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giovedì 13 ottobre 2011

Finalmente una commedia americana gradevole con una coppia deliziosa

AMICI DI LETTO
(FRIENDS WITH BENEFITS)
di Will Gluck,
USA, 2011
con Mila Kunis, Justin Timberlake, Woody Harrelson, Patricia Clarkson, Jenna Elfmann, Richard Jenkins
se ti piace guarda anche: Amici, amanti, e..., Amore e altri rimedi.
Al cinema dal 14 ottobre

Un ragazzo e una ragazza decidono di diventare amici di letto, ma si sa come vanno a finire queste cose…


La trama è tutta qua, già vista pochi mesi fa nel ben più deludente Amici amanti e.. eppure il regista Will Gluck dopo il grande successo (anche e soprattutto di critica) di Easy Girl torna, anche in veste di sceneggiatore a fianco di Keith Merryman e David Newman, con un’altra commedia politicamente scorretta ma non volgare e soprattutto ben scritta e senza cadute di ritmo. Come già mostrato nel suo film precedente, che ha fruttato una nomination al Golden Globe a Emma Stone (qui in un cammeo), Gluck sa dirigere benissimo i propri attori e trasforma Justin Timberlake (dopo il deludente Bad Teacher e la notevole prova nel memorabile The Social Network) e Mila Kunis (premiata a Venezia per Black Swan) in due commedianti di razza che dimostrano che si può recitare bene anche in una commedia. Al loro fianco, in piccole parti un cast più che gustoso, con l’indimenticata Jenna Elfman di Dharma e Greg, un irresistibile Woody Harrelson  e i due bravissimi caratteristi Richard Jenkins (Mangia, prega, ama) e Patricia Clarkson (Basta che funzioni, Shutter Island).

Il fatto che sia un film commerciale con ambizioni autoriali  si vede subito dall’incipit, davvero accattivante, in cui ci vengono presentati i due protagonisti nel momento in cui vengono mollati.
A questo si aggiungono un’attenzione non comune ai paesaggi, particolarmente valorizzati: una fotografia decisamente sopra la media per un blockbuster ci mostra una New York mai così bella negli ultimi anni di cinema e una piacevole colonna sonora che vanta la fantastica L.O.V. dei Fitz & the Tantrums nell'ottima scena inziale e Pumped Up my Kicks dei Foster the People. 
Dopo tante commedie sul tema (ben tre quest’anno, di cui quella con la Portman è decisamente la peggiore anche se la più fortunata al botteghino) e numerose altre commedie da dimenticare, ecco finalmente un esempio di commedia all’americana che ci piacerebbe vedere più spesso. Furba, intelligente, autoironica e perfino divertente e sexy. Le scene sexy tanto attese in effetti ci sono, ma viste con un'inedita ottica anti-maschilista che tende a spogliare più attori che attrici, con una valanga di didietro maschili capeggiati dall'intrepido Timberlake e un unico nudo della Kunis per il quale in realtà è stata usata una controfigura.  

E come ogni buona commedia che si rispetti non mancano le scene cult, su tutte quella in cui i
due giurano di fare sesso senza sentimenti sull’applicazione della Bibbia.

VOTO: 7-

  




mercoledì 12 ottobre 2011

Dov'è finito il fascino discreto della borghesia?

CARNAGE
di Roman Polanski
Francia/Polonia/Germania/Polonia
con Kate Winslet, Jodie Foster, Cristoph Waltz, John C. Reilly


Una coppia è ospite di un’altra coppia per parlare di una questione che riguarda i figli e non riesce a lasciare l’appartamento..

Sembra una premessa degna del miglior Buñuel e se si aggiunge che è tratto da una pièce che ha vinto il prestigioso Tony Award nel 2009 le aspettative non potevano che essere altissime.

Per lo più Polanski si è servito della collaborazione della stessa drammaturga alla sceneggiatura del film, ovvero Yazmina Reza, anche attrice e regista (è del 2010 il suo Chicas, con Carmen Maura ed Emmanuelle Seigner che guardacaso è moglie di Polanski) che aveva già collaborato in passato col regista.

