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domenica 17 marzo 2013

Adua e le compagne



ADUA E LE COMPAGNE
Di Antonio Pietrangeli
1959, Italia, Francia
Genere: Drammatico
con Simone Signoret, Emmanuelle Riva, Sandra Milo, Gina Rovere, Marcello Mastroianni, Valeria Fabrizi

 aduafr Antonio Pietrangeli   Adua e le compagne aka Adua and Friends (1960) 


TRAMA
Con l’introduzione della Legge Merlin e la conseguente chiusura dei bordelli, quattro prostitute aprono un ristorante e provano a rifarsi una vita. Ma la società non perdona e non dimentica.

RECENSIONE
Pietrangeli si avvale di un cast disomogeneo formato da due grandissimi attrici francesi e due italiane emergenti: da una parte Simone Signoret, che pochi mesi dopo avrebbe vinto l’Oscar, e Emmanuelle Riva (Hiroshima mon amour, Kapò) e dall’altro Sandra Milo e Gina Rovere.
Il Morandini sentenzia che la minor professionalità di queste ultime è compensata da maggior veracità delle interpretazioni.
Non ha tutti i torti: la Signoret e la Riva offrono prove da manuale ed appaiono algide, composte e perfino eleganti anche quando sono disperate, mentre nelle due italiane c’è qualcosa di genuino e di popolano che fa sì che incarnino meglio due sprovvedute dal cuore d’oro.
Ruggero Maccari, Ettore Scola e Tullio Pinelli scrivono la sceneggiatura di quello che è uno dei film più importanti di Antonio Pietrangeli, che si conferma malinconico e cinico nel dipingere un’Italia gretta e maschilisti in cui è difficile reinventarsi ed emergere per i propri meriti.
Anche in quest’occasione gli uomini non fanno una bella figura: Marcello Mastroianni è il seduttore mascalzone che promette e poi abbandona.
VOTO: 8

REGISTA
Ad Antonio Pietrangeli (1919-1968) prima o poi dedicherò un articolo esaustivo che renda onore a questo grandissimo regista oggi purtroppo dimenticato e punito per aver lavorato in un periodo in cui non c’erano occhi che per Fellini e Visconti.

ATTORI
SIMONE SIGNORET (1921-1985)
L’immortale protagonista di Casco d’oro di Jacques Becker, nonché vincitrice dell’Oscar per La strada dei quartieri altri di Jack Clayton fu conosciuta anche per la travagliata storia d’amore con Yves Montand.

EMMANUELLE RIVA
Oggi la conosciamo tutti per la sua straordinaria interpretazione in Amour di Michael Haneke, ma già sessant’anni fa la Riva era un’icona del cinema di qualità: protagonista di uno dei film simbolo della Nouvelle Vague, Hiroshima mon amour e poi di un altro film che all’epoca destò molte controversie: Kapò di Gillo Pontecorvo.
SANDRA MILO
L’ho celebrata qualche giorno fa in occasione del suo 80°compleanno. Qui è alla sua seconda interpretazione per Pietrangeli.
GINA ROVERE
Classe 1935, è apparsa in ruoli secondari in una sessantina di film. Recentemente è apparsa in I Cesaroni e Don Matteo 7.
MARCELLO MASTROIANNI
(1924-1996)
Dedicargli un articolo che ne ripercorra la sua sbalorditiva carriera potrebbe occupare mesi!
VALERIA FABRIZI
Veste i panni di una bellissima ragazza sedotta dal personaggio di Mastroianni. Oggi la vediamo a fianco di Elena Sofia Ricci in Che Dio mi aiuti!.

domenica 9 settembre 2012

La notte: indimenticabile ritratto della fine di un amore

LA NOTTE
di Michelangelo Antonioni
Italia, 1961
con Jeanne Moreau, Marcello Mastroianni, Monica Vitti
Genere: dramma
 
Se ti piace guarda anche: L'avventura, L'Eclisse, Deserto rosso


Milano, alba degli anni ’60, un uomo e una donna. Lui si invaghisce di una donna molto più giovane e lei, quasi materna e permissiva, si mostra indulgente con entrambi, ma poi fa ricordare al compagno cos’è(ra) l’amore vero leggendogli una romantica lettera che ora risulta straziante per entrambi in quanto testimonianza di un amore che non c’è più.




