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sabato 29 dicembre 2012

ATTRICI DEL 2012: N.3


n.3
MICHELLE WILLIAMS

Anno di nascita: 1980
Provenienza: USA
Exploit passati: Shutter Island, Blue Valentine
Ultima apparizione: Marilyn
Progetti futuri: Il grande e potente Oz, Suite française

Michelle Williams è una di quelle attrici che ogni anno è sul punto della consacrazione definitiva ma tale evento viene puntualmente posticipato.

Non è servita la nomination all’Oscar con Brokeback Mountain, non è bastato Shutter Island, e la sua performance giustamente nominata all’Oscar in Blue Valentine non è stata sufficiente nemmeno a garantire una distribuzione internazionale della pellicola.


I lettori più fedeli conosceranno il mio amore incondizionato per Michelle, ma col passare del tempo sono in molti ad aver scoperto il talento dell’ex Jen di Dawson’s Creek, a partire dai membri dell’Academy, che l’hanno già nominata ben tre volte. L’ultima delle quali proprio quest’anno, dove però si è preferito premiare un’attrice più bisognosa di riconoscimenti, pubblicità e popolarità …

E pensare che Michelle era riuscita a reinterpretare il più grande mito di Hollywood, Marilyn Monroe, in My week with Marilyn, in modo davvero prodigioso.


Eppure qualcosa è andato scorto. Finalmente è arrivato il Golden Globe, è vero, ma non il successo di pubblico che era lecito aspettarsi da un film sulla icona più icona della storia.


Anzi, questo film lanciato come glamorous si è trasformato in un film d’essai.

Pazienza. Michelle odia la vita mondana, i gossip e il divismo, quindi tutto ciò può aspettare.

Forse è talmente perfetta a interpretare la più grande diva di tutti i tempi perché lei di divistico non ha nulla.


Nel 2013 la vedremo in uno dei fantasy più attesi dell’anno con un cast di intepreti particolarmente amati dal sottoscritto, mentre per l’Oscar se ne potrà riparlare nel 2014..

who's next? si accettano scommesse!
 

domenica 28 marzo 2010

Brividi sull'isola

L’agente Daniels (DiCaprio), ancora scosso dalla morte della moglie (Williams), sbarca sull’isola di Shutter accompagnato da un nuovo collega (Ruffalo). Il luogo è sede di un’immensa prigione per criminali psicopaticidalla quale è inspiegabilmente scomparsa una prigioniera. Anzi, una paziente, come lo corregge il dottore (Kingsley). Eppure circolano certe oscure leggende su un padiglione ultra blindato.

Scorsese affida tutto il film sulle robuste spalle (almeno in senso figurato) di DiCaprio, ritagliando piccole parti per le inquietanti presenze dell’isola: il bergmaniano Von Sydow e le alleniane Mortimer e Clarkson.
Omaggiando il cinema noir, giallo e horror degli anno d’oro Scorsese crea un’opera complessa, un po’ farraginosa, forse troppo cerebrale, decisamente troppo lunga, eppure dotata di un fascino indiscutibile. Scorsese vuole fare un film d’autore mescolando film di genere e ci riesce perché la classe non è acqua.
Magnifico artista circondato da fidi collaboratori ( arredi della Lo Schiavo, scenografie di Ferretti, bellissima fotografia di Robert Richardson che ha diretto la fotografia pure in Inglorious Basterds, Avatar e per Scorsese The Aviator e Casino) crea un film perfetto dal punto di vista sonoro e visivo.
L’adattamento del romanzo di Dennis Lehan (già portato al cinema con Mystic River, ad esempio) ad opera di Laeta Kalogridis (Alexander) non convince del tutto.
Quando il film si chiude, allo spettatore non resta che chiedersi a cosa sia servita la prima parte e vorrebbe rivederla subito.

Questa è la magia del cinema: il regista prende in giro il suo pubblico mettendolo nelle stesse condizioni del suo personaggio. Un labirinto in cui è possibile districarsi, tanto è ricco di indizi, piste, e citazioni. Ma al cinema a volte basta lasciarci trasportare e qui di colpi di scena che coinvolgono lo spettatore ce ne sono a iosa. Un divertissement di alta qualità, che non è il capolavoro che la stampa berlinese ha annunciato, ma nemmeno il passo falso che la maggior parte della critica italiana ha descritto.

