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venerdì 28 novembre 2014

Una commedia che fa ridere

SCUSATE SE ESISTO
di Riccardo Milani,
Italia, 2014
con Paola Cortellessi, Raul Bova, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Marco Bocci, Ennio Fantastichini.

GENERE: Commedia


Se ti piace guarda anche: C’è chi dice no, Diverso da chi, Viva l’Italia, Mine vaganti.
TRAMA 
"L’Italia è un paese bellissimo, non dovremmo andarcene" dice Serena, una ragazza abruzzese laureata in architettura e con diversi master e importanti carichi in giro per il mondo, che decide di tornare nel proprio paese e finisce così dalle stelle alle stalle, arrivando a svolgere più lavori per sbarcare il lunario, nessuno dei quali necessita delle sue qualifiche. Ma oltre alla mancanza di lavoro ciò che più la scoraggia è il maschilismo imperante di un mondo del lavoro che non vuole le donne. Meglio un idiota, ma maschio, che una donna competente, le dice una donna prima di un colloquio.

COMMENTO

Parte molto bene questa commedia: ottima introduzione del personaggio che mira subito a suscitare l'empatia dello spettatore. La tenuta purtroppo non è uniforme e lo sviluppo di alcuni passaggi risulta discutibile, nonché l’abuso di alcuni cliché (sull’Italia provinciale e sugli omosessuali) è già visto e rivisto, ma Scusa se esisto ha il pregio di far ridere e nel mare di commedie italiane e non che a malapena riescono a strappare un sorriso è già tanto, tantissimo. E si sa, in tempi di crisi, ogni ventata di freschezza è oro colato. 
Il film è diretto da Riccardo Milani, marito della protagonista Paola Cortellesi, nonché già regista della serie tv di Raiuno Tutti pazzi per amore di cui troviamo anche lo sceneggiatore Ivan Cotroneo, regista di cui abbiamo apprezzato La Kryptonite nella borsa e sceneggiatore che ci aveva già fatti ridere con Mine vaganti. Ed è proprio a questo film che ci fanno venire in mente i siparietti queer ma è soprattutto della divertente serie tv di Raiuno che il film è debitore. Al team di sceneggiatori qui c’è però anche la stessa Cortellesi che scrive un film a sua misura: inutile aggiungere che ne è l’interprete perfetta. Perfetto nei panni dell’omosessuale Raoul Bova, vero e proprio uomo oggetto: e anche qui si tenta di ribaltare uno dei cardini cinematografici secondo cui è la donna a dover detenere tale ruolo.

Da apprezzare anche il lato sociale della pellicola, che mescola tanti, tantissimi, decisamente troppi temi di bruciante attualità: oltre alla centrale condizione lavorativa della donna in Italia, c’è molto spazio agli omosessuali, a dire il vero trattati da macchietta ma con qualche riflessione sull’omogenitorialità, e al degrado di alcune aree urbane, in questo caso romane. Il film è infatti dedicato all’architetto donna (e già, manca il termine al femminile!) che ha vinto il bando per occuparsi della riqualificazione del complesso edilizio romano chiamato il Corviale. Impegno sociale tanto, dunque, volontà di far ridere pure. E scusate se è poco.
VOTO: 6,5

mercoledì 26 novembre 2014

Nolan, ovvero l'ambizione

INTERSTELLAR
di Christopher Nolan,
USA, 2014
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Michael Caine, Jessica Chastain, Casey Affleck, Matt Damon

GENERE: Fantascienza
 Se ti piace guarda anche: Gravity, Inception, The tree of life, 2001 Odissea nello spazio

TRAMA
Un agricoltore, ex astronauta, finisce con la figlia adolescente davanti agli uffici segretissimi della NASA e viene scelto per un’importantissima e segretissima missione nello spazio che potrebbe salvare l’umanità minacciata dalle carestie.
COMMENTO