L’amore che cede il posto al desiderio di evasione e giovinezza in una relazione con una persona più giovane, la partner indulgente e matura che vuol far ragionare l’amante perduto. Se L’Avventura e L’Eclisse sono incentrati su un amore che nasce, La notte è il ritratto di un amore che sta finendo, ma che potrebbe ricominciare, poiché tutto è mutevole e confuso.
Incarnazione di questa società volubile è la donna, ancora una volta al centro dell’opera di Antonioni, con crisi (silenziose) e indecisioni. Ma dietro queste apparenti insicurezze si nasconde il punto fermo della coppia, la luce della ragione.
E due meravigliose donne sono chiamate a dar vita a due personaggi bellissimi: la seducente Valentina di una Monica Vitti corvina e sexy, che inizia civettando e finisce intrappolata dalla crisi della coppia e la Lidia di Jeanne Moreau, donna di sensualità matura che registra e reagisce silenziosamente gli avvenimenti che le accadono intorno. Il suo sguardo rassegnato, privo di luci ed emozioni, incarna la crisi del rapporto. 

Gli uomini invece sono sempre passeggeri e superficiali. E il Mastroianni de La notte si aggiunge all’indolenza di Alain Delon di L’eclisse e al Gabriele Ferzetti de L’avventura.
Tra i quattro film di quella che è stata definita la tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni, è a mio avviso il più compiuto e maturo, meno estetizzante e sperimentale e il più adatto ad una visione attuale. 
PREMI
Il film vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, e il Nastro d’argento e il David di Donatello per la migliore regia.
REGISTA
Michelangelo Antonioni: qui la sua biofilmografia e la monografia a lui dedicata.
ATTORI
Jeanne Moreau: dopo il successo ottenuto con Louis Malle la Moreau comincia a essere corteggiata da registi internazionali.
Monica Vitti: per la prima volta non è lei la protagonista in un film del compagno Antonioni.
Cliccate sui due seguenti link per la biofilmografia e monografia.
Marcello Mastroianni: al primo ed ultimo film con Antonioni, Mastroianni era reduce dal successo de La Dolce vita (1960).

lunedì 30 maggio 2011

La legge non è uguale per tutti

LA LOI/LA LEGGE
di Jules Dassin
Francia/Italia, 1958
Genere: noir
Nel 2008, per celebrare il 50° anniversario della sua uscita, negli Usa è stata proiettato in alcuni cinema col titolo The Law la versione restaurata del film che nel '60 fu distribuito ome Where the Hot winds Blows. Fu un discreto successo internazionale (aiutato anche da locandine audaci che annunciavano un'esplosione di eccitamento maschile e femminile mai visto prima al cinema), non di certo il film più memorabile della Lollo o di Mastroianni, eppure anche questo film minore oggi è stato  riscoperto e proiettato di nuovo per un pubblico diverso. Da noi è già molto che abbiano riportato nelle sale (solo una manciata però) La Dolce vita a 60 anni dalla sua uscita.
immagini cult:

TRAMA
In un villaggio della Corsica (in realtà Carpino, in Puglia) è in uso un gioco, chiamato il gioco della legge: davanti ad un boccale, si sceglie un capo, il quale, finché il vino non è consumato, ha il diritto di dire agli altri le più scottanti verità o malignità sul loro conto. Chi è preso di mira non ha il diritto di protestare. Analogamente in paese vige, al di sopra dell'autorità costituita, una legge cui tutti si sottomettono senza potervi sfuggire. A dettare legge è Don Cesare(Pierre Brasseur), che vive in un ampia casa circondato da  uno sciame di donne. E' tra queste Marietta (Lollobrigida), figlia e nipote di servitori di Don Cesare  E' una ragazza giovanissima, energica, sensuale, prepotente, che s'innamora di un giovane agronomo (Mastroianni), sensibile ed estraneo al modo che lei conosce.
Marietta si ribella a un prepotente del posto (Yves Montand) sfregiandoli e infilandogli in tasca un portafogli rubato...
Tante altre peripezie prima che la bella si sposi il suo bello..

