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mercoledì 10 aprile 2013

Fino all'ultimo respiro: manifesto della Nouvelle Vague

FINO ALL'ULTIMO RESPIRO
(A BOUT DE SOUFFLE)
di Jean-Luc Godard,
Francia, 1960
con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulnager, Jean Pierre Melville
Se ti piace guarda anche: Ascensore per il patibolo, Jules et Jim, Nel corso del tempo, Somewhere.
 

TRAMA
Un fuggitivo, Michel, reduce da un furto e un omicidio, si rifugia nella love story con una studentessa inglese che vende l'Herald Tribune. Tra menzogne e passione, la storia non potrà che avere esiti tragici.

RECENSIONE
Cosa si può aggiungere a un film che ha cambiato per sempre la storia del cinema?
A Fino all'ultimo respiro si devono moltissimi elementi diventati poi comuni nel cinema di oggi che però erano impensabili fino allora: i cosiddetti "tempi morti", personaggi che si rivolgono direttamente alla telecamera, uso della camera a spalla, montaggio disconnesso, citazioni di altri film, negazione di una trama e dell'importante dei dialoghi....

Senza Fino all'ultimo respiro non avremmo mai avuto Tarantino, tanto per far un esempio specifico. In generale, non avremmo mai avuto quel cinema che oggi consideriamo d'autore: Godard sfidò il cinema dell'epoca proponendo un'alternativa e da quel momento il cinema si sarebbe sempre più diviso tra cinema "d'autore" e non, tra registi che vogliono curare ogni aspetto possibile dei loro film e registi che lavorano per commissione. Naturalmente questa è una semplificazione, ma il film fu il primo ad esprimere quel concetto di "politica degli autori" (da qui il nome cinema d'autore) apparso qualche anno prima sulle pagine dei Cahiers du Cinéma.

Da una parte un ritorno al passato quando i dialoghi non erano così necessari: emblematica e citatissima in seguito, la chiusura a iride tipica dei film muti, dall'altro un grande passo verso un cinema del futuro che trova nuove vie per comunicare.
Non servono più storie, né personaggi, né dialoghi.
Basta seguire lo zigzagare di un criminale ed ascoltare i suoi dialoghi non troppo sensati.

Pur non essendo il primo film della Nouvella Vague, Fino all'ultimo respiro ne è sicuramente il manifesto.
Quale sia esattamente il primo film di questa corrente cinematografica è difficile dirlo, siccome i critici non l'hanno ancora deciso: che sia Ascensore per il patibolo di Louis Malle, I quattrocento colpi di François Truffaut o Hiroshima mon amour di Alain Resnais, il più celebre, storico e simbolico resta questo film d'esordio di Godard, scritto con l'altro regista simbolo della Nouvelle Vague, destinato poi a una carriera di maggior successo e respiro, ovvero François Truffaut. A dire il vero il film si basa su un soggetto, e la sceneggiatura fu decisa ciak dopo ciak.

Il film deve molto poi al protagonista, negativo, che non fa nulla per farsi amare dallo spettatore eppure alla fine affascina. Al suo fianco un'algida, androgina eppure sexy Jean Seberg, pronta a impersonare un nuovo tipo di femminilità.

CAST JEAN SEBERG
(1938-1979)
Nell'immaginario collettivo Jean Seberg è rimasta la ragazza coi capelli cortissimi che fa innamorare Bebel in questo film iconico. Una ragazza emancipata e forte, in parte lontana dalla donna che l'attrice diventò. Jean soffrì spesso di depressione e si tolse la vita a 39 anni con il solito sovraddosaggio fatale di barbiturici. La sua scomparsa provocò molto scalpore perché si vociferò che fosse coinvolta la CIA.

JEAN-PAUL BELMONDO
Il suo primo ruolo importante, ma anche quello più importante. Per la sua biofilmografia cliccare qui.