A tutto questo aggiungiamo la calorosissima accoglienza al Festival di Venezia, con critici che ipotizzavano una pioggia di premi giustamente non arrivati.

Forse le aspettative erano perciò troppo alte e la delusione si è rivelata cocente.


La commedia non decolla mai e la descrizione caustica di questi borghesi sembra fine a se stessa: i personaggi non fanno che parlarsi addosso, i prototipi che rappresentano sono visti e rivisti e i dialoghi sono sì taglienti, sì ottimi, ma non memorabili.

Che cosa dice di nuove il film? Nulla: siamo tutti vittime e carnefici, è solo questione di angolazioni.

E nemmeno nella messa in scena non c’è nulla di originale. Gli attori sono bravissimi, ma la Winslet quando mai non lo è stata? Nel quartetto a spiccare su tutti è Jodie Foster, degna di ogni premio.

Naturalmente Polanski è Polanski e la sua mano autoriale si vede, ma la messa in scena del suo gioco al massacro alla fine non è nulla di devastante, ma un semplice esercizio di routine, che nel suo caso significa comunque un film valido.


VOTO : 7

venerdì 7 ottobre 2011

L'intramontabile fascino di Jane Eyre: film del weekend

JANE EYRE,
di Cary Joyi Fukunaga,
UK, 2011

Dal 7 ottobre al cinema
Se ti piace guarda anche: Orgoglio e Pregiudizo, Jane Eyre (1996)

Jane Eyre è una bambina sfortunata, cacciata di casa dalla ricca zia e cresciuta in un collegio in cui vige una disciplina ferrea. Una volta adulta, colta ma non molto aggraziata nell’aspetto, incontra solo due uomini, ma entrambi si innamorano di lei.


Si tratta del 24°esimo adattamento del celeberrimo romanzo di Charlotte Brontë datato 1847 Jane Eyre, che a quanto pare non ha ancora esaurito la sua linfa vitale. A 14 anni dal fortunato film di Zeffirelli che vedeva Charlotte Gainsbourg nei panni dell’eroina, questa nuova versione vede alla regia il quasi esordiente Cary Joyi Fukunaga, americano ma di origini nippo-svedesi alle prese con una produzione britannica.

Ancora una volta viene raccontato un amore che trionfa in un mondo di convenzioni, ancora una volta un’eroina femminista anti-litteram.

Un po’ come era successo con Orgoglio e Pregiudizio qualche anno fa, i classici della letteratura inglese “femminile” dimostrano di avere ancora oggi grande appeal e ben vengano nuove versioni se a disposizione ci sono talenti del genere.
Innanzitutto quello del regista, al quale si sono schiuse le porte del mercato internazionale, della sceneggiatrice Moira Buffini, del direttore della fotografia Adriano Goldman e di un supercast dei migliori attori emergenti del momento: la protagonista Mia Wasikowska,
al cinema anche col nuovo attesissimo film di Gus Van Sant, L’amore che resta, Michael Fassbender, fresco di Coppa Volpi e al cinema anche con A Dangerous Method di David Cronenberg, Jamie Bell al cinema anche con The Eagle, ma pure la veterana Judi Dench, naturalmente impeccabile e una partecipazione della sempre ottima Sally Hawkins. Valentina Cervi appare brevemente nei panni della folle moglie di Rochester che nella versione di Zeffirelli furono di Maria Schneider.
Un romanzo come questo è sempre difficile da adattare, ma la sceneggiatura si rivela fedelissima e accurata, capace di condensare in due ore la marea di emozioni provate dall’eroina, pur risentendo, soprattutto nella seconda parte, del poco tempo a disposizione.