 
RECENSIONE

Dall'ottimo romanzo omonimo  di Roger Vailland, fresco vincitor del Goncourt, Dassin, al suo primo film francese, ricava un noir classico, senza infamia né lode, troppo verboso, che si lascia guardare dagli amanti del genere e dai fan di Mastroianni (qui in un ruolo pre-Dolce Vita) e la Lollo al primo film dopo la maternità che l'ha tenuta lontana dal set per poco più di un anno.
Nonostante la diva si sforzò pure di recitare in francese, la sua interpretazione fu stroncata duramente dall'epoca.

Ecco qui alcune critiche:

"Non fu, non è e non sarà mai l'attrice che vaneggia di essere. Non c'è Dassin che tenga: Gina ci porge anche qui l'eterna “bersagliera”. È una pezzente dell'espressione. Qualunque sentimento scivola su di lei come acqua sull'acqua. (Giuseppe Marotta, Visti e perduti, Milano, Bompiani, 1960)".
 
O ancora:

"Il volto e le movenze della Lollobrigida sono quelli di una delle tante bersagliere e pizzaiole delle nostre commedie strapaesane di questi ultimi anni" Cinema Novo, 1958

Ecco come trattatavano (ingiustamente) gli italiani la loro connazionale più famosa del mondo.

Sicuramente  la sua performance non è eccelsa, ma comunque dignitosa. Vogliamo fare un confronto con l'unica altra nostra attrice trilingue, Monica Bellucci?
Meglio di no.
 
In ogni caso in questo film la Lollo ci cattura ancora una volta con il suo splendore, come ben illustrano gli innumerevoli snapshot che vi propongo e tra i quali non riuscivo davver eliminarne nessuno.

ROGER VAILLAND
Scrittore molto importante che con il romanzo La Loi vinse il Goncourt. Nel '60 adattò per Roger Vadim l'adattamento di Les Liasons dangereuses con Jeanne Moreau e collaborà anche con Lattuada in La Novizia.

JULES DASSIN

Nonostante il nome, Jules Dassin (1911-2008) è un americano di origini russe. Attore e poi regista, raggiunse grande successo con Naked City nel ’48. Rifugiatosi in Europa durante la caccia alle streghe di McCarthy per il passato da militante comunista, non poté comunque più girare perché il governo americano aveva minacciato i produttori europei di praticare un embargo sui film prodotti in Europa ai quali avessero lavorato personaggi compresi nella cosiddetta lista nera di Hollywood.


Nel ’55, in Francia, scrisse e diresse Rififi, un classico dei film di rapina definito da Truffaut il miglio noir di tutti i tempi e preso da modello anche da Kubrick (Rapina a mano armata) e parodiato da Monicelli ne I Soliti Ignoti (ai tempi l’intento parodico fu evidente).

La legge è uno dei primi film in cui diresse la moglie Melina Mercouri, sua partner in Mai di domenica, di cui fu regista, sceneggiatore e protagonista e per il quale ricevette la nomination all’Oscar per regia e sceneggiatura.


Concludo con due fotogrammi di due volti che fecero brillare come non mai il nostro cinema..

 
 


giovedì 19 maggio 2011

Vita da cani: primo film importante della Lollo e di Mastroianni

VITA DA CANI,
di Mario Monicelli & Steno
ITALIA, 1950
Se ti piace guarda anche: Lo Sceicco bianco (per il tema), Campo de' Fiori,  (per lo stesso protagonista in un altro ottimo ruolo)

 TRAMA
Il cavalier Nino Martoni (Aldo Fabrizi)  ha una compagnia di rivista con molti guai finanziari, ma ha il cuore troppo grande e finisce per assumere anche la timida e povera Margherita (Gina Lollobrigida), salita sul treno senza biglietto e l’ambiziosa Franca (Tamara Lees), che ha appena lasciato il fidanzato senza soldi (Marcello Mastroianni). Alla fine solo la prima farà fortuna come soubrette e la seconda troverà il ricco marito come aveva desiderato, ma scopre che i soldi non fanno la felicità e si toglie la vita..


