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mercoledì 22 aprile 2015

Into the woods

INTO THE WOODS
di Rob Marshal
USA, 2014
con Emily Blunt, James Corden, Anna Kendrick, Meryl Streep, Chris Pine, Daniel Huttlestone, Lilla Crawford, Christine Baranski, Tammy Blanchard, Lucy Punch, Tracey Ullman, Billy Magnussen,  Mackenzie Mauzy, Frances de la Tour, Johnny Depp

Genere: Musical Fantasy
 
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Cappuccetto rosso, jack e i fagioli magici, Raperonzolo, Cenerentola s’incontrano in un unico musical: l’effetto è, in ordine: divertente, sorprendente, stucchevole e infine trascurabile.
Le quasi due ore di musical non riescono a mantenersi omogenee e il divertimento di vedere come s’intrecciano questi classici diventa intrattenimento vero quando questi volgono a termine e lo spettatore si domanda: e adesso? Peccato che dopo qualche trovata politicamente scorretta il film si perda, diventi noioso e cerchi inesorabilmente di smorzare i toni e rabbonire tutti.
Peccato, perché le intuizioni non mancavano e per un momento si crede che il musical voglia virare sul dark (quando la matrigna di Cenerentola taglia dita e calcagni alle figlie pur di vederle calzare la scarpetta) o sul sexy (quando il principe tradisce Cenerentola); ma è solo un’illusione, siamo lontani dalle rivisitazioni di Angela Carter.
Restano le ambientazioni, ottime, le canzoni di’impianto classico di Stephen Sondheim (Il barbiere di Sweeney Todd, Dick Tracy) James Lapine e gli attori, tutti bravi, soprattutto i bambini. Nel reparto star, Meryl Streep si conferma interprete versatile di grande talento e Johnny Depp conferma di essere diventato la grottesca parodia di sé stesso, o meglio di Jack Sparrow, ruolo che l’ha cannibalizzato.
Tra i volti più nuovi, spiccano Emily Blunt, Anna Kendrick e James Corden.

VOTO: 6

giovedì 16 aprile 2015

La famiglia Bélier


LA FAMIGLIA BELIER
(La Famille Bélier)
di Eric Lartigau
Francia, 2014
con Louane Emera, François Damien, Karin Viard, Ilian Bergala

Genere: Commedia
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Una liceale francese, unica udente di una famiglia di non udenti, scopre di aver il dono del canto e le si apre davanti un bivio: tentare un futuro da cantante o continuare ad aiutare i genitori agricoltori?

I francesi ce l’hanno fatto ancora: dopo Quasi amici sono riusciti a esportare un’altra commedia in cui disabilità e humour si incontrano. 

mercoledì 8 aprile 2015

Suite Francese

SUITE FRANCESE
(Suite française)
UK, Francia, 2015
di Saul Dibb
con Michelle Williams, Matthias Schoenaerts, Kristin-Scott Thomas, Margot Robbie
Genere: Drammatico/ Storico


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Seconda guerra mondiale, piccolo paese della Francia occupata da nazisti che vengono fatti alloggiare presso gli abitanti, tutti ostili a parte Lucille, giovane sposa col marito al fronte che si ritrova, gradualmente attratta da un colonnello colto e gentile, amante della musica come lei.

Saul Dibb, sei anni dopo il suo debutto, La Duchessa, adatta un altro bestseller in cui costumi e denuncia sociale si incontrano: là Keira Knightley, in sontuosi abiti settecenteschi soffriva in sfarzosi castelli in cui era obbligata a subire i tradimenti e le angherie del marito, qui, negli anni della guerra, un’altra figura femminile condannata a interpretare la parte della vittima in una società sessista e retrograda. C’è quindi un filo conduttore nell’opera di questo regista poco prolifico, nonché un innegabile talento nel restituire con fedeltà e coinvolgimento i periodi storici rappresentati. 
Suite Francese è infatti impeccabile dal punto di vista di tutto ciò che è cornice: la musica, la scenografia, i costumi. E in un film come questo la cornice è di vitale importanza. Le lacune sono in alcuni passaggi di scrittura nell’evolversi (e dissolversi) della liason amorosa. Ma il rischio mélo è scongiurato: prevale, invece, l’accurata ricostruzione di una piccola storia che si scontra con la Storia. Il film rappresenta nondimeno un modo per confrontarsi con un’autrice di talento scoperta tardivamente: Irène Nemirovsky, deportata e uccisa in campo di sterminio. Ma come dice la didascalia che chiude il film, il nazismo non l’ha uccisa veramente perché la sua opera vive tutt’ora e rappresenta una vittoria sul male. Parole della figlia dell’autrice, che ha trovato il manoscritto, incompiuto, in una vecchia valigia. Delle cinque suite previste, l’autrice ne ha portate a termine solo due, nel film riproposte con un finale che probabilmente sarebbe piaciuto alla stessa autrice e a sua figlia, morta pochi mesi prima delle riprese. Attori tutti adeguati: da Michelle Williams, sfuggente e discreta protagonista, una sempre brava Kristin-Scott Thomas, il ritrovato  Matthias Schoenaerts di Un sapore di ruggine e ossa e un'irriconoscibile Margot Robbie (The Wolf of Wall Street).
VOTO: 7 

martedì 24 marzo 2015

Foxcatcher

FOXCATCHER

di Bennett Miller,
USA, 2014
con Channing Tatum, Steve Carell, Mark Ruffalo, Sienna Miller
Genere: Sportivo/dramma
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Mark e David Schulz sono due lottatori vincitori dell’oro alle Olimpiadi

Un ricco magnate che non sa come impiegare tempo e denaro, decide di ingaggiarli per portarli alle Olimpiadi successive a patto che si trasferiscano nella sua enorme tenuta.