Film complesso, difficile da descrivere o assimilare, sicuramente spettacolare, sicuramente riuscito e interessantissimo nonché piacevolissimo pur con qualche difetto. Quel che è certo è che Christopher Nolan, regista di culto della trilogia de Il Cavaliere oscuro e di Inception, ha fatto nuovamente centro.
Quest’opera visionaria regge il confronto con il potente Inception, che inscenava memorabili viaggi onirici. Qui si viaggia nello spazio, anche se forse, ancora una volta, al centro della pellicola c’è il tema del tempo, cruciale nella filmografia del regista.
Il film è una lotta contro il tempo sotto diversi aspetti, è anche una riflessione sul futuro e sui rapporti umani, e nel suo ostinato desiderio di verità scientifica rimane un film fortemente umanista ed emotivo, tutt’altro che freddo e scientifico come lo poteva essere 2001 odissea nello spazio di Kubrick, pietra miliare ultimamente citata sempre più spesso: da Tree of life a Gravity, due grandi opere degli ultimi anni.
Interstellar è fortemente debitore di Gravity, la cui uscita appare troppo ravvicinata pur senza che nessuno dei due ne risenta poiché in fondo tanto simili quanto diversi. E Interstellar è un film che emoziona, coinvolge, stupisce, confonde: una grande opera in cui le tre ore di visione scivolano via con disinvoltura grazie a un montaggio eccellente e a una sceneggiatura (scritta col fratello) che riesce a mantenersi solida nonostante qualche caduta e qualche passaggio soprattutto nella parte iniziale e ancor più in quella finale.
Ma ad allontanarlo da Inception, che rimane superiore, è il suo tentativo di razionalizzare il tutto, di voler spiegare ciò che là rimaneva vago: un approccio diverso dunque, non per forza negativo, ma sicuramente meno affascinante. Ciò che lascia invece più perplessi è il messaggio globale del film, di stampo sorprendentemente conservatore: il buon Nolan ci dichiara infatti che non c’è scienza senza amore. Non solo: i figli sono l’unica cosa per cui vale la pena vivere. Insomma, in altri tempi Nolan sarebbe riuscito a mettere d’accordo perfino Galileo e la chiesa cattolica.
VOTO: 8,5

domenica 23 novembre 2014

Quel dolce naufragar di Leopardi

IL GIOVANE FAVOLOSO
di Mario Martone,
Italia, 2014
con Elio Germano, Massimo Popolizio, Michele Riondino, Isabelle Ragonese, Anna Mouglalis

Genere: Biopic/dramma.


 Se ti piace guarda anche: Noi credevamo, Bright Star, Marie Antoinette, Howl-L'urlo

E 'l naufragar m'è dolce in questo mare


TRAMA
Giacomo Leopardi è un ragazzo studioso, sedentario e taciturno dotato di un grande talento poetico e di un’indipendenza di pensiero che alla lunga si scontra con le aspettative dei genitori conservatori. Fuggito di casa, cercherà di farsi strada nel mondo, ma il fisico e i modi gli sono avversi: solo con la poesia può imporsi nella società.


COMMENTO
Vita di Giacomo Leopardi, il più importante e studiato poeta italiano dell’Ottocento, ricordato per il proverbiale pessimismo. Dopo aver trasformato in pellicola una lezione di storia italiana cruciale come il Risorgimento italiano Martone ora ci propone la biografia di uno dei tre letterati più “scolastici” che la storia italiana conosca e riesce nell’inaspettata impresa di trasformare il biopic del più pessimista e triste poeta della nostra letteratura in un film pieno di serena speranza.

Il film è infatti colmo di grazia, tenerezza e luce e il proverbiale pessimismo del Leopardi è presentato sotto le vesti di una malinconia in cui è dolce naufragar.
Non si nega nulla del consolidato cliché e il poeta ci è presentato infatti gobbo e pessimista, ma quando gli rimproverano tale pessimismo risponde sincero: come potrei non esserlo?
Mal l’uomo dietro al poeta non è qualcuno che si piange addosso: l’immagine che ne risulta è quella di un individuo realista, persino pragmatico nella visione della vita, più di molti poeti esaltati da momentanee passioni amorose o politiche che ne alteravano le idee. Molto meno pragmatico appare invece il Leopardi nella vita concreta, fisica: dal mangiare, al muoversi, al sesso. Eppure Giacomo non smette mai di stupirsi di fronte alla meraviglia della natura, che sia un ermo colle o un vulcano (magnifica scena conclusiva di fronte al Vesuvio in eruzione). Il regista è così riuscito davvero a trasporre la poetica di Leopardi, rappresentando mirabilmente quel dolce naufragar e lo spettatore può ammettere che “sedendo e mirando, interminati spazi e sovrumani silenzi, una profonda quiete ci assale”. Quiete, tenerezza, immedesimazione per un personaggio atemporale e universale fanno de Il giovane favoloso un valido esempio di trasposizione letteraria, anzi poetica: ciò che conta non è la trama, ma le sensazioni, le impressioni oserei dire. Ottimo Elio Germano, bellissime la fotografia, la ricostruzione storica e le musiche affidate all'altrimenti musicista elettronico Sasha Ring, che mischia anacronisticamente musica classica e moderna.