RECENSIONE
Questa pellicola ha superato il mezzo secolo di vita eppure offre un ritratto lucido e attualissimo del mondo dell’(avan)spettacolo, risultando per lo più molto cinico ma allo stesso tempo divertentissimo. Aldo Fabrizi poi, come al solito è irresistibile e le scene in cui compare (e sono molte, visto che è il protagonista) lasciano davvero tutte il segno. La sceneggiatura, ottima, è scritta a 6 mani: un esordiente Ruggero Maccari, Sergio Amidei, Fulvio Palmieri, Nino Novarese, lo stesso Aldo Fabrizi che come sappiamo spesso scriveva da solo le proprie battute e i due registi. Una ventitreenne Lollo e un ventiseienne Mastroianni nei loro primo ruolo importante. 

INTORNO AL FILM

Il film, rimasto nella storia per la presenza di Mastroianni e la Lollobrigida al loro primo ruolo importante, ma anche per essere la prima vera regia di Mario Monicelli, come affermerà molto più tardi, dichiarando che l’apporto di Steno fu nullo, così come fu del tutto inesistente il contributo di Monicelli a Le Infedeli, altro film che portava comunque la firma di entrambi e che vedeva di nuovo la Lollo tra i protagonisti.
Il film però può essere ricordato anche per altri tre elementi fondamentali: la fotografia del futuro regista Mario Bava, che aveva cominciato pochi anni prima la carriera di direttore della fotografia, le scenografie di un giovane Flavio Mogherini, poi apprezzato scenografo di tanti film importanti (fra cui quelli di Pasolini) e regista e infine le musiche composte da Nino Rota.

ACCOGLIENZA DEL FILM
Le recensioni furono pessime e il successo modesto a causa de Lo Sceicco bianco di Fellini (e Lattuada) che uscì contemporaneamente e aveva al centro lo stesso tema. Il flop fu comunque una sorpresa, considerata la presenza di Fabrizi e nel film felliniano di un pressoché sconosciuto attore di nome Albero Sordi.

REGISTI



MARIO MONICELLI (1915-2010)

Uno dei padri della commedia all’italiana, Monicelli inizia la sua carriera come sceneggiatore e intraprende un fortunatissimo sodalizio con Steno a partire dal 1946, quando collaborano alla sceneggiatura di Aquila nera, che vede anche una diciannovenne Gina Lollobrigida come comparsa nei panni di una schiava. E la Lollobrigida sarà anche tra le protagoniste del loro ultimo film insieme, Le infedeli, dove appare anche suo marito Milko. È il 1953 e i due hanno alle spalle numerose commedie di cui sono registi. Poi, in proprio, Monicelli dirigerà alcuni capisaldi del cinema italiano, come I soliti ignori, La grande guerra, Speriamo che sia femmina e alcuni enormi successi commerciali come L’armata Brancaleone e Amici miei.

STENO (1915-1988)

Stefano Vanzina fu caricaturista e soggettista radiofonico e di avanspettacolo prima di dirigere con Monicelli alcuni film con Totò, personaggio che riprese anche da solo (Totò nella luna). La sua popolarità accrebbe grazie a Un americano a Roma e poi negli ’70 con una serie di film con Bud Spencer e i cosiddetti poliziotteschi. Fu anche il regista di Febbre da cavallo e diversi film con Renato Pozzetto. I figli Carlo ed Enrico hanno seguito le sue tracce.


ATTORI

ALDO FABRIZI

(1905-1990)


GINA LOLLOBRIGIDA
La Lollo per la prima volta ha un ruolo che lascia finalmente il segno grazie a un personaggio adorabile, quello della brava e onesta ragazza che si rivela essere anche molto sexy e brava a cantare e ballare.