Le atmosfere conducono in modo mirabile nell’universo ottocentesco di Jane Eyre, grazie a un valido montaggio e soprattutto a una fotografia ottima che segue la lezione di Barry Lyndon inseguendo solo luci  naturali e creando così degli effetti pittorici notevoli. E poi c’è una straordinaria protagonista, capace di infondere forti emozioni ad ogni inquadratura.

VOTO: 7,5









martedì 4 ottobre 2011

Un film puffichissimo!

I PUFFI
THE SMURFS
di Raja Gosnell
USA, 2011
Ora nei cinema
(film più visto in Italia da due settimane, incasso: 8 milioni di euro)
Se ti è piaciuto guarda anche: Scooby Doo, Alvin Superstar, L'Orso Yoghi

prima erano così..

ora sono diventati così...



È da oltre un anno che ci hanno tempestato con questi Puffi metropolitani, facendo storcere il naso praticamente a tutti coloro che sono cresciuti guardando o perfino collezionando (come il sottoscritto) questi graziosi ometti blu alti due mele e poco più che si sono ritrovati qui proprio nella più grande delle mele, New York. Ma porca puffa! Anche loro a New York? Ma perché?

La storia ha però inizio nel villaggio dei Puffi, con le sue meravigliose case a fungo e bisogna ammettere che è stato realizzato in modo davvero strepitoso. Un giorno però, nel tentativo di fuggire dal perfido Gargamella, i puffi finiscono in un tunnel spazio/temporale che li pufferà nella Grande Mela.

Quella che sembra una trovata un po’ del puffo, è dettata da due aspetti: innanzitutto i produttori, poco puffosi, hanno potuto inserire quantità industriali di product placement, naturalmente mirato ai più piccoli: M&M’s, Guitar Hero, ma anche Sony e Wikipedia per i più furbi. In secondo luogo, però, c’è anche un interesse narrativo nel fare interagire i puffi con gli umani: con questi due universi che si scontrano si ottengono naturalmente le migliori gag. Ammirevole inoltre il modo in cui gli attori si impegnino (fra tutti Sean Patrick Harris di How I met your mother e Jayma Mays di Glee) a recitare in questo film, risultando tutti bravi oltre che convincenti. La grafica è eccezionale e l’interazione tra l’universo reale e digitale è perfetta.

Ma ciò che più conta è che il puffilm alla fine riesce a far ridere e intenerire anche il pubblico più grande, memore della sua infanzia puffosa.

E alla fine anche voi non potrete fare a meno di inserire la parola puffo in ogni discorso. In fondo i puffi sono uno dei pochi cartoon/fumetto ad avere un vocabolario tutto loro e il film ha perfettamente sfruttato la cosa. E poco importa se Gargamella non vuole più trasformarli in oro, ma semplicemente trarne “l’energia magica” e se la trama è scritta correndo, perché l’obiettivo è raggiunto e perfino superato.
Simpatica la trovata dei puffi che guardano se stessi nel fumetto di Peyo, ammettendone la paternità e scioccante la rivelazione di Puffetta che ammette di essere stata creata da Gargamella per ingannare i puffi: fortunatamente, Grande Puffo ha saputo trasformarla nella puffetta che era dentro.

Un film puf-fichissimo per tutti i nati tra gli anni ’70 e ’80.

VOTO: 6,5

Balla per il tuo Papi!

Gli italiani attendevano con ansia il nuovo video di Jennifer Lopez, innanzitutto perché il testo della canzone è stato scritto da nientemeno che Noemi Letizia, come è chiaro dal titolo, Papi (non perdetevi la traduzione qua sotto!) ma anche perché in versione ridotta, sarà anche il nuovo spot della Fiat 500 per il mercato statunitense. (il video è stato visto da 12 milioni di utenti in una settimana, questa sì che è pubblicità!).
La notizia è però, che per la prima volta da diverso tempo vedo un video divertente. Il che è ancora più raro nel mondo del pop, in cui i video dell'artista femminile di turno sembrano tutti provenire da hotline notturne su canali criptati.