VOTO: 8

mercoledì 19 novembre 2014

Boyhood, quando il cinema è vita.

BOYHOOD
di Richard Linklater,
USA, 2014
con Ellar Coltrane, Ethan Hawke, Patricia Arquette, Lorelei Linklater, Zoe Graham
Genere: Commedia drammatica


TRAMA
Mason è un ragazzino che vive con la sorella maggiore e la madre e ne seguiamo la vita nei dodici anni successivi, fino al suo arrivo al college.
COMMENTO
Pochi giorni di riprese anno dopo anno, per dodici anni: l’esperimento sarebbe già qui interessante. Ma il regista ha fatto di più, perché nel ritrarre una normale famiglia americana a cavallo tra l’inizio del nuovo millennio e i nostri giorni, ritrae l’evoluzione del mondo occidentale intero, con una serie di riflessioni importanti.
La storia della famiglia è speciale e ordinaria allo stesso tempo: coppie che si separano, figli che prima cercano padri lontani e poi cercano se stessi. Eppure per tre ore lo spettatore rimane incollato allo schermo per seguirne le vicende.


Poi c’è il contorno, piccoli grandi riferimenti che rendono il tutto un’interessante riflessione sulla nostra storia recente e in tre ore c’è spazio davvero tutto, dalle cose più serie a quelle più leggere. Vi è il governo bellico di Bush, l’11 settembre, l’avvento della tecnologia e dei social network, ma anche temi universali e atemporali come la religione e l’amore, passando per riferimenti culturali di ogni tipo, da Star Wars a Britney Spears.
Ottimi gli attori, che si sono prestati a questo esperimento coraggioso, eccellenti le musiche che ripercorrono un decennio. Ma non c’è spazio per catarsi, scene edificanti nostalgia e nemmeno pessimismo: la vita scorre veloce, implacabile, e così la visione di tre ore scivola leggera.
E come il protagonista, anche noi spettatori compiamo un vero viaggio: ma si tratta di un viaggio all’interno di noi stessi, della (nostra) storia. La nostra vita si trasforma in cinema, il cinema si trasforma in vita, il cinema è vita.

VOTO: 8,5

venerdì 14 novembre 2014

Buoni a nulla

BUONI A NULLA
di Gianni Di Gregorio,
Italia, 2014
con Gianni di Gregorio, Marco Marzocca, Marco Messeri, Valentina Lodovini, Anna Bonaiuto, Camilla Filippi