VOTO: 8,5

P.S. I motivi che mi hanno spinto di più a vedere SHUTTER ISLAND, oltre al nome del regista, erano le atmosfere gotiche, l’ambientazione e Michelle Williams. L’atmosfera c’era, la mia fissazione per le scogliere rocciose e i fari è stata ampiamente appagata e Michelle Williams compare nelle due scene più belle dell’intero film.

Una di queste è quella qua sotto, una magica profusione di effetti speciali. L’altra è praticamente la scena madre del film.

venerdì 19 novembre 2010

Inception: un viaggio senza ritorno nel mondo del cinema

INCEPTION
 di Christopher Nolan

Ora che il boom di Inception è passato, esprimo la mia opinione.
Un potente uomo d’affari ingaggia un team di sognatori mercenari che entrano nei sonni altrui: il suo scopo è innestare un’idea nell’inconscio di un altro potente. Il processo non è facile e occorre accedere a diversi livelli di sogno.. Nemmeno spiegare la trama di Inception è facile e bisogna dare atto a Nolan di aver scritto e diretto un film davvero complesso, senza però annoiare mai lo spettatore nonostante le oltre due ore di durata. Questo perché la fantascienza è legata all’action con grande abilità, proprio come fece Matrix. Matrix ma anche la megalomane ambizione di Kubrick. Con la speranza dunque che Nolan non imiti i fratelli Wachowski facendone una trilogia (anche se pare non disdegnare i sequel visto il prossimo Batman), Inception rimane un’opera interessantissima a tutti i livelli. Sbalorditivi e mai gratuiti effetti speciali, superba padronanza di ritmo e ottima direzione d’attori.

Un film che dunque ha come riferimenti alcune opere a cui può essere paragonato per intenti e risultato ma che non ha molti rimandi specifici, a differenza del sempre più citazionista cinema d’oggi. A parte la fortezza nella neve e qualche gustosa coincidenza nella scelta del cast. Non si può non pensare all’altro grandioso film dell’anno,  Shutter Island, vedendo un sempre formidabile Leonardo Di Caprio nuovamente alle prese con una moglie defunta che lo vuole trarre a sé (in questo caso nel sogno) facendo di tutto per convincerlo. E che dire allora di Marion Cotillard, che ha vinto l’Oscar interpretando proprio la chanteuse Edith Piaf che riecheggia per tutto il film nelle note della bellissima Je ne regrette rien?

A tutti coloro che si stanno ancora chiedendo come finisca veramente il film (e mi sembrano sinceramente un tantino esagerate le disquisizioni sorte a riguardo) svelo il mistero rimandando a questo link:

http://gizmodo.com/5651826/inception-ending-revealed-by-sir-michael-caine


VOTO: 8,5

giovedì 13 ottobre 2011

Finalmente una commedia americana gradevole con una coppia deliziosa

AMICI DI LETTO
(FRIENDS WITH BENEFITS)
di Will Gluck,
USA, 2011
con Mila Kunis, Justin Timberlake, Woody Harrelson, Patricia Clarkson, Jenna Elfmann, Richard Jenkins
se ti piace guarda anche: Amici, amanti, e..., Amore e altri rimedi.
Al cinema dal 14 ottobre

Un ragazzo e una ragazza decidono di diventare amici di letto, ma si sa come vanno a finire queste cose…


La trama è tutta qua, già vista pochi mesi fa nel ben più deludente Amici amanti e.. eppure il regista Will Gluck dopo il grande successo (anche e soprattutto di critica) di Easy Girl torna, anche in veste di sceneggiatore a fianco di Keith Merryman e David Newman, con un’altra commedia politicamente scorretta ma non volgare e soprattutto ben scritta e senza cadute di ritmo. Come già mostrato nel suo film precedente, che ha fruttato una nomination al Golden Globe a Emma Stone (qui in un cammeo), Gluck sa dirigere benissimo i propri attori e trasforma Justin Timberlake (dopo il deludente Bad Teacher e la notevole prova nel memorabile The Social Network) e Mila Kunis (premiata a Venezia per Black Swan) in due commedianti di razza che dimostrano che si può recitare bene anche in una commedia. Al loro fianco, in piccole parti un cast più che gustoso, con l’indimenticata Jenna Elfman di Dharma e Greg, un irresistibile Woody Harrelson  e i due bravissimi caratteristi Richard Jenkins (Mangia, prega, ama) e Patricia Clarkson (Basta che funzioni, Shutter Island).