Ecco invece che la donna più bella del pianeta (secondo FHM) non solo conferma la sua stratosferica bellezza, ma lo fa senza alcuna volgarità e riuscendo pure a far ridere. Chapeau Jenny from the Block,quando qualche mese fa annunciavo la fine della tua carriera mi sbagliavo di grosso.


Ma ora ecco qua la traduzione di alcuni inequivocabili versi della canzone “Papi”, più preziosi di molte intercettazioni:


Lascia che tutta l’eccitazione piova a dirotto


sto bene fino a quando lui è intorno


Lui mi lascia indossare la corona


faccio il mio meglio per renderlo orgoglioso.


Ora, tutte le mie super donne


Io ho il mio baby, se tu hai il tuo baby, baby


Muovi il tuo corpo, muovi il tuo corpo


Balla per il tuo Papi


Scuoti il tuo corpo, scuoti il tuo corpo


Balla per il tuo Papi

Salite, salite


sciogliete i vostri capelli


scoppiala, sgocciola e chiudila


esce tutto fuori


se lui scuote


fa a pezzi la folla


Balla per il tuo papi


                                                        (più esplicita di così…)


lunedì 3 ottobre 2011

Disco della settimana: ecco a voi i Foster the people

FOSTER THE PEOPLE,
TORCHES,
USA, 2011
genere: dance, elettronica, rock, indie


È da un po’ che volevo parlare di loro, perché il loro album è stato una piacevole sorpresa estiva. Ma meglio tardi che mai.




 Questi tre ragazzi americani dal look trendy e dai faccini per bene occupano da più di tre mesi la Top 10 americani con il loro primo ed unico singolo Pumped my Kicks, un successo straordinario che li ha portati anche ai Video Music Awards con una nomination nella categoria Best rock, evidenziando, se ce ne fosse bisogno, l’assoluta idiozia di questi premi visto che di rock c’è davvero poco, e il video è un collage di spezzoni di immagini, dicasi documentario, che di artistico ha ben poco, pur essendo carino.
L’album è come loro, e come il video: carino, leggero, piacevole. Un mix di indie rock, elettronica e dance, con qualche reminiscenza dei primi MGMT (Houdini è la loro versione di Electric Feel).
La più esplosiva di tutte è però Call t what you want: una volta ascoltate non ve la dimenticherete più!
Ripeto, infine, che è un album dai toni estivi, adatto ancora in questi giorni assolati, quindi va consumato velocemente.



VOTO:

domenica 2 ottobre 2011

Enjoy it while it lasts

Nuovo mese,
nuova icona,
nuovo film da attendere con ansia...

venerdì 30 settembre 2011

Keira Knightley: la carriera

Oggi esce nei cinema l'ultimo film con Keira Knightley, icona del blog di questo mese che finisce. Un'occasione pe ripercorrere la sua carrierra...


Keira Knitghley, nata il 26 marzo 1985 in Regno Unito, è senz’altro una delle migliori attrici nate negli anni ’80, grazie a una versatilità e una disposizione a mettersi in gioco che l’ha portata a spaziare da commedie brillanti (la deliziosa Bend it like Beckham - Sognano Beckham o l’insopportabile, ma di enorme successo, Love Actually), a blockbuster per famiglie (la fortunatissima trilogia dei Pirati dei Caraibi), passando per un horror (The Hole) e action (Domino, King Arthur) ma specializzandosi soprattutto in adattamenti letterari in costume di registi esordienti o poco noti, che in alcuni casi le hanno portato molto successo come quelli di Joe Wright (Orgoglio e Pregiudizio e Atonement-Espiazione).



In seguito a questi due grandi successi di critica e agli esorbitanti incassi dei Pirati dei Caraibi, la stella di Keira è sembrata però offuscarsi negli ultimi anni, a causa di film sulla carta interessanti ma ignorati dal pubblico (Seta, The Duchessa, Last Night, The Edge of Love, che da noi non è stato neppure distribuito o London Boulevard che da noi è arrivato con quasi un anno di ritardo, fino all’atteso ma di fatto ignorato Non lasciarmi ).