TAMARA DREES

(1924-1999) Attrice britannica attiva solamente in Italia, ma celebre anche nel paese natio come cover girl, recitò in un sacco di film, piuttosto scadenti



MARCELLO MASTROIANNI

(1924-1990)
Il grande attore de La dolce vita, 8½ e Ieri, oggi e domani è qui agli esordi.
Anche per lui infatti è uno dei primissimi ruoli, tant’è che è ancora incerto sul suo nome! Infatti nei titoli appare come Mastrojanni.



Ed ecco l'immagine che catapultò la Lollo nel mondo: nello stesso anno Howard Hughes la chiamò a Hollywood e la Francia la chiamò per recitare in ruoli altrettanto sexy.

Grandissimo come sempre e spesso memorabile in questa pellicola, come quando sii ritrova una giovanissima Lollobrigida nei panni di una bellissima poveretta che non ha pagato il biglietto e decide di fingere ai controllori che è una della sua compagnia. Da antologia le scene in cui imbroglia l’alberghiere e quella in cui cerca di conoscere le idee politiche del gestore del locale per sapere poi che satira fare.

domenica 10 ottobre 2010

Ritorno a Visconti: Le notti bianche.

LE NOTTI BIANCHE, 1957

Dopo i fasti di Senso, Visconti decise di intraprendere un altro rischio adattando con Suso Cecchi D’Amico un classico della letteratura russa, ovvero Le notti bianche di Dostoevskij.
Tornò al bianco e nero e forse è difficile pensare a una scelta migliore per questo film.
La fotografia di Giuseppe Rotunno è infatti sicuramente il pregio maggiore di un film apprezzabile ma senz’altro minore nell’itinerario dell’autore, nonostante il Leone d’Argento vinto al Festival di Venezia. Snobbato dal pubblico all’uscita e non troppo amato dalla critica successiva, rimane una tappa assai sconosciuta ma preziosa di Visconti.
Forse perché i temi non sono quelli che lo spettatore si può attendere da Visconti: nessuna passione tragica e devastante, nessun delitto, ma una storia d’amore travolgente, che lascia un sapore malinconico e triste.
Al centro del film infatti ci sono una donna e un uomo che si incontrano per caso e si innamorano con la consapevolezza che non si potranno mai amare perché lei è già promessa. E infatti alla fine il fidanzato ritorna e ai due non rimane che separarsi.


Con questo film inizia la collaborazione di Visconti con Mastroianni, alcuni anni prima di venire scoperto da Fellini e Antonioni.
Eppure, nonostante Visconti sia stato il primo a puntare sulle capacità drammatiche di questo grande attore e il primo ad avergli dato uno sguardo smarrito e notturno, non farà mai di lui un interprete viscontiano. Due infatti sono i film da protagonista che gli affidò: entrambi si trasformarono in dimenticate trasposizioni di due classici della letteratura.
Mastroianni è stato l’alter ego di Fellini, l’attore simbolo di De Sica commediante e di Ferreri, è risultato indimenticabile nell’unica collaborazione con Antonioni, ma nessuno se lo ricorda come attore viscontiano, nonostante due ruoli da protagonista.

La donna di cui si innamora il suo personaggio, Natalia, è interpretata da Maria Schell (1925-2005), attrice di lingua tedesca imposta dalla produzione.



Ma Visconti poté scegliere di richiamare a sé la Clara Calamai di Ossessione, qui in una piccola parte di vecchia prostituta.


Ma la maggior soddisfazione per il regista fu quella di poter dirigere Jean Marais (1913-1998), lo storico compagno di Jean Cocteau, nei panni del fidanzato che ritorna.

Il film è tutto girato negli studi di Cinecittà dove è stato ricostruito un intero quartiere di Livorno. Il luogo simbolo è il ponte sul quale gli amanti si conoscono, si parlano, si amano e si lasciano. I costi per il set furono tali che il produttore Cristaldi chiese a Suso Cecchi D’Amico di scrivere immediatamente una commedia commerciale da girare nello stesso set, in modo da recuperare almeno parzialmente le spese.
Il risultato fu I soliti ignoti, la migliore commedia della storia del cinema italiano, nonché grandissimo successo di pubblico.