Il fatto che sia un film commerciale con ambizioni autoriali  si vede subito dall’incipit, davvero accattivante, in cui ci vengono presentati i due protagonisti nel momento in cui vengono mollati.
A questo si aggiungono un’attenzione non comune ai paesaggi, particolarmente valorizzati: una fotografia decisamente sopra la media per un blockbuster ci mostra una New York mai così bella negli ultimi anni di cinema e una piacevole colonna sonora che vanta la fantastica L.O.V. dei Fitz & the Tantrums nell'ottima scena inziale e Pumped Up my Kicks dei Foster the People. 
Dopo tante commedie sul tema (ben tre quest’anno, di cui quella con la Portman è decisamente la peggiore anche se la più fortunata al botteghino) e numerose altre commedie da dimenticare, ecco finalmente un esempio di commedia all’americana che ci piacerebbe vedere più spesso. Furba, intelligente, autoironica e perfino divertente e sexy. Le scene sexy tanto attese in effetti ci sono, ma viste con un'inedita ottica anti-maschilista che tende a spogliare più attori che attrici, con una valanga di didietro maschili capeggiati dall'intrepido Timberlake e un unico nudo della Kunis per il quale in realtà è stata usata una controfigura.  

E come ogni buona commedia che si rispetti non mancano le scene cult, su tutte quella in cui i
due giurano di fare sesso senza sentimenti sull’applicazione della Bibbia.

VOTO: 7-

  




sabato 8 gennaio 2011

2010: astri nascenti

 E ora un rapido occhio a quei volti che si sono fatti notare nel 2010 e che rivedremo nel 2011:

Carey Mulligan: An education, Wall street e prossimemente in NEVER LET ME GO

Andrew Garfield: da The Socila Network a SPIDER MAN e NEVER LET ME GO: sarà decisamente il suo anno.

Michelle Williams: da Shutter Island a BLUE VALENTINE e MY WEEK WITH MARILYN: è da anni che lo dico, ma forse questo sarà davvero l'anno in cui Michelle farà il botto

Mia Wasikowska: da Burton a VAN SANT a soli 20 anni..decisamente non male.
E  a questo punto, una carrellata dei titoli da me più attesi della nuova stagione:
BLACK SWAN, BLUE VALENTINE, NEVER LET ME GO, TOUS LES SOLEILS, IMPARDONNABLES, LA PRINCESSE DE MONTPENSIER

martedì 28 gennaio 2014

Il vecchio lupo di Hollywood ulula ancora, ma..

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese,
USA, 2012
con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew MacConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Spike Jonze
Se ti piace guarda anche: Quei bravi ragazzi,  Prova a prendermi, Bling ring