I toni lividi, glaciali e sospesi che fanno capolino già nelle prime scene donano un’aurea grigia e funerea che avvolge l’intero film e ne anticipa il tragico epilogo, fatto di cronaca nera mai veramente decifrato.

E nemmeno gli autori si prefiggono di farlo : il film si limita a mostrare quello che successe ai due campioni, senza scegliere punti di vista particolari, anche se lo spettatore è portato a immedesimarsi con il protagonista, uno schivo atleta con qualche problema relazionale. Risultata difficile comunque empatizzare coi personaggi o farsi coinvolgere da quanto messa in scena. Si salvano solo le atmosfere cupe e appare di conseguenza del tutto inspiegabile il Ppremio alla regia all’ultimo festival di Cannes e completamente incomprensibili le cinque nomination agli Oscar, non solo perchè immeritate, ma perchè effettivamente Steve Carell, nominato miglior attore protagonista, non è nemmeno protagonista. Lo è invece Channing Tatum, il più in parte dei tre personaggi e quindi snobbato. La sua monoespressività e il fisico massiccio lo rendono perfetto per il ruolo. Mark Ruffalo anche lui è imprigionato in un ruolo senza sfumature, eppure siè visto candidato all’Oscar. L’abbiamo visto pochi mesi fa in performance ben migliori, basta pensare a The Normal Heart o Tutto può cambiare.

VOTO: 6

mercoledì 18 marzo 2015

Maraviglioso Boccaccio

MARAVIGLIOSO BOCCACCIO

di Paolo e Vittorio Taviani,

Italia, 2015

Genere : commedia

Con Vittoria Puccini, Riccardo Scamarcio, Flavio Parenti, Kim Rossi Stuart, Lello Arena, Kasia Smutniak, Michele Riondino, Carolina Crescentina, Paola Cortellesi e Jasmine Trinca


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Occorre subito precisare che a parte il titolo, non vi è nulla di meraviglioso nel Boccaccio dei Fratelli Taviani.

Siamo di fronte a un gruppo di giovani che decide di scappare da una Firenze impestata e per passare il tempo si raccontano delle storie. Poi, di punto in bianco, decidono di tornare in città : la peste sarà sparita, no ?

Le novelle boccaccesche portate nel film non lasciano il segno : nella maggior parte dei casi vorrebbero essere drammatiche e romantiche, in altri sarcastiche (quella del pittore Calandrino) e perfino coraggiose nel denunciare l’ipocrisia clericale (l’episodio in convento almeno strappa qualche sorriso). La realtà è che non sono nessuna di queste cose.

L’unico obiettivo centrato dagli ottuagenari fratelli, che solo l’anno scorso avevano vinto il Festival di Berlino, è di averci trasportato nel Trecento : buona la ricostruzione storica. Ma i pregi finiscono qua. Anzi, no: riconosciamo anche ai Taviani di aver tolto dal Decameron quell’aspetto carnale che da Pasolini in poi ha dato via a un genere proprio, il boccaccesco appunto. Ma è poi un pregio ? Probabilmente no, ma esprime un punto di vista e una direzione precisa.

Concludiamo con gli attori : se nel precedente Cesare deve morire avevano portato in scena dei tenuti qui affidano i ruoli a una moltitudine di volti noti del piccolo schermo e a qualche attore cinematografico : nessuno fa una buona figura.


VOTO : 5,5

martedì 10 marzo 2015

Un piccione seduto su un ramo.....

UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULLA SUA ESISTENZA

(En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron)

di Roy Andersson

Svezia, 2014

Genere:?

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Tanti piccoli frammenti di vita, un affresco che non si può nemmeno definire corale poiché la maggior parte delle storie sono slegate tra loro e pochi personaggi ritornano più volte. Non è nemmeno un affresco sociale della Svezia attuale, perchè vi sono anche flashback.

Un piccione seduto su un ramo riflette sulla sua esistenza è un’esperienza artistica che ci porta a riflettere sulla nostra esistenza e a concentrarsi sul potere dell’immagine e delle parole. Queste ultime sono spesso vuote e ripetitive nel film, come lo è ormai il dialogare umano quotidiano.

La forza delle immagini è però dirompente grazie all’eccellente fotografia di István Borbás: le 39 scene che formano il film sono piani sequenza girati con la macchina fissa che immergono lo spettatore in 39 fotografie «animate» legate da una certa uniformità cromatica (colori asettici, con preponderanza di grigio e verde chiaro). Immagini di grande impatto per scene che rimangono impresse come quella disturbante degli schiavi neri arsi davanti agli occhi dei vecchietti che applaudono.

