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mercoledì 6 marzo 2013

Anna Karenina: una versione audace e virtuosistica che imprime nuovo fascino al classico di Tolstoj

ANNA KARENINA
di Joe Writght
Uk, 2012
con Keira Knightley,
Jude Law, Aaron Taylor-Johnson, Alicia Vikander, Matthew MacFayden, Emily Watson.
 Genere: dramma in costume


Se ti piace guarda anche: Moulin Rouge, Dogville, Espiazione, Orgoglio e pregiudizio, The Last station, Marie Antoinette


Tutti vivono (…), solo io non vivo… E loro si scagliano contro Anna. (…) Di cosa mai è colpevole? Vuole vivere. Dio ci ha messo questo nell’anima.
Lev Tolstoj, Anna Karenina

Anna Karenina era una ragazza innamorata e per questo duramente giudicata e punita dal pubblico che assisteva alle sue vicende private, quindi quale miglior modo di rappresentare la sua storia se non con un film-teatro?
 
La sua vita sentimentale sembrava svolgersi su un palcoscenico? Joe Wright ha avuto la deliziosa idea di presentarcela dunque su un palcoscenico, con scenari che vengono cambiati “in diretta” dietro agli attori, dentro a un grande teatro non solo di posa. Virtuosismo eccezionale che lascia senza fiato soprattutto nella prima parte del film, quando lo spettatore è abbagliato da tanta virtù combinata all’audacia. Una volta che il gioco smette di stupire, cala l’attenzione, a causa anche di una sceneggiatura che provoca più di un danno nell’ultima parte della pellicola, complice la penna del drammaturgo ceco naturalizzato inglese Tom Stoppard, già premio Oscar nel 1999 per Shakespeare in Love.
 
Ma la sua colpa non è certo quella di aver raggelato il pathos del romanzo: è una scelta stilistica personale e precisa che semmai va lodata. Di trasposizioni calligrafiche di Anna Karenina ne abbiamo già viste, ma non ci saremmo mai aspettati di vedere un adattamento visivamente tanto audace di un romanzo tanto classico.

 La confezione è sontuosa, gli attori bravi, ma è una cinema da studio, che riproduce generi e atmosfere più che crearli davvero e in fondo non riesce mai a vivificare davvero il temo caro a McEwan (…). 
Paolo Mereghetti, recensione di Espiazione, 2007

 La stessa definizione si potrebbe attribuire ad Anna Karenina, con la differenza che questa volta Wright, seppur non riuscendo a vivificare i sentimenti dei propri protagonisti, è stato in grado di raccontare una storia notissima in un modo che sappia stupire.
La colpa di Stoppard è quella invece di aver mal semplificato alcuni passaggi fondamentali.
La grandezza del romanzo di Lev Tolstoj, al quale “niente della letteratura europea dell’epoca può esserle paragonato” secondo Dostoevskij consisteva nell’uso sapiente del monologo interiore, molti decenni prima della Woolf e di Joyce.
Al lettore nulla dell’animo di Anna (e degli altri personaggi) è insondabile, con conseguente partecipazione al dramma interiore che vive la protagonista. Il film elimina del tutto tale dramma e ne (rap)presenta solo gli aspetti esteriori, riducendo le ultime scene tra Anna e Vronskij in siparietti isterici e trasformando la tragica eroina in una donna capricciosa e irritante alla quale la recitazione della protagonista non riesce sempre adattarsi. 

Anna non sembrava una signora della società o la madre d’un figlio di otto anni, ma avrebbe somigliato piuttosto a una ragazza di vent’anni per l’agilità dei movimenti, per la freschezza e la vivacità che irradiava dal suo volto e che si faceva strada ora nel sorriso, ora nello sguardo, se non ci fosse stata l’espressione dei suoi occhi, seria, a volte triste..

Lev Tolstoj, Anna Karenina

La descrizione fisica si addice perfettamente a Keira Knightley, finalmente in un ruolo che dà giustizia alla sua bellezza e alla sua bravura, soprattutto nella prima folgorante parte.
Keira Knightley, Joe Wright e Dario Marianelli sono un trio perfetto, giunto alla terza collaborazione. E a loro tre potremmo aggiungere Jacqueline Durran. Chi? Infatti..
A proposito di collaboratori ecco un film in cui vanno riportati nomi e cognomi del cast tecnico, semplicemente superbo: la colonna sonora del già citato Dario Marianelli è l’ennesima conferma di un grande talento, i costumi, giustamente premiati con l’Oscar sono appunto di Jacqueline Durran, e le scenografie, magnifiche di Seamus McGarvey.

Inutile quindi insistere sul prosciugamento emotivo dell’opera o la schematizzazione dei personaggi o ancora la riduzione dei loro ruoli (nel romanzo praticamente non vi è distinzione tra personaggi principali e secondari): il film di Wirght fornisce una nuova, dignitosa versione dell’immortale opera di Tolstoj che a quanto pare non smette mai di insegnarci, perché

ci sono tanti generi d'amore quanti cuori

e ci sono tanti adattamenti quanti sono i registi. Questo è un adattamento originale e personale.

 VOTO: 8+ 




giovedì 16 giugno 2011

é tempo di favole?

Ci sono due modi a Hollywood per raschiare il fondo: sequel e remake. I titoli “forti” in uscita appartengono tutti soprattutto alla prima categoria. Ma c’è un sottogenere di rifacimenti molto in voga ultimamente: quello dei classici per l’infanzia.

Dopo l'Alice nel paese delle meraviglie di Burton, La Bella e la bestia e Cappuccetto rosso ecco arrivare nella prossima stagione addirittura due versioni di Biancaneve e i sette nani, La bella addormentata, e ancora più in là La sirenetta, appena annunciata e perfino il nostro Pinocchio, ma in stop-motion, senza dimenticare Il Gatto con gli stivali come spin-off di Shrek!
Si tratta di storie per tutte le età e tutti i gusti, quindi il loro sfruttamento è praticamente inesauribile. Dopo essere nate come racconti di formazione per adulti (i fratelli Grimm e Perrault) sono state nella loro versione edulcorata narrativa per l’infanzia per generazioni, trasformati in classici dell’animazione dalla Disney e infine il target è diventato quello adolescenziale: è il caso di Beastly, Cappuccetto Rosso Sangue e tutte le nuove uscite.

Cappuccetto rosso sangue è stata annunciato come una rilettura dark e sexy della fiaba di Perrault, Beastly come una rivisitazione per un pubblico teen.

Entrambe sono film adatti a un pubblico esclusivamente adolescenziale e non hanno così sfruttato in alcuno modo, purtroppo, il potenziale dark e sexy delle fiabe originali.

A tal proposito ci vorrebbe una trasposizione dei remake letterari di Angela Carter, grandissima scrittrice britannica scomparsa prematuramente negli anni ’90 che ha dedicato molto tempo alla rilettura dei classici per l’infanzia in chiave horror ed erotica, raggiungendo risultati davvero affascinanti.

Ritornate qui tra un paio d'ore per un assaggio dell'inquietante, ma affascinantissimo racconto La sposa della tigre, pubblicato nel 1979 nella raccolta La camera di sangue e altre storie.