Folle, eccessivo, megalomane, volgare, politicamente scorretto, compiaciuto,  senza scrupoli, cinico, crudele, audace, pieno di vita: il film di Scorsese è come il protagonista che descrive, ovvero un truffatore che ha mandato in rovina migliaia di persone. 
Scorsese ha deciso di farci un film, e di descrivere le vittime e i carnefici come degli imbecilli spuntati fuori da un universo parallelo.
Eppure la storia è vera, personaggi del genere sono esisti davvero, sebbene il film metta a dura prova la fiducia dello spettatore. Non sono mancate polemiche e denunce da parte delle vittime, visto che il film dichiara apertamente che coloro che sono stati truffati in fondo se lo meritavano perché troppo stupidi. 
Un personaggio negativo perfetto specchio dei nostri tempi che diventa l'eroe di un film senza vincitori e senza perdenti, per un DiCaprio mattatore assoluto per l'ennesima volta nella sua lunghissima e straordinaria carriera.
Scorsese, dal canto suo, è un regista che con gli anni è diventato sempre più discontinuo e versatile: l'acclamato e piacevole film musicale Shine a Light, il gotico generalmente non molto apprezzato Shutter Island amato dal sottoscritto, il film per bambini Hugo Cabret, lodato dalla critica e trovato da me spesso imbarazzante e per finire un film per adulti, traboccante di sesso, parolacce e scorrettezze varie, che si sta trasformando in uno dei più grandi successi del regista culto di Taxi Driver ma che trova chi scrive molto perplesso perché incapace di trovarvi una ragione d'essere. The Wolf of Wall Street è forse intrattenimento puro?
Non proprio: le tre ore hanno dopotutto ritmo incalzante, lo stile è spregiudicato, entusiasta e giovane come non si attende da un settantenne che al cinema ha già dato tanto, eppure alla fine il film sfianca, col suo accumularsi di aneddoti francamente riducibili o eliminabili in favore di una storia più concisa ed equilibrata. 
Un po' come avveniva con Bling Ring, forma e contenuto coincidono troppo per trovarvi una genuina critica o una presa di distanza dalla materia trattata e proprio come il succitato film della Coppola, anche questo è un agghiacciante ritratto di un'epoca di pericolosissimi pazzi.
Insomma, l'unico punto positivo sono gli attori, tutti promossi a pieni voti.
VOTO: 7-

martedì 4 gennaio 2011

i migliori 10 film del 2010

Ed ecco ora la TOP 10, i migliori titoli dell’anno. Le prime cinque posizioni sono state molto sofferte e alla fine ha prevalso il gradimento personale. Da notare i tre film italiani, segno che il cinema italiano, in quanto a qualità, non è affatto in crisi!

