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venerdì 29 agosto 2014

Marion Cotillard diretta dai Dardenne: da vedere!

DUE GIORNI, UNA NOTTE
(DEUX JOURS, UNE NUIT)
Luc e Jean-Pierre Dardenne,
Belgio, 2014
con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione
Se ti piace guarda anche: Un sapore di ruggine e ossa, Ladri di biciclette, Suscià, La promesse
USCITA ITALIANA: 14 NOVEMBRE 2014
TRAMA
Sandra, madre depressa di due bambini, scopre da una collega che ai suoi colleghi è stato chiesto di scegliere tra un bonus di mille euro e il rinnovamento del suo contratto. Ovviamente la maggioranza ha preferito il bonus e Sandra, convinta dal marito, decide di bussare alla porta di tutti i suoi colleghi per chiedere di evitarle il licenziamento.
COMMENTO
Il mondo del lavoro è crudele e lo è ancora di più quello di chi un lavoro non ce l’ha.
Film di grandissima attualità, quasi un saggio sociologico di grande valenza politica, il film ci porta alla memoria capolavori neorealistici come Suscià o Ladri dibiciclette: settant’anni sono passati e la povertà e la disoccupazione hanno assunto nomi e volti diversi.
Il cinema dei fratelli è un cinema fortemente realistico, semplice, senza fronzoli. Dipinge la vita per quella che è, senza musiche in sottofondo o inquadrature estetizzanti, senza trucchi e con stacchi di montaggio morbidi, quasi impalpabili. Naturalmente anche gli attori sembrano venire direttamente dalla strada, e la presenza dell’attrice francese più famosa del momento può apparire straniante a un primo impatto: ma man mano che il film procede lo spettatore si dimentica di aver davanti a una diva: Madame Cotillard regge sulle spalle l’intera durata della pellicola risultando credibile come una donna semplice e umile che lotta per un posto di lavoro.
Dopo Unsapore di ruggine e ossa, la diva quindi ritorna al cinema d’autore francofono con un’altra superba interpretazione, forse la sua migliore, sicuramente l’ennesima grande prova della sua folgorante carriera.

VOTO: 8

mercoledì 21 novembre 2012

Quel sapore di sangue e salsedine



UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA
 (DE ROUILLE ET D'OS) 
di Jacques Audiard
Francia, 2012
con Matthias Schoenaerts, Marion Cotillard
Genere: Drammatico
 

Se ti piace guarda anche: Boxing Helena, Tutti i battiti del mio cuore
 
TRAMA
Lui e lei si incontrano per caso, fanno sesso per caso, si riavvicinano per caso. Lei ha perso le gambe, lui perde spesso il lavoro.
RECENSIONE
Jacques Audiard, a tre anni da Il profeta, adatta una raccolta di racconti di Craig Davidson dando vita a un film in cui si tratta con (troppa) disinvoltura il tema dell’handicap fisico e del sesso negli invalidi.

Una storia inusuale che cattura, almeno in parte, nonostante le forzature. Il modo in cui di due protagonisti si conoscono, si riavvicinano, fanno sesso, si lasciano e si riavvicinano, ovvero la loro interazione all’interno della pellicola suona sempre artificiosa, mai davvero reale e ciò può provocare fastidio. Ma in fondo questa non è una storia del tutto convenzionale e il cinema più bello è in fondo è quello più irrazionale. Non è esattamente questo il caso.
Maggior estro nella regia avrebbe giovato sicuramente, ma alla fine dei conti Jacques Audiard porta a casa un film comunque interessante da ricordare per lo più per due buone  interpretazioni: quella di Marion Cotillard, insolitamente discinta, e soprattutto quella di Matthias Schoenaerts. Due performance che emozionano nonostante una sceneggiatura non sempre all'altezza e che trasmettono quel sapore di sangue e salsedine che manca nel titolo. 
VOTO: 7,5

venerdì 16 marzo 2012

Grazie all'Oscar a Dujardin anche in Italia vedremo questo film delizioso


PICCOLE BUGIE FRA AMICI

LES PETITS MOUCHOIRS

Francia, 2010

Di Guillaume Canet,

Con Marion Cotillard, Jean Dujardin, Benoît Magimel, François Cluzet

Commedia dramamatica

IN SALA DAL 6 APRILE 

Inizialmente sembrava dovesse uscire quest’inverno, poi era scomparso dai piani di distribuzione, ma ora che Jean Dujardin ha vinto l’Oscar, ecco guardacaso spuntare nei cinema italiani questo bel film francese del 2010 e scommetto che la presenza dell’attore premio Oscar sarà ben sottolineata nella promozione, anche se in realtà il suo ruolo è piccolissimo, benché fondamentale.

Se poi aggiungiamo che una delle protagoniste è Marion Cotillard, altra interprete francese vincitrice dell’Oscar pochi anni fa, ecco sullo schermo l’appetitosa chance di ammirare i due interpreti francesi attualmente più premiati e famosi.

Inoltre il film è diretto e sceneggiato da Guillaume Canet, compagno della bellissima attrice, che vanta numerosi film da attore e tre da regista. E nel film c'è pure Jean-Claude Cotillard, il suocero del regista, ovvero il papà della bella Marion..

Insomma tutto in famiglia..


 TRAMA

Film corale su un gruppo di amici più o meno quarantenni che si ritrovano con una vacanza programmata proprio quando uno di loro è ricoverato in ospedale in gravissime condizioni dopo un terribile incidente. La compagnia di amici decide di partire nell’attesa che le sue condizioni si stabilizzino. Fra loro Marie (Marion Cotillard), dalla vita sentimentale turbolenta, Vincent (Benoît Magimel) che rivela al miglior amico (François Cluzet, il protagonista di Quasi amici) di essere innamorato di lui, Isa, la moglie