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lunedì 31 ottobre 2011

Myloto Xyloto e la voglia di stadio dei Coldplay

MYLOTO XYLOTO
COLDPLAY
UK, 2011

Se ti piace ascolta anche: Keane, Snow Patrol, U2
C’era una volta un ragazzo triste e vergine che cantava canzoni deprimenti vagando per spiagge desolate sotto la pioggia o legato a una sedia. Poi un bel giorno, incontrò, sposò e fecondò una star hollywoodiana bellissima e le sue canzoni diventarono più allegre e le sue T-shirt sempre più colorate.

Questa, in breve, la storia di Chris Martin, leader di una band che è diventata, un po’ inspiegabilmente, una delle più amate al mondo.
Le loro prime canzoni erano sì belle, ma chi si sarebbe atteso un successo del genere? Nessuno. E ora che l’hanno raggiunto, i ragazzi puntano sempre più in alto, tentando un approccio più commerciale con canzoni più orecchiabili e ottimiste.

Che l’altro ieri, a Madrid, si siano presentati dicendo “Ciao, siamo gli U2” è molto esplicativo: quella che sembrava una battuta era in realtà una dichiarazione d’intenti.
I Coldplay fanno dei cori da stadio la cifra stilistica del loro nuovo album, rendono le canzoni canticchiabilissime e assimilabili a ogni orecchio ma non facendogli molto onore.
Un anticipo c’era già stato nella meravigliosa Viva la Vida, poi è arrivata Paradise, ballatona pop perfetta per il mercato natalizio, poi c’è anche il prossimo singolo Princess of China e infine in Hurt Like Heaven, che però si avvale almeno di un simpatico assolo di chitarre e una buona base rockeggiante.

Già il fatto che l’unica collaborazione dell’album sia con Rihanna, la popstar più commerciale e tamarra del pianeta, faceva presagire quali fossero le intenzioni della band inglese.
Se perciò a qualcuno i due singoli sono sembrati troppo commerciali, si metta pure l’anima in pace e non ascolti il disco, perché sono quanto di meglio ci sia nell’album.

In ogni caso Chris & soci hanno tentato di accontentare un po’ tutti, fan esigenti che vorrebbero un cambiamento, fan meno esigenti che li vorrebbero sempre uguali e un nuovo pubblico che di certo arriverà grazie ai singoli radiofonici e a Rihanna.

Sul versante sperimentale abbiamo un paio di canzoni più vivaci e rockeggianti del solito come la già citata Hurt Like Heaven (troppo Police e The Cure) e Major Minus, dove però ci mettono un Uh Uh Uh un po’ troppo alla Sympathy for the devil e uno stile troppo alla U2 (quelli di Discotheque). Del resto i Coldplay hanno già patteggiato per due accuse di plagio, arrivate tra l’altro non per questi 4 pezzi!

I fedelissimi non rimarranno delusi grazie alla manciata di brani in perfetto Coldplay style, e cioè da sottofondo per tagliarsi le vene o nei miglior casi, per addormentarsi (Us against the world, U.F.O, Up with the birds ). Per finire c’è anche Don’t let it break your heart, che fa molto The Speed of Sound.

Un album che non deluderà i fan, piacerà al grande pubblico e un po’ meno a quello a più esigente.

VOTO: 6,5

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