10. a single man – il più glam


9. avatar – il più tecnologico


8. io sono l’amore – il più barocco


7. la prima cosa bella – il più amarcord


6. invictus – il più solenne


5. l’uomo che verrà – il più tragico ed essenziale


4. inception – il più visionario


3. shutter Island – il più macchiavellico


2. the social network – il più attuale


1. toy story – il più bell’atto d’amore dal cinema per il cinema

venerdì 13 aprile 2012

Michelle Williams: biofilmografia di un'antidiva



Era il 1993 quando in un episodio di Baywatch faceva la sua prima apparizione davanti a una telecamera una dodicenne Michelle Williams: seguirono poi tante altre apparizioni in serie tv come Una bionda per papà, Quell’uragano di papà, fino al debutto cinematografico in Lassie, l’anno seguente.
Ma è il 1998 l’anno che cambierà per sempre la sua vita: a 16 anni Michelle viene scelta per impersonare Jen Lindley, personaggio che ricoprirà per sei stagioni nella fortunatissima serie Dawson’s Creek: un prodotto tv di qualità, ricco di citazioni cinefile, dialoghi arguti, sdoganamento di temi tabù.
Jen è una ragazza anticonformista, indipendente, contraria a ogni ipocrisia: in fondo questo personaggio che Michelle ha cercato tanto di far dimenticare le assomiglia.
Cliquer pour voir l'image en taille réelleLa ragazza dimostra infatti di preferire il set al red carpet, la vita privata ai party, i ruoli impegnativi di fronte ai facili guadagni.
Capisce infatti che non vuole una strada facile subito dopo essere stata tra i protagonisti dell’horror Halloween H20: Venti anni dopo, uscito sulla scia del fenomeno Dawson’s Creek.
Opta così per il teatro, e gira un paio di pellicole sfortunate dal punto di vista commerciale, ma qualitativamente valide: il delizioso Le ragazze della casa bianca (1999), che mischia comicità a storia politica, il televisivo Women - If these walls could talk (2000) che mette in scena le vicende amorose di diverse coppie lesbiche, e Me without you (2001) riuscita commedia britannica dolceamara.
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Con The Station Agent, nel 2003, intraprende definitivamente la sua vocazione per il cinema indipendente americano, spesso destinato a non trovare distribuzione (A hole in a One, 2004, The Hawk is dying, 2006, a fianco di Paul Giamatti sono due titoli praticamente introvabili).
Eppure col tempo si farà notare dai grandi maestri: eccola così nel 2004 nel bel film di Wim Wenders  La terra dell’abbondanzapoi nel celebre I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, film che si rivelerà fondamentale per la sua carriera e la sua vita.
Non solo infatti le fa guadagnare una nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista, ma sul set del film si innamora di Heath Ledger, dal quale rimane presto incinta.
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Cliquer pour voir l'image en taille réelleCurioso notare come nello stesso periodo, anche la sua ex compagna di set Katie Holmes rimanga in fretta incinta da un attore famoso, ma da questo periodo le loro sorti saranno opposte.
Nel 2006 Michelle e Heath diventano genitori di Mathilda ma nemmeno due anni più tardi si lasciano: poco dopo Heath muore in tragiche circostanze a soli 28 anni.
Il rapporto tra Michelle e la stampa si incrina ancora di più e l’attrice cerca più che mai di fuggire ai media e si rifugia nel lavoro.
Gli anni con Heath sono quelli in cui Michelle è all’apice della sua bellezza e felicità e ne sono prova film come L’amore giovane del 2006, Senza apparente motivo e Sex list – Omicidio a tre, entrambi del 2008 e sfortunatissimi, nonché tra i suoi titoli più deboli.
Cliquer pour voir l'image en taille réelleCliquer pour voir l'image en taille réelleTra il 2007 e il 2008 arrivano due camei di lusso: Io non sono qui di Tod Haynes e Synedoche, New York di Charlie Kauffman, inedito in Italia nonostante i riferimenti a Fellini.
Michelle è poi protagonista assoluta dell'impegnativo e invisibile Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, regista indipendente americana con la quale tornerà a lavorare nel 2010 con Meek’s Cutoff: Entrambi i film sono stati assai apprezzati dai pochi che li hanno visti.
Nel 2010 arrivano due titoli di peso nella sua filmografia: lo struggente Blue Valentine, in cui che le porta una nomination all’Oscar come attrice protagonista e l’ottimo Shutter Island, incompreso film di Scorsese con DiCaprio protagonista.
Gli Oscar del 2011 la vedono ancora una volta candidata questa volta per la sua inattesa parte di Marilyn Monroe in My week my Marilyn: curioso vedere una delle attrici meno dive del pianeta nei panni della più grande diva di tutti i tempi. La metamorfosi però è perfettamente riuscita e Michelle si porta a casa una dozzina di premi grazie a questa straordinaria performance.
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A fine anno l’attendiamo con ansia in quella che sembra una deliziosa commedia indie americana, Take this waltz, mentre nel 2012 sarà in una sorta di remake del Mago di Oz al fianco di Mila Kunis e James Franco.
Antidiva per eccellenza, Michelle ha costruito con grande coerenza una bellissima carriera composta da film indipendenti e film d'autore, fuggendo dai blockbuster e dal divismo che ha rovinato tante sue colleghe inizialmente molto più "lanciate". Questo atteggiamento sta finalmente dando i suoi frutti e i riconoscimenti non hanno tardato ad arrivare.
Lunga vita a Michelle e agli attori che credono davvero nel lavoro e non solo nel guadagno facile. ttw_d19_2840_jpg_2474.jpg

mercoledì 1 gennaio 2014

ATTORI DEL 2013, N.1 - and the winner is...

ATTORI DEL 2013
N.1
LEONARDO DICAPRIO

Anno di nascita: 1974
Provenienza: USA
Ruolo dell'anno:  Il Grande Gastby, Django Unchained
È in classifica perché: è l'attore più bravo in circolazione
Ruoli futuri: il nuovo di Scorsese

Brindiamo all'anno nuovo con l'attore più bravo del momento!


Un momento che dura da almeno dieci anni: c’è forse un solo film brutto nella filmografia di Leonardo DiCaprio dal 2002 a oggi?
La risposta è no: da undici anni l’ex idolo delle ragazzine non ha mai sbagliato un film, costruendo con grandissima intelligenza una carriera artistica straordinaria e in costante crescita. Basta pensare a The Aviator, The Departed, Revolutionary Road, Shutter Island, Inception,...
Quest’anno l’abbiamo visto interpretare il sensazionale e spietato Mr Candy in Django Unchained di Quentin Tarantino e il sognante, illuso e illusionista protagonista de il Grande Gatsbydi Baz Luhrman.

