: tutti i film che parlano d’amore

L’amore. Quanti film parlano d’amore? Quasi tutti. In quanti l’amore è il tema centrale? In moltissimi. L’amore desiderato, negato, finito, conquistato…
Ma cosa succede se l’amore si trasforma in un dovere civico regolato da leggi e ogni persona deve trovare un partner?
Cosa succede se il matrimonio, che in molte parti del mondo (soprattutto del terzo mondo e in Italia) è ancora negato ad alcune coppie, diventa un dovere per ogni cittadino? E attenzione perché non valgono i matrimoni di copertura: occorrono affinità comprovate ed è la comunità ad approvare e monitorare le unioni attraverso delle procedure e tempistiche ben stabilite.
E se qualcuno non trova l’anima gemella? Lo stato gli concede gentilmente 40 giorni in una struttura confortevole in cui poterla trovare, ma se non scoppia il colpo di fulmine, peggio per lui: verrà trasformato in un animale, ma a sua scelta. Molti scelgono il cane, per questo in giro ce ne sono tanti. Il protagonista del film, da poco divorziato, sceglie invece l’aragosta come eventuale soluzione finale: animale centenario, sempre fertile e di sangue blu. Ma destinato a morire bollito in pentola, gli fa notare un altro ospite della struttura.
Aggiungo che ci sono anche ribelli single che decidono di vivere da selvaggi nelle foreste e che vengono cacciati dagli ospiti della struttura, poi mi fermo perché il film, dopo queste premesse geniali, accumula tante altre trovate e colpi di scena spiazzanti alternando con abilissima e rarissima nonchalance scene di grande comicità e di grande violenza. Una commedia surreale nerissima, o un dramma grottesco e distopico illuminato da momenti di comicità che suscita un’infinità di riflessioni e domande e offre le migliori battute di un’intera annata cinematografica. Perché The Lobster, incredibile ma vero, è il film più divertente dell’anno, e allo stesso tempo il più nero, cupo e drammatico: un picco miracolo di scrittura, un viaggio staniante in un universo non troppo lontano dal nostro in cui il potere controlla anche l’unica cosa in cui dovremmo essere sempre liberi, ovvero l’amore. Perché nessuno può dirci quando e chi amare.

VOTO: 9

venerdì 12 dicembre 2014

Grand Budapest Hotel: tutta la magia di Wes Anderson

GRAND BUDAPEST HOTEL
di Wes Anderson
(UK/Germania, 2014)

Genere: commedia surreale
con: Ralph Fiennes, Toni Revolori, Saoirse Ronan, Bill Murray, Jude Law, Edward Norton, Tilda Swinton, F. Murray Abraham, Willem Dafoe, Harvey Keitel, Adrien Brody, Owen Wilson, Jason Schwartzman, Léa Seydoux.
Se ti piace guarda anche: Moonrise Kingdom,  Un treno per Darjeeling

TRAMA

Siamo nel cuore dell’Europa, in un albergo lussuoso, dove un ragazzino immigrate diventa il protégé del concierge, finito dei guai per l’accusa di furto e omicidio.
COMMENTO
Wes Anderson torna con un film sfavillante che ripropone tutti i cliché del suo cinema, quelli che lo contraddistinguono e l’hanno reso un autore di culto. Questa volta sembra voler proporre un divertissement, ma non si tratta affatto di un esercizio di stile fine a stesso: il film è dedicato allo scrittore austriaco Stephen Zweig, un tempo conosciutissimo, oggi un po’ meno, nonostante nel 2014 sia uscita una trasposizione del suo romanzo La promessa, con Rebecca Hall come protagonista. Ma torniamo a questo film, bellissimo omaggio agli espedienti narrativi che reggono le trame di cui ci nutriamo: Grand Budapest Hotel si apre con una storia-cornice che introduce a un’altra, passando dal giallo alla commedia, dal grottesco al surreale, finendo per accumulare personaggi, situazioni e ambientazioni sempre più strambi, in perfetto stile Anderson, impossibile da non amare, almeno dal punto di vista visivo grazie alla consueta esplosione di colori, alla quale si aggiungono scenografie memorabili ispirate all’art Decò austro-ungarica. Dal punto di vista narrativo, il fim sorprende meno, ma grazie al ritmo frenetico, ai colpi di scena e alle battute, il film diventa un piacere anche per l’intelletto. Un divertissement, come dicevo all’inizio, ma di grandissima classe, con una serie di camei divertentissimi. Imperdibile per coloro che già conoscono il regista mentre per tutti gli altri mi sembra un ottimo punto di partenza per farsi trasportare in un mondo magico, coloratissimo e surreale.