REGISTA JEAN-LUC GODARD
Nato nel 1930, simbolo della Nouvella Vague di cui dirige alcuni film simbolo come La donna è donna, Band à part, Due o tre cose che so su di lei.

mercoledì 12 settembre 2012

Jules e Jim, il triangolo amoroso più famoso del cinema

 JULES E JIM
(Jules et Jim)
di François Truffaut,
Francia, 1962
con Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre
 
 se ti piace guarda anche: Vicky Cristina Barcelona, The Dreamers, Bande à part
 
Mi hai detto “ti amo”
Ti dissi “aspetta”
Stavo per dirti “eccomi”
Mi hai detto “vattene”

Con queste frasi diventate poi celebri inizia il triangolo amoroso più famoso della storia del cinema: due amici per la pelle si innamorano della stessa donna, Catherine, che non disdegna il triangolo, anche una volta sposata. Ma per quanto potrà continuare?

TRAMA
Jules et Jim nella memoria collettiva è legato a Parigi, alla Jeanne Moreau vestita da uomo che corre insieme ai due spasimanti, ma il dramma della storia inizia in uno chalet di montagna in Germania meridionale. È qui che Jim va a visitare Catherine e Jules, sposati e con una figlia ed è qui che inizierà una relazione tra i due, sotto gli occhi gelosi ma impotenti di Jules.
Catherine presto però è insoddisfatta anche dal rapporto con Jules poiché i due non riescono ad avere un figlio e inizia a civettare con Albert.
Quando Catherine, Jules et Jim si ritroveranno a Parigi, l’epilogo sarà tragico: infelice, ucciderà se stessa e Jim sotto gli occhi di Jules, ancora una volta testimone dolente e impotente.

 DIETRO LE QUINTE

Franz Hessel fu uno scrittore tedesco che durante il suo soggiorno parigino divenne miglior amico di Henri-Pierre Roché e sposò la giornalista di moda Helen Grunt, con la quale tornò a Berlino ed ebbe un figlio, Stephan, oggi diplomatico.
Franz parlò della rapporto che si creò fra i tre in Pariser Romanze (Romanza Parigina), pubblicato nel 1920, anno in cui si intensificò la relazione tra Helen e Henri-Pierre, tanto che Helen divorziò da Franz l’anno seguente. I due si lasciano nel ’34, mentre Hessel morì nel ’41. Il figlio di Franz, Stephan, classe 1916, è un attivista, saggista e diplomatica naturalizzato francese che oggi ha 94 anni e da poco ha pubblicato Indignez-vous, diventato il manifesto degli indignados, poi docu-fiction Indignados diretto da Tony Gatlif, presentato all’ultima Berlinale.

Henri Roché parlò del triangolo amoroso che aveva vissuto in Jules et Jim, pubblicato nel ’51 e passato del tutto inosservato.
Truffaut, dieci anni più tardi, comprò il libro da un bouquiniste in riva alla Senna e ne rimase folgorato.
Contattò subito Roché, 84enne, e gli propose di collaborare all’adattamento.
Gli mostrò in foto Jeanne Moreau e lo scrittore fu soddisfatto dalla scelta, ma non conobbe mai questa Catherine perché morì dopo poche settimane.

La lavorazione del film fece parlare molto di sé, tant’è che Jean Luc Godard, amico di Truffaut, in Une femme est une femme, inserì un cammeo della Moreau che saluta Jules e Jim.

L’uscita del film fece assai scandalo all’epoca, come ormai ogni film con la Moreau protagonista.
La canzone che l’attrice canta nel film, Le Tourbillon, fu un hit composto da Cyrus Brassiak qualche anno prima pensando proprio alla stessa attrice, moglie di uno dei suoi più cari amici.

 Le musiche di Georges Delerue sono state inserite dal Time nella Top 10 delle migliori colonne sonore di sempre, mentre l’Empire, nel 2010 l’ha inserito alla posizione 46 dei migliori film della storia del cinema.

Dopo i due ambigui ruoli di Malle, quello di una donna che fa uccidere il marito e quello di una donna che abbandona la famiglia per vivere una storia d’amore, Jeanne Moreau interpreta un altro personaggio decisamente controverso. La sua Catherine sottopone i due uomini che la amano a una convivenza forzata, ingelosendo l’un l’altro quasi per gioco. Litiga con Jim perché non le dà un figlio, ma la figlia avuta con Jules non le ha impedito di lasciare il marito. Moderna, colta, seducente e forte, Catherine rappresenta un nuovo tipo di donna, capace di manipolare gli uomini che diventano letteralmente vittime dei suoi umori e sentimenti.
L’estremo gesto finale che sconvolse gli spettatori dell’epoca è l’ultima angheria alla quale sottopone i suoi amanti.
 