Il contrario insomma di Le notti bianche, che rimane
un film da recuperare per tutti gli amanti di Dostoevskij, di Visconti, di Mastroianni. E per lasciarsi abbracciare da questo sontuoso bianco e nero.

mercoledì 16 giugno 2010

Ieri, oggi, domani

IERI, OGGI E DOMANI 
di VITTORIO DE SICA, 1963


Il film è composto da tre episodi legati solamente dalla coppia Loren-Mastroianni.

ADELINA
Il primo, scritto da Eduardo De Filippo, è ambientato a Napoli, dove Adelina vende sigarette in bancarelle abusive (assieme a una trentina di altre donne che non si capisce perché non hanno nessun problema con la giustizia). Il marito non riesce a trovare un lavoro. La polizia ha un mandato d’arresto per Adelina, che però è rinviato perché la donna è incinta.Infatti non può essere rinchiusa prima che siano passati otto mesi dalla nascita dell’ultimo figlio e così i due sfornano un figlio dopo l’altro, finché il marito non è più in grado di ingravidarla. Adelina viene incarcerata, ma il popolo si mobilita per ottenere la grazia dal Presiden
te.


ANNA

Nel secondo episodio, tratto da Moravia,Sophia Loren è una ricchissima e annoiata snob milanese che fa un giro in auto col suo amante, di estrazione sociale molto più bassa. Gli confida che è infelice e che vuole solo l’amore, non sa cosa farsene dei soldi. Lui le dice che senza soldi non sarebbe in grado di vivere. Il divertente epilogo conferma l’opinione dell’amante.

MARA

Scritto da Zavattini e ambientato a Roma.
Mara è una escort che si vanta con la dirimpettaia Tina Pica di avere come clienti solo gente per bene: deputati, ministri. Il problema è che il bel nipote aspirante prete (Giovanni Ridolfi) della Pica si è invaghito della bella squillo.
Del resto come stupirsi, se la bella ragazza se ne va in giro per il terrazzo coperta solo da un asciugamano?
Oppure fuma alla finestra in biancheria intima?

Insieme a un esasperato Mastroianni, nei panni di un cliente bolognese innamoratissimo riusciranno a riportare il giovane sulla retta via e accontentare la prima insopportabile Tina Pica.
Bisogna spettare fino alla fine per godersi il celeberrimo, sensazionalistico e leggendario spogliarello della Loren che però non si concede a Mastroianni perché le viene in mente, proprio sul più bello, che ha fatto un voto alla Madonna.
Si tratta dell’episodio più divertente.                       Sophia offre nuovamente il ritratto di una donna forte ed emancipata, ma legatissima all’istituzione matrimoniale e al ruolo di maternità, che è per lei l’unica ancora di salvezza.Il secondo episodio è amarissimo, venato solo in parte dalla simpatia del personaggio di Mastroianni. Resta comunque un bel ritratto della classe ricca e capricciosa e in generale dell’essere umano come pedina incapace di reagire e di osare per trovare la felicità. Il terzo è uno scanzonato omaggio alla bellezza e alla libertà femminile, dove Sophia è una prostituta dal cuore d’oro che incarna la donna indipendente del nuovo millennio.

La mitica coppia è formidabile in tutti gli episodi, e passa con disinvoltura dal dialetto napoletano al romanesco, passando per l’accento milanese.

Una pioggia di premi internazionali per un film giocoso tutt’altro che impegnato. Una sorta di divertissement di un grande maestro che si concede un tributo alla coppia fantastica del cinema italiano e soprattutto alla diva italiana più amata in patria e all’estero.

Un trionfale ritorno alla commedia a episodi per De Sica, che crea un film commerciale senza rinunciare alla critica sociale, che qui diventa satira.

Primo film in Techniscope, seconda nomination all’Oscar per la Loren, terzo Oscar come miglior film straniero per De Sica che si confermava il regista italiano più amato e popolare all’estero, anche se Fellini era già pronto a sostituirlo.