VOTO: 8+

sabato 14 dicembre 2013

ATTRICI DEL 2013, N.8

ATTRICI DEL 2013
N.8
Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos

Anno di nascita: 1985, 1994
Provenienza: Parigi
Ruolo dell'anno: La vita di Adèle
Progetti futuri: il nuovo di Wes Anderson, ?
Classifica del 2012: n.1
Sono in classifica perché: formano la coppia più bella dell'anno
Quando l'anno scorso scelsi Léa Seydoux come migliore attrice dell'anno era ancora una sconosciuta ai più, tant'è che il bel Les Adieux à la Reine non fu mai distribuito in Italia. Ma la sua interpretazione era talmente straordinaria da travolgermi e scommettere tutto su di lei. 
Modestamente non mi sbagliavo, anche se ero convinto che la consacrazione internazionale arrivasse con La bella e la bestia, film che invece uscirà solo nel 2014. 
E' invece grazie a La vie d'Adèle che Léa ha raggiunto ormai l'affermazione definitiva e questa posizione è un ex acqueo perché la riuscita del film è dovuta anche all'altra interprete, Adèle Exarchopoulos, che a dire il vero è l'effettiva protagonista. Eppure a restare indelebile è la ragazza dai capelli blu... In ogni caso le due insieme hanno dato vita, anima e corpo a una delle storie d'amore più forti dell'anno.



sabato 2 novembre 2013

Con la vita di Adele il cinema francese fa cadere altri tabù

LA VITA DI ADELE
(La vie d'Adèle)
di Abdellatif Kechiche, 
Francia, 2013
con Adèle Exarchopoulos, Léa Seydoux, Salim Kechiouche, Jérémie Laheurte
Se ti piace guarda anche: L’esquive-La schivata, La belle personne, Amour, Entre les murs-La classe, Emmanuelle

TRAMA
Adele è una giovane liceale golosa di cibo e di sesso, che scoprirà quanto possa essere insapore una vita senza amore.
RECENSIONE
Chi conosce il cinema di Kechiche in Vita di Adele troverà una summa del suo cinema in quanto vi ritroviamo una componente letteraria e scolastica (La schivata), una alimentare (Cous cous) e una fisica (Venere nera).
Tutte queste componenti sembrano, equamente distribuite, scandiscono questa storia di formazione che segue da (molto) vicino la crescita di Adele, da liceale a insegnante.
Innanzitutto vi sono le numerose scene scolastiche che ci spiegano la bellezza e l’attualità di Marivaux (già al centro del suo secondo film) e di Sartre.
Poi vi sono le scene in compagnia, in cui l’imperativo è mangiare, e infine quelle d’intimità, in cui si esplorano i piaceri del corpo.
La macchina da presa pedina la propria protagonista senza tregua, senza pudore, per trasmetterne l’autenticità. Il cinema dell’autore tunisino è un cinema che stimola lo spettatore su tutti i fronti: mirando al realismo assoluto nello stile, l’occhio di chi guarda è quello di un testimone intimo, voyeur,  mentre per il contenuto procede a blocchi narrativi simbolici, che costringono l’osservatore a colmare gli spazi.
Adele scopre presto che le piacciono i piaceri: che siano del palato o della carne, poco importa, la ragazza ha capito come godersi la vita senza che ciò faccia di lei una libertina, una lolita, o una Emmanuelle.
La vie d’Adèle sdogana l’istinto e la passione sessuale così come l’anno scorso Amour sdoganava la morte. Entrambi i film mostrano senza compromessi la cruda realtà e trasformano gli spettatori in partecipi voyeur. Entrambi i film hanno vinto la Palma d'oro a Cannes con una menzione speciale per le interpretazioni.
Entrambi hanno destato grandissimo scandalo ed entusiasmo, eppure parlano di due temi reali e naturali come il sesso e la morte, che a ben pensarci raramente sono affrontati con onestà. Eros e Thanatos sono infatti ancora dei tabù che a quanto pare solo il cinema francese è in grado di far cadere per mostrare la vita per quello che è.