RECENSIONE
Considerato tutt’oggi come uno dei più grandi classici della storia del cinema, Jules e Jim può apparire datato, ma il suo fascino è rimasto intatto. E il meraviglioso motivo cantato dalla Moreau, Le Tourbillon, rimane indelebile nella memoria di chiunque abbia visto il film.
Servito da ottimi dialoghi e un vivace montaggio, nonché trovate cinematografiche allora inusuali  il film rimane una seducente descrizione di un amore capriccioso, egoistico e distruttivo. Un amore che invece di portare alla felicità porta, letteralmente, al baratro.


mercoledì 1 agosto 2012

Ascensore per il patibolo

ASCENSORE PER IL PATIBOLO
(ASCENSEUR POUR L'ECHAFAUD)
di Louis Malle,
Francia, 1957
con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Lino Ventura
Genere: Noir
 

"Dieci anni, vent'anni, un'altra età, altri giorni. Come dormire e risvegliarsi morta. Dieci anni, vent'anni, senza pietà perchè io non ebbi pietà. Lo so che ti amavo, ti amavo e non pensavo che a te. Adesso diventerò vecchia, ma saremo ancora insieme, là, chissà dove, insieme... Lo vedi che non ci potranno separare? Lo senti, Julien?"                                                (J.Moreau a M. Ronet)

TRAMA
Un giovane uomo (Maurice Ronet) e la sua amata (Jeanne Moreau) vogliono sbarazzarsi dell’uomo che li separa, marito di lei, nonché capo di lui.
E così una sera, l’uomo entra nell’ufficio del suo boss e lo uccide a sangue freddo.
Tutto sembra andare secondo i piani finché non rimane intrappolato nell’ascensore.. tutta la notte.
Una coppia di sbandati gli ruba l’auto e commette involontariamente un omicidio di cui sarà incolpato il proprietario dell’auto, in quanto incapace di avere un alibi. Verrà così condannato, anche se per l’omicidio sbagliato.
Intanto la sua amata passa la notte vagando disperata per le strade di Parigi.

 
COMMENTO
Louis Malle esordisce come regista di fiction all’età di 25 anni e firma una pietra miliare del cinema francese: un noir atipico, in cui a contare sono più le atmosfere che la tensione o i colpi di scena.
 Per certi versi anticipatore di quella che sarà la Nouvelle Vague, questo film lancia un cinema diverso, d’atmosfera, in cui a restare impressi sono la colonna sonora di Miles Davis, i chiaroscuri di una Parigi atipica avvolta nella notte, le passeggiate di Jeanne Moreau e la tensione del volto di Maurice Ronet.
 La colonna sonora fu registrata da Miles Davis nella notte fra il 4 e il 5 dicembre 1957, in compagnia di Jeanne Moreau che mostrò loro il film. Fu una svolta fondamentale nella carriera del jazzista americano.
Una svolta insomma per Davis, Malle e la Moreau, che a 29 anni è per la prima volta protagonista di un film.
REGISTA
Louis Malle (1932-1995) è stato uno dei più grandi registi francesi del XX secolo. Poliedrico, controverso, prolifico, ha esordito giovanissimo e ha firmato pellicole indimenticabili come Fuoco Fatuo (1963), Atlantic City (1980), Arrivederci ragazzi (1987), Vanya sulla 42° strada (1994).
Ne tornerò a parlare molto dettagliatamente.
 

venerdì 20 gennaio 2012

Blow-up: se l'immagine è illusione, cosa c'è di più illusorio del cinema?