Genere: Commedia
Se ti piace guarda anche: Gianni e le donne, Pranzo di ferragosto
TRAMA
Gianni conta ormai i giorni che lo separano dalla pensione, ma l'ultima riforma legislativa lo costringe a posticipare di alcuni anni l'agognato ritiro e a trasferirlo in un ufficio periferico in cui deve imparare nuove mansioni...
COMMENTO
A sei anni dall'effervescente esordio con Pranzo di Ferragosto che lo catapultò nel cinema che conta, Gianni di Gregorio continua la sua carriera cinematografica con il terzo titolo da regista, sceneggiatore e protagonista e lo fa con la sua consueta simpatia, eleganza e sarcasmo.
Il suo alter ego ripropone tratti già visti nei suoi due film precedenti: un signore in età pensionabile garbato, vessato dalle donne e in generale da coloro che lo circondano. 
In questo terzo film avviene la presa di coscienza attraverso l'analisi di un parente (Marco Messeri) che lo mette in guardia: "devi iniziare a dire di no, non puoi accontentare tutti! Devi sfogarti, arrabbiarti!"
L'uomo mette in pratica il consiglio e comincerà a raccogliere i propri frutti.
Ma il film non parla solo di una presa di coscienza: Di Gregorio come al solito riesce a compiere una critica sociale precisa, questa volta prendendo di mira il burocratico mondo delle riforme e del lavoro pubblico, nonché della viabilità romana. 
Resta impossibile non lasciarsi conquistare da questo simpatico personaggio e dai toni generali del film, una commedia che non fa mai ridere ma sempre sorridere e uscire di sala col buonumore. 
Tuttavia occorre ammettere che la pellicola ha il fiato corto e presenta un finale decisamente affrettato e banale. Problemi di sceneggiatura, dunque, già avvertiti nel precedente e gradevolissimo Gianni e le donne, che però sfoggiava un finale convincente. Ne risentono trama e personaggi e dispiace vedere alcuni bravi interpreti divenire semplici macchiette, come Valentina Lodovini e Anna Bonaiuto. Efficace invece il personaggio del collega, che ha fatto vincere il premio per miglior attore a Marco Marzocca.
Questo limite di sceneggiatura appare in realtà una questione presente, in misure diverse, in tutti i film di Di Gregorio, che poggiano su due elementi portanti: una buona idea di partenza e la sua faccia, maschera vivente. 
Ma non basta: al terzo film il limite diventa tangibile e ci auguriamo che il prossimo progetto si presenti più definito. Perché in Italia c'è bisogno delle commedie garbate di Gianni Di Gregorio.
VOTO: 6,5

lunedì 20 ottobre 2014

Divergent: che una nuova saga abbia inizio..



DIVERGENT
di Neil Burger
USA, 2014
con Shailene Woodley, Theo James, Kate Winslet, Ansel Elgort, Ashley Judd.

TRAMA
tutto va nel migliore dei modi possibili in questo mondo governato dai Candidi che decidono il destino di ognuno: peccato che Beatrice, scoccata l’età per assegnarle il proprio ruolo, si scopre divergente, ovvero non incanalabile in nessuna delle categorie prestabilite dalla legge.

COMMENTO
Futuro distopico, ragazzina scontrosa che suo malgrado cambierà il pianeta, un governo che decide il destino di un popolo in cui non sono ammesse sfumature: insomma nulla di nuovo all’orizzonte.

Tratto dalla prima teen novel della giovanissima Veronica Roth (classe 1988) siamo di fronte a una nuova trilogia letteraria pronta ad approdare al cinema con successo.

Il regista di The Illusionist e Limitless Neil Burger costruisce un action coinvolgente capace di reggere i 139 minuti di durata. Le atmosfere sono avvincenti benché non particolarmente originali, gli effetti speciali buoni, la recitazione dignitosa anche se la protagonista Shailene Woodley non è Jennifer Lawrence (anche se a dirla tutta è la Lawrence ad essere troppo brava per un film come Hunger Games). Dispiace vedere coinvolta in un simile blockbuster Kate Winslet, che dopo anni di assenza avremmo preferito vedere altrove. Il finale è aperto ovviamente: il fiato rimane sospeso, ma lo spettacolo è assicurato.

VOTO: 6,5

sabato 18 ottobre 2014

Ben arrivata nuova teen saga

MAZE RUNNER - IL LABIRINTO
Di Wes Ball,
USA, 2014
con Dylan O’Brien, Kaya Scodelario, Will Poulter, Patricia Clarkson, Thomas Brodie-Sangster
Se ti piace guarda anche: Il signore delle mosche, Hunger Games, Divergent, The giver-Il mondo di Jonas, The Village
 

TRAMA

Thomas, senza ancora ricordarsi il suo nome, si ritrova balzato nella radura, uno spazio verde circondato da mura altissime dietro alle quali si nasconde un labirinto invalicabile: è da tre anni che altri ragazzi, tutti più o meno suoi coetanei, hanno provato invano ad attraversarlo. Privati di una loro identità e di uno scopo che vada oltre alla quotidiana sussistenza, i ragazzi sembrano condannati a ripetere giorno dopo giorno la stessa vita e a ripetere gli stessi riti, vivendo in uno stato di costante paura e ignoranza.
COMMENTO