VOTO: 8-

lunedì 19 novembre 2012

Sister: una storia insolita e toccante che lentamente ci cattura.



SISTER
(L'ENFANT D'EN HAUT) 
di Ursula Meier
Francia/Svizzera, 2012
Con Kacey Mottet Klein, Léa Seydoux ,Gillian Anderson.
Genere: Drammatico
 
Se ti piace guarda anche: La piccola ladra, La classe de neige, Frozen river
TRAMA
Un ragazzino di dodici anni passa le giornate a rubare sci e accessori vari in impianti sciistici per poi rivenderli. In questo modo guadagna da vivere e mantiene la sorella maggiore, incapace di mantenere un lavoro e puntualmente alla ricerca di soldi.
RECENSIONE
Vincitore del prestigioso Orso d’Argento al festival di Berlino 2012, il film di Ursula Meier ci porta nel mondo di un delinquente minorenne dal cuore d’oro con grande tatto e coinvolgimento, suscitando una seria riflessione su molti temi – dal disagio giovanile al rapporto che gli adulti hanno con i più piccoli. Nelle relazioni che il protagonista allaccia con gli altri – la turista americana, il cuoco – non c’è mai il briciolo di attenzione e affetto che cerca, ma solo insofferenza o sfruttamento.
Simone, presentato come piccolo delinquente, diventa man mano il vero eroe della storia, complice un colpo di scena del film – ben orchestrato – che arriva a metà pellicola e sconvolge lo sguardo dello spettatore.
Eccellente il piccolo protagonista Kacey Mottet Klein, ben spalleggiato da Léa Seydoux, ancora una volta in ruolo da ricordare.
VOTO: 7,5

mercoledì 21 marzo 2012

Bye bye Versailles: anteprima di Les adieux à la reine


ADDIO MIA REGINA
(LES ADIEUX A LA REINE)
di Benoit Jacquot,
Francia, 2012
con Diane Kruger, Léa Seydoux, Virginie Ledoyen

Data di uscita francese: 21 marzo
Data di uscita italiana: ?

Se ti piace guarda anche: Marie Antoinette, Vatel, Titanic
 
Film d’apertura del Festival del cinema di Berlino 2012

Versailles, 14 luglio 1789: Sydonie Laborde (Léa Seydoux), prima lettrice della biblioteca personale di Maria Antonietta (Diane Kruger) come ogni mattina si reca dalla sovrana di Francia per leggerle qualcosa, ma tra i servitori girano le voci di qualcosa accaduto alla Bastiglia. Seguiremo le gesta della ragazza nei tre giorni successivi, finché la Regina non le chiederà un favore molto alto: quello di fingersi la sua favorita, ovvero la Contessa Polignac (Virginie Ledoyen).

Benoit Jacquot adatta il delizioso romanzo di Chantal Thomas (in Italia pubblicato col titolo Addio mia regina) stravolgendone la natura di diario in flashback per trasformarlo in una cronaca degli ultimi giorni a Versailles prima della Rivoluzione francese, visti dal punto di vista, inedito, di una serva.