Ma c’è spazio anche per scene divertenti (il ballerino molestato) e perfino per il musical. Ma oltre alla commistione di generi e toni e alla bella fotografia, il film è da ammirare per aver riportato al cinema atmosfere care al teatro dell’assurdo e al surrealismo (la formidabile scena del re settecentesco Carlo XII che entra a cavallo in un bar odierno si troverebbe a proprio agio in un film di Buñuel). Non tutte le scene sono riuscite, alcune non sono forse necessarie, ma complessivamente il film si rivela una visione affascinante, capace di evocare tante suggestioni.
VOTO : 8

mercoledì 25 febbraio 2015

Birdman

 BIRDMAN

Di Alejandro González Iñárritu

USA, 2014

Genere : commedia ?

Con Michal Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Andrea Risebourgh, Zach Galifianakis, Amy Ryan


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VINCITORE DI 4 PREMI OSCAR: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE, MIGLIORE FOTOGRAFIA. 



TRAMA

Un divo hollywoodiano in declino, famoso per aver interpretato il supereroe Birdman, debutta a Broadway come regista e attore teatrale : è disposto a tutto pur di aver successo.

COMMENTO

Cinico, dissacrante, spietato ritratto di Hollywood e Broadway, ovvero l'essenza del cinema e del teatro statunitense e quindi, in fondo, anche mondiale. Quasi un film verità, in cui non viene risparmiato nessuno, a partire dal protagonista, Michael Keaton, anche lui imprigionato nel ruolo di Batman che lo rese celebre una ventina d’anni fa.


Montato in modo eccezionale (Oscar scippato) da
Douglas Crise e Stephen Mirrione come un unico piano sequenza, recitato divinamente da tutti : non solo Michael Keaton e gli altri nominati all’Oscar Edward Norton, narciso, arrogante e instabile, Emma Stone, sfuggente e insofferente, ma anche Naomi Watts, straordinaria nei panni di un’attrice talentuosa ma insicura, l’ammaliante Andrea Risebourgh e perfino Zach Galifianakis di Una notte da leoni.

Bellissima fotografia di Emmanuel Lubezki (secondo Oscar consecutivo per lui) e musica jazz minimal, effetti speciali ottimi: insomma un film impeccabile, sotto tutti i punti di vista. Un difetto? Narciso, compiaciuto, arrogante ed esagerato come i propri personaggi maschili: Birdman sembra voler inseguire in ogni scena il pezzo di bravura, quell’inquadratura, quello stacco, quella performance da applausi. E ci riesce! 

Ma alla fine, Birdman non è solo Michael Keaton, Birdman è pure Iñárritu, che con l’Oscar tra le mani potrà finalmente spiccare il suo volo di gloria. 

Da guardare assieme a Maps to the stars, davvero speculare per molteplici aspetti, ma meno pretenzioso e più divertente.

VOTO : 8

lunedì 23 febbraio 2015

And the Oscars go to ....

Ne ho beccati solo 11 su 20.
4 statuette per The GrandBudapest Hotel e Birdman, che però ha vinto l’Oscar principale, quello per migliore film dell’anno.
3 gli Oscar a una delle sorprese dell’anno, Whiplash
Tutti gli altri con una sola nomination.
Come attore vince alla fine il giovane Redmayne per La Teoria del tutto, gli altri interpreti erano invece già abbondantemente annunciati. Le sceneggiature migliori dell’anno? Birdman e The imitation game
Nessuno scandalo, nessun premio rubato, tutto tranquillo e più o meno previsto.


Miglior film:
Birdman
Miglior attore protagonista
Eddie Redmayne - La teoria del tutto
Miglior attrice protagonista:
Julianne Moore - Perdersi - Still Alice
Miglior regista:
Alejandro G. Inarritu
Miglior film straniero
Ida - Polonia
Miglior Colonna sonora
The grand Budapest hotel
Miglior attore non protagonista:
J.K. Simmons - Whiplash
Miglior attrice non protagonista:
Patricia Arquette - Boyhood
Miglior sceneggiatura non originale:
The Imitation Game
Miglior sceneggiatura originale:
Birdman
Migliore fotografia:
Birdman
Miglior montaggio:
Whiplash
Migliore scenografia:
The Grand Budapest Hotel
Miglior trucco:
The Grand Budapest Hotel
Migliori costumi:
The Grand Budapest Hotel
Migliori effetti speciali:
Interstellar
Migliore canzone:
"Glory" - SELMA
Miglior sonoro:
Whiplash
Miglior montaggio sonoro:
American Sniper
Miglior film d'animazione
:
Big Hero 


Dal red carpet ho scelto queste: Emma Stone, la più bella, nominata per Birdman, Jessica Chastain, ingiustamente snobbata e Keira Knightley, ingiustamente nominata per The Imitation Game benché rimanga la mia preferita. Al suo fianco Lady Gaga.