BLOW UP
DI MICHELANGELO ANTONIONI
ITALIA/UK 1966
Con David Hammings, Sarah Miles, Jane Birkin

se ti piace guarda anche: L'avventura, Deserto rosso, L'eclisse, L'amore sospetto

Un fotografo londinese di moda (David Hemmings), ingrandendo una foto scattata in un parco londinese (Maryon Park di Charlton), scopre di aver immortalato la scena di un delitto.
Comincia dunque una sorta d’indagine, torna sul luogo “del crimine”, viene inseguito da una donna (Vanessa Redgrave) fotografata al parco perché vuole il rullino in cui ci sono foto compromettenti che la ritraggono.. Partecipa a un party selvaggio in cui gli Yardbirds con Jimmy Paige che spacca una chitarra.

Poi si accorge che in realtà si era sbagliato: le foto cominciano ad ingannarlo, non è più sicuro di ciò che aveva visto e di ciò che vede ora, tant’è che il film finisce con due uomini che giocano a tennis senza racchetta e pallina.

"Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà. Il cinema astratto avrebbe dunque una sua ragione di essere". [Michelangelo Antonioni, cit. in Giorgio Tinazzi, Michelangelo Antonioni, Milano, Il Castoro, 2002, p. 7.]
Blow-up è un altro capitolo sull’alienazione tra individuo e mondo che gli sta attorno, ma questa volta c’è una fonte letteraria: il film è infatti ispirato al racconto di Cortàzar La bava del diavolo, ma si trovano anche influenze di Borges. Le musiche sono di Herbie Hancock, la sceneggiatura è scritta con Tonino Guerra, la fotografia di Carlo di Palma, nel frattempo diventato compagno di Monica Vitti. Ed è proprio l’ex compagna Monica Vitti che lo porta indirettamente a scegliere Londra come location: il racconto era infatti ambientato a Parigi, ma Antonioni decide di cambiare città dopo aver fatto visita a Monica Vitti a Londra sul set di Modesty Blaise- la bellissima che uccide di Joseph Losey.

Per Antonioni inoltre, a Londra la storia, come pure la psicologia dei personaggi assume una carica più intensa.

Il film vinse la Palma d’oro a Cannes e il nastro d’argento come miglior film straniero. Ricevette agli Oscar 2 nomination per regia e sceneggiatura originale.

Costato 2 milioni di dollari, ne intascò 20, diventando il primo successo commerciale e davvero internazionale di Antonioni.

IL REGISTA

E’ il primo film internazionale di Antonioni, prodotto da Carlo Ponti come i due successivi Zabriskie Point e Porefessione Reporter, che se vogliamo formano una nuova trilogia anglofona sul rapporto tra individuo e mondo. Per la monografia del regista, cliccate qui.

GLI ATTORI

DAVID HEMMINGS
(Guildfold, 1941- Bucarest, 2003). Nel 1975 recita in Profondo Rosso di Dario Argento, poi dirige David Bowie Marlene Dietrich (in un cameo a dir il vero) nel flop Gigolò. Negli anni ’80 passò alla regia di diversi episodi di serie cult come Magnum P.I. e The A-Team. Tra le sue ultime apparizioni si ricordano Il Gladiatore, Spy Game, Gangs of New York. E’ morto sul set del suo ultimo film Blessed, per un arresto cardiaco.

VANESSA REDGRAVE (1937).
Attrice britannica di molti adattamenti letterari importanti, tra i suoi film si ricordano Assassinio sull’Oriente Express (1973) , Julia (1977) per il quale vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista, I Bostoniani (1984), Casa Howard (1992), Riccardo III (1996), Wilde (1997), Espiazione (2007). Anche gli ultimi suoi film sono due opere in qualche modo shakespeariane: Coriolanus e Anonymous.

JANE BIRKIN (1946)
Pronipote di un’amante di Edoard VIII, personaggio che sarà al centro del nuovo film di Madonna, WE, Jane divenne fotomodella e poi attrice, raggiungendo la fama grazie al nudo in Blow-Up (foto sopra). L’anno dopo conobbe Serge Gainsbourgh, col quale registrò la celeberrima Je t’aime, moi non plus, divenuta poi anche un film dallo stesso titolo, diretto dallo stesso Serge e interpretato dalla Birkin con Joe Dallesandro e Gerard Depardieu. Proprio come la figlia Charlotte Gainsbourgh, Jane ha alternato con successo la carriera di cantante a quella di attrice.