Jacquot inoltre toglie ogni discrezione presente nelle pagine del romanzo e rende esplicita ogni cosa: la tensione, l’erotismo e l’aspetto romanzesco. Il regista così prende una posizione ben precisa e firma un film molto personale, ma la narrazione talvolta perde di credibilità cadendo nel romanzesco.
Nella sua versione della storia infatti il pettegolezzo diventa realtà storica, andando oltre a quanto Clint Eastwood abbia fatto con J.Edgar: Maria Antonietta è dipinta come una donna del tutto innamorata e succube della Contessa di Polignac.

Riuscita è però l'intenzione di mostrare un mondo immobile incapace di reagire di fronte al dramma: come in una nave che va a picco ma la paura è troppa per usare le scialuppe, gli abitanti di Versailles si aggirano per i corridoi spaventati ma senza sapere cosa fare.

La tensione è palpabile per tutto il film, grazie all'uso sapiente di una camera a mano che si muove con la protagonista e un’ottima colonna sonora.
Ottima pure la fotografia, ma si raggiunge l'eccellenza nelle interpretazioni di un cast in stato di grazia: Diane Kruger aggiunge al suo curriculum un’altra grande prova dopo Inglorious Basterds di Quentin Tarantino e Léa Seydoux regge magistralmente il ruolo da protagonista in quella che è una delle migliori interpretazioni femminili dell’anno.
Virginie Ledoyen, finalmente ritrovata dopo una decina d’anni di latitanza dagli schermi internazionali (The Beach di Danny Boyle, 2000 e 8 donne e un mistero di François Ozon, 2001) avrebbe meritato più spazio nelle inedite vesti di un personaggio ambiguo, già interpretato sul grande schermo, in modo completamente differente, da Rose Byrne.
Il regista Xavier Beauvois (Des hommes et des dieux, in it. Uomini di Dio) interpreta Luigi XVI. La regista e attrice Néomie Lvovsky interpreta magnificamente M.me Campan.,

Da guardare insieme a Marie Antoinette di Sofia Coppola, che si concentrava sui primi anni di regno della sovrana più famosa della storia di Francia: i due film non potrebbero essere più diversi e distanti fra loro.

VOTO: 7,5

martedì 24 gennaio 2012

Un piccolo tocco di charme francese


PETIT TAILLEUR
di Louis Garrel
Francia, 2010
Durata: 43 min
con Arthur Igual e Léa Seydoux
Genere: intellectual-chic à la française
Se ti piace guarda anche: Un été brulant, Les amants reguliers.

Dove vederlo: qui, sul sito di My French Film Festival in streaming e con sottotitoli in italiano fino al 1 febbraio.

Arthur è un apprendista sarto che si innamora di una attrice teatrale dal carattere misterioso e scostante che gli chiede di partire con lui per Londra, ma ciò significherebbe lasciare l’atelier che il suo capo vuole lasciargli…

E voi cosa scegliereste? La sicurezza professionale o l’incertezza dell’amore di una ragazza misterioso?

Seconda prova da regista per il bel tenebroso per eccellenza del cinema francese, nonché simbolo di quel atteggiamento intellectual chic snob che in francese si definisce bobo (bohémien bourgeois): Louis Garrel, conosciuto al pubblico internazionale per il suo ruolo in The Dreamers di Bernardo Bertolucci.
Figlio del regista Philippe, che allo scorso festival di Venezia l’ha diretto nel desolante Un été brulant, Garrel sembra voler seguire le orme del padre visto che quattro anni fa ha esordito come regista di un corto e nel 2010 ha diretto questo piccolo gioiello squisitamente francese. Che il prossimo passo sia un lungometraggio?

L’omaggio alla Nouvelle Vague è evidente e in questo lo aiuta bene anche Léa Seydoux, che sembra uscita direttamente dai favolosi anni ’60 e che è diventata la nuova incarnazione di Brigitte Bardot. Al suo fianco, il bravissimo Arthur Igual, già apparso nel primo corto di Garrel.

Una magnifica, sontuosa fotografia in bianco e nero e un’eccellente colonna sonora che contiene anche What the difference does it make degli Smiths fanno il resto.
Poco importa se la sceneggiatura è esile: il charme di questo medio metraggio è innegabile.

VOTO:7