L’esordiente regista Wes Ball, già addetto agli effetti speciali, si è ritrovato davanti a una bella sfida e l’ha vinta: Maze Runner è uno dei migliori film dell’ormai infinita serie di adattamenti di saghe Young Adult che mescolano fantasy e fantascienza distopica: pur non raggiungendo i livelli di Hunger Games, supera i risultati di Divergent e The Giver, grazie a un mix di ingredienti di sicuro successo.
The Maze runner, infatti, adattando il romanzo di James Dashner (il primo di una serie di 5 romanzi, siete avvertiti) fa avanzare i propri personaggi per livelli, usando audacemente uno stile che ricorda molto quello dei videogiochi, mentre l’impostazione generale rimanda fortemente a quella di una lunghissima puntata pilota di una serie tv. All’idea della serialità è infatti fortemente questo nuovo franchise che ritroveremo al cinema (per almeno i prossimi 5 anni), mentre le atmosfere guardano molto al passato: viene in mente subito appunto una serie tv, Lost, ma anche Il signore delle mosche e perfino The Village.
A renderlo diverso dagli altri film del genere è anche la singolare presenza di un cast esclusivamente maschile (proprio come ne Il signor delle mosche), se si tolgono le ultime scene con la brava Kaya Scodelario lanciata da Skins e Patricia Clarkson (purtroppo da troppo tempo assente dal cinema che conta): ciò permette l’assenza di una deriva sentimentale che ha caratterizzato tutte le opere del genere finora, intaccando notevolmente il ritmo. Qui non c'è spazio per scene sdolcinate e cadute di ritmo: l'adrenalina è garantita.
Ben arrivata, dunque, nuova saga.

VOTO: 7

giovedì 16 ottobre 2014

The Giver: un'altra saga teen fantasy



THE GIVER - 
IL MONDO DI JONAS
di Philipp Noyce
USA, 2014
con  Brenton Thwaits, Jeff Bridges, Meryl Streep, Katie Holmes, Alexander Skarsgaard
Genere: Fantasy
Se ti piace guarda anche: Hunger Games, Hunger Games: la ragazza di fuoco, Upside Down, Divergent, Maze Runner - Il labirinto





TRAMA
In un futuro in cui l’uomo ha scelto l’uniformità e affidato tutto a un consiglio di pochi che sceglie il destino (dalla famiglia di affidamento al lavoro) di tutta la popolazione il giovane Jonas è incaricato di raccogliere i segreti della storia dell’umanità…
COMMENTO
Per una volta sembra non essere in futuro distopico alla Hunger Games (visto anche in Divergent): tutto fila liscio, nessuno si pone problemi perché nessuno sa che dalle loro vite è stato tolto (letteralmente) ogni colore. Il film inizia dunque in bianco e nero, per colorarsi man mano che a Jonas si aprono gli occhi (un po’ come accadeva in Pleasentville) e scopre quali meraviglie e quali orrori è in grado di compiere l’uomo. In realtà anche questo film si inserisce benissimo nel filone di film distopici dedicati a un pubblico adolescenziale e tratti da trilogie inaugurati da Hunger Games, eppure c’è da segnalare che la fonte letteraria in questione, una tetralogia in questo caso, risale a una ventina di anni fa: usciva infatti nel 1993 il primo dei libri scritto da Lois Lowry. Progetto caldeggiato da Jeff Bridges da una quindicina d’anni, è solo grazie al recente successo di Hunger Games che Hollywood ha pensato di portare in sala quest’ennesimo elogio delle diversità, della tolleranza e dell’amore fraterno. Nulla di nuovo, eppure sempre così necessario se guardiamo cosa sta succedendo nel mondo intorno a noi. Il regista Philipp Noyce, che dall’esordio nel lontano 1989 con Ore 10 calma piatta non aveva diretto nessun film particolarmente degno di nota, riesce a costruire un film adatto a tutti che ha anche il merito di sapere emozionare (con qualche leziosità). L’esiguo esito al botteghino per il momento non ne garantisce il sequel: staremo a vedere.
VOTO: 6,5