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lunedì 18 giugno 2012

Dark Shadows: indubbiamente godibile, ma dimenticabile


DARK SHADOWS
di Tim Burton
USA, 2012
Commedia dark,
con Johnny Depp, Eva Green, Michelle Pfeiffer, Chloe Moretz, Bella Heatchcote, Helena Bonham Carter Scott Lee Miller.

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Se ti piace gaurda anche: Twixt, Il mistero di Sleepy Hollow, Hunting-Presenze, Beetlejuice

Barnabas Collins (Johnny Depp), dopo essere sbarcato nel Maine con i genitori alla fine del ‘700, vi ritorna negli anni ’70 del ‘900 dopo che alcuni operai hanno profanato la sua tomba. Il nostro protagonista è infatti un vampiro, assettato di sangue ma anche di rivalsa nei confronti della perfida strega Angélique (Eva Green) che l’ha reso un vampiro e ha ucciso chiunque lo amasse.


Un Tim Burton più divertito che divertente, personalissimo ma un po’ a corto di idee tanto da frullare molti suoi film in un’unica opera, deludendo i fan che si aspettavano qualcosa di nuovo dopo il blockbuster su commissione Alice in Wonderland.
In questo nuovo capitolo della sua filmografia Burton si rifà a una vecchia serie Tv americana e decide invece di affrontare pure lui, come il collega Coppola, il mito imperante del vampiro, con l’ombra di Twilight (e il relativo mix di comicità involontaria e romanticismo sdolcinato) sempre in agguato.
Eppure la visione del film si rivela in qualche modo rassicurante, tanto è familiare, agli aficionados. Ci sono le solite atmosfere dark, i costumi e i trucchi strampalati, Johnny Depp ed Helena Bonham Carter sopra le righe, castelli infestati e foreste, il tutto perfettamente confezionato grazie a un montaggio e a una fotografia come di consueto impeccabili.
La sceneggiatura però è, si spera volutamente, approssimativa, anche se qualche dubbio sull’ispirazione del regista rimane in questo calderone che mischia un po’ tutto l’immaginario gotico condendolo con una buona dose di humour nerissimo. Le battute simpatiche infatti non mancano e i toni sono quelli della commedia, per quanto dark, ma questi siparietti (auto)ironici pongono il regista sulla difensiva, al contrario di quanto accadeva in altri titoli (Edward mani di forbici o Il mistero di Sleepy Hollow per citarne due affini) in cui rivendicava la sua poetica del romantico. Ora Burton sembra non crederci neppure lui al suo romanticismo decadente e al gusto gotico, tanto da farne quasi una parodia.
Ma l’elemento che lascia più perplessi è la caratterizzazione dei personaggi, nessuno dei quali davvero capace di lasciare il segno. Sono infatti tanti, perfino troppi, potenzialmente affascinanti e indimenticabili, alla fine del film già dimenticati. Si salvano l’ennesima maschera di Johhny Depp, qui vampiro dandy scanzonato e divertente, tutto tic ed espressioni desuete, e la bomba sexy e perfida oltre ogni dire di Eva Green, perfetta in ogni posa e look (che meraviglia la galleria di suoi ritratti appesi nel suo studio e che ridere la scena di sesso con Barnabas).


Gli altri innumerevoli personaggi di questa famiglia purtroppo però non lasciano il segno. È il caso della rediviva Michelle Pfeiffer, già Catwoman per Burton, il cui personaggio della padrona di casa, inizialmente centrale, alla fine resta insipida e non ben definita.

Stesso discorso per la giovane Bella Heathcote, nel duplice ruolo di Vicky e Josette, che pare essere l’eroina romantica del film e poi viene abbandonata completamente nella parte centrale del film.
Non va meglio neppure alla signora Burton, qui relegata a un ruolo insolitamente sbiadito: una psichiatria alcolizzata che vuole usare il sangue di Barnabas per restare immortale. Né simpatica, né antipatica, semplicemente sfocata.
La promettente Chloe Moretz, adolescente ribelle dalle tendenze hippie, buca subito lo schermo ma anche con lei la sceneggiatura non è stata affatto generosa, dimenticandola nel mezzo dell’opera salvo poi ricordarsi di lei e trasformarla in licantropo nelle ultime scene tanto per farle fare qualcosa e aggiungere un ulteriore tocco gotico-fantasy.
Del tutto sprecata pure la figura del bambino che vede i fantasmi,  Gulliver McGrath e quella di suo padre, Scott Lee Miller. I veri camei sono assai più gustosi: Alice Cooper e Christopher Reeve.
Alla fine dei conti un racconto gotico sopra le righe splendidamente confezionato,  Kitsch ed eccessivo, che si lascia guardare volentieri ma non resta particolarmente impresso in quanto tutto è già visto.

VOTO: 7

13 commenti:

  1. mi trovi assolutamente d'accordo, un film piacevole ma non un capolavoro. io gli diedi una sufficienza:)

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    1. Io un po' di più perché comunque è visivamente bellissimo!

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  2. Sì, anche io mi trovo d'accordo. Le scene che mi sono piaciute in assoluto, sono quelle in cui appare il fantasma di Josette, rendevano bene!

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    1. Nel gotico Tim è insuperabile! Peccato che il contrasto con i colori e atmosfere 70's non è così riuscito!

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  3. Io nella mia recensione l'ho buttato giù con durezza, invece. Come film mi ha deluso proprio tanto. Peccato, aveva tanto potenziale e l'hanno trasformato in uno scipito filmone pseudo-autoriale con finale pirotecnico. L'ho odiato, lo ammetto.

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    1. Allora verrò a leggere la tua stroncatura, che però ci può stare tutta, ma io mi sono divertito e non ho voluto essere troppo severo col vecchio Timmy!

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  4. Ciao!
    Direi un film si guardabile dal 6 al 7, ma non è un film memorabile....
    e poi vi sono dei strani tempi morti che in film come questi non ci devono essere.....
    io credo che questo film se fosse stato più comico, sarebbe stato superiore.
    E invece non si capisce dove vada a parare.....
    Buona serata!

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  5. Sì concordo: le scene divertenti sono piacevoli, ma troppo poche: in generale non si capisce che tono si voglia adottare!

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  6. si Dark Shadow è un buon film, ma forse per Tim Burton ci vuole un progetto di una pellicola più matura, adesso me lo aspetto da lui, dopo i gioielli che mi ha dato - escluso Alice in Wonderland -.

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  7. Il film di Tim Burton che al momento preferisco è Edward mani di forbice! :)
    ma sai che è proprio bello il tuo blog!

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