Ora grazie a Cronenberg e il suo Dangerous Method che l'ha portata al Festival di Venezia, la sua stella è tornata a brillare in una pellicola che è sì un film d’autore ma anche un’opera in grado di attirare pubblico e riconoscimenti.



Grazie alla fortuna della serie de I Pirati dei Caraibi, dalla quale si è però saggiamente tirata indietro al terzo capitolo, ha potuto dedicarsi anche a molte opere commercialmente deboli se non fallimentari, che però le hanno permesso di lavorare in produzioni indipendenti e con registi promettenti ma ancora sconosciuti.




Pochissime altre attrici possono vantare una carriera così coerente e coraggiosa:


• Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma (Star Wars: Episode I - The Phantom Menace), regia di George Lucas (1999): un esordio col botto



• The Hole, regia di Nick Hamm (2001): un horror claustrofobico e interessante


• Sognando Beckham (Bend It Like Beckham), regia di Gurinder Chadha (2002): il film inglese di maggior successo dell’anno, una piacevolissima commedia multietnica


• La maledizione della prima luna (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl), regia di Gore Verbinski (2003): godibile fiaba per famiglie, fu un autentico colpo di fulmine per il sottoscritto e un successo enorme in tutto il mondo.



• Love Actually - L'amore davvero (Love Actually), regia di Richard Curtis (2003): altro enorme successo al box office, è diventato un classico delle commedie romantiche, ma personalmente l’ho trovato davvero fastidioso.



• King Arthur, regia di Antoine Fuqua (2004): tanta pubblicità, poca sostanza



• The Jacket, regia di John Maybury (2005): piccolo film da recuperare



Orgoglio e pregiudizio (Pride & Prejudice), regia di Joe Wright (2005): con la nomination all’Oscar ad appena 19 anni arriva la definitiva consacrazione.



Domino, regia di Tony Scott (2005): un film esagerato, al limite del virtuosismo: da amare o da odiare



• Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma (Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest), regia di Gore Verbinski (2006): aumentano gli incassi e la durata, ma diminuisce drasticamente la qualità.



Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo (Pirates of the Caribbean: At World's End), regia di Gore Verbinski (2007): sempre meglio al botteghino (un’autentica garanzia) e sempre peggio in termini di valore cinematografico.



Espiazione (Atonement), regia di Joe Wright (2007): Il triangolo Wright, Knightley e letteratura torna a fare scintille: una pioggia di nomination agli Oscar, ma il film è poco più che discreto.



• Seta (Silk), regia di François Girard (2007)- dalla brevissima e squisita novella di Baricco vengono tolte ogni traccia di lirismo e delicatezza: la dimostrazione del talento di Keira, unico motivo per vederlo. La scena finale, di lei che mentre si allontana nel mare guarda lo spettatore vale l’intera visione.



• The Edge of Love, regia di John Maybury (2008): commedia con Sienna Miller ambientata nei primi del ‘900 da noi inedita.



La duchessa (The Duchess), regia di Saul Dibb (2008): magnifici costumi e parrucche, ottima idea di partenza, ma alla fine è una rivisitazione all’inglese di Marie Antoinette



• Last Night, regia di Massy Tadjedin (2010)- l’amore tra Keira e la letteratura sembra infinito: è l’esordio alla regia di una scrittrice, passato però inosservato nonostante il cast.



Non lasciarmi (Never Let Me Go), regia di Mark Romanek (2010): altra trasposizione attesissima che però non scuote i botteghini



• London Boulevard, regia di William Monahan (2010): finalmente una storia ambientata ai giorni nostri, ma i risultati sono gli stessi.



A Dangerous Method, regia di David Cronenberg (2011): Cronenberg racconta i padri della psicanalisi: un film attesissimo che ha deluso per la sua “normalità” e il suo stampo poco cronenberghiano, ma che proprio per questo potrebbe diventare un classico. Da stasera al cinema, da non perdere!