Due interpretazioni gigantesche che nell’anno venturo verranno seguite dal nuovo film del fido Martin Scorsese e già dal trailer e si intravede un’altra, ennesima interpretazione da Oscar. Un Oscar che Leo non vincerà ne quest’anno ne quello dopo, perché semplicemente troppo bravo e troppo oltre per questi giochetti hollywoodiani.

mercoledì 22 dicembre 2010

Film perso n°3

IO SONO L'AMORE
di Luca Guadagnino,
Italia, 2010

"I Am Love is such a lush, deeply textured banquet of sights and sounds that it deserves more than a movie review".
                                                                             Washington Post
                                                                                                                             
È quello che penso anch’io. Io sono l’Amore andrebbe studiato e approfondito con saggi, articoli e quant’altro perché la sua carica visiva debordante ne fa uno dei migliori esempi del potenziale del cinema italiano dell’ultimo decennio. E sottolineo potenziale perché il film di Guadagnino non è un’opera perfettamente compiuta, ma indubbiamente un lavoro che va ricordato, a differenza di quanto è stato fatto dalla stampa italiana.
                                                         
Tre significative scene del film

Valerio Parenti, Edoardo Gabbriellini e Tilda Swinton in cucina
Tilda Swinton cammina sui tetti del Duomo di Milano mentre riflette sull'omosessualità della figlia

Tilda Swinton all'interno della Chiesa del Cimitiro Monumentale di Milano dopo aver rivelato il proprio adulterio
 
La frase nessun è profeta in patria è sempre di grande attualità in Italia: ogni stato democratico darebbe grande risalto alla notizia della vittoria di una Palma d’oro da parte di un proprio connazionale e ne farebbe anche motivo d’orgoglio. Qui da noi si è preferito censurare la vittoria di Elio Germano solo perché simpatizzante per l’opposizione.

Non ci sono invece ragioni politiche dietro alla misteriosa sorte di Io sono l’amore, per lo più stroncato dalla critica nazionale (a parte Ciak, Film.tv e pochi altri) e osannato invece da quella straniera. La critica italiana forse non ha perdonato a Guadagnino il famigerato Melissa P. Negli USA invece, dove i trascorsi del regista erano sconosciuti, il film è stato accolto come un capolavoro, ottenendo, su rottentomatoes (sito che converte in numeri i pareri della critica) la sbalorditiva percentuale dell’83% contro l’87% di Inception, tanto per fare un paragone. Io sono l’amore è bello quanto Inception? Un film italiano può essere bello quanto quel capolavoro americano? Impossibile da concepire, ma sembra proprio così. Eppure noi italiani preferiamo i film statunitensi e viceversa, tanto che qui tutti hanno parlato di Inception e praticamente nessuno si è accorto di Io sono l’amore.

Così il film di Luca Guadagnino è stato distribuito in una trentina di sale, incassando 450.000 risibili euro e ottenendo critiche piuttosto fredde.

Nel resto del mondo invece, I’m love ha racimolato più di 10 milioni di dollari, ottenuto il plauso della critica e la nomination ai Golden Globes come miglior film straniero.
Questa nomination è proprio meritata perché Guadagnino firma un’ambiziosissima, perfino sfacciata rilettura di temi viscontiani, trasformando Milano in uno sfondo assolutamente indimenticabile, impresa finora compiuta solo da Antonioni e facendoci innamorare di una villa milanese assolutamente da visitare.


Non è né scontato né azzardato chiamare in causa Visconti perché questo ritratto di famiglia in un interno mette in scena una situazione familiare non molto diversa da quella de La Caduta degli dei con la stessa maniacale cura per i dettagli (architettonici, scenografici, ambientali), l'uguale compiaciuta decadenza e un' opulenza visiva che si trasforma in un atto d’accusa nei confronti di una classe morente.
Insomma quaranta anni dopo la ricca borghesia non è ancora morta ma un altro regista è pronto a immortalarne la caduta, aggiungendovi un elemento nuovo e interessantissimo. La ricca borghesia o aristocrazia dipinta dai film di Visconti era in crisi perché chiusa in se stessa e incapace di guardare fuori e avanti. Qui la ricca dinastia è in crisi anche perché capace di guardarsi intorno.
La figlia (Alba Rohrwacher) trova a Londra una serenità (di tipo sessuale) che a Milano probabilmente non potrebbe avere. Emma (Tilda Swinton), sulla via per Nizza si ferma a Sanremo e vi ritrova se stessa nella chiesa ortodossa e nella relazione con il coetaneo del figlio. La bellissima, gelida Milano imbiancata dalla neve sembra aver paralizzato per anni le vite delle due donne.

Ma andiamo per ordine: Emma è una donna russa letteralmente conquistata dal marito (dal non casuale nome di Tancredi) che la preleva dal paese natio e le cambia nome. Emma è la donna perfetta di una ricchissima famiglia industriale, finché qualcosa non si spezza nel magico ingranaggio: irrompe il solito sconosciuto outsider che travolge l’agiata routine familiare (Teorema?) fino a portarla al baratro, e a portare la donna al peggiore dei dolori che una madre possa provare. Eppure questo immenso dolore rappresenta per Emma forse l’inizio di una nuova vita.

Nulla di nuovo insomma e raccontato neppure troppo bene: la sceneggiatura (alla quale collabora anche Ivan Cotroneo) si macchia di un’ultima parte da dimenticare in cui pare che gli stessi autori non sappiano più come gestire il proprio racconto dopo che si è raggiunto il climax. Perché una donna che trova la serenità nell’adulterio deve essere per forza punita dal destino? Espediente romanzesco troppo inflazionato per poter essere apprezzato. Ma Io sono l'amore si fa amare per altre doti.

La forza del film sta nelle interpretazioni, nelle musiche e nella fotografia. La straordinaria protagonista inglese Tilda Swinton che parla un perfetto italiano con perfetto accento russo si sarebbe meritata maggiori premi di un Nastro d’argento. Notevole però tutto il cast: l’oramai onnipresente Alba Rohrwacher, presente in due dei migliori titoli italiani dell’anno, la meravigliosa Diane Fléri e l’intenso Flavio Parenti provenienti da una serie Tv come I liceali, il redivivo Edoardo Gabriellini (che dopo Ovosodo si era un po’ perso) e la rediviva e tiratissima Marisa Berenson (che gaurdacaso Visconti voleva vedere maritata col suo Helmut Berger).
Le splendide musiche del premio Pulitzer John Adams (anche autore di alcuni brani di Shutter Island) scandiscono la narrazione del film più di qualsiasi scena madre o battuta. Infine la fotografia di Yorick Le Saux (collaboratore di lunga data di François Ozon): barocca, straripante, ossessiva, da odiare o amare. Stesso vale per il montaggio.  Personalmente io prediligo le fotografie e le musiche invasive quello che invece di registrare i fatti, fanno parlare le immagini e i dettagli. Qui ogni immagine diventa viva e magica: le statue, gli insetti, i particolari scenici.
 E a proposito di scenografie e arredi, come non citare la coprotagonista di questa vicenda, l'elegantissima Villa Necchi Campiglio di via Mozart a Milano (sede di due musei), edificio razionalista e costruito quindi in pieno Fascismo. Non è un caso che in una breve dialogo si parli della collaborazione tra la famiglia e il regime, cioè quel sistema che incarnava un po’ gli ideali di una famiglia che Emma e due dei suoi figli sembrano non riuscire più a rispettare.
Manierista, patinato, melodrammatico, sfacciato? Sì.
Ma anche un film barocco che sorprende, coinvolge e affascina grazie a una fotografia e delle musiche insinuanti e traboccanti. Da odiare o amare. Io l' ho amato perché mi ha fatto scoprire un regista dal talento visivo invidiabile e perché mi ha fatto aggiungere una tappa obbligatoria alla mia prossima visita a Milano.

VOTO: 7/8

Incasso italiano: 450.000 euro

Se ancora non siete convinti, ecco qua le recensioni delle principali testate statunitensi (mica bruscolini):

“A stunning achievemt”
                                     Variety
“Elegantly directed and exquisitely photographed, the movie is a triumph”
                                                                                                   New York Observer

“Elegant Italian drama about the suffocating power of family, wealth, and tradition”
                                                                                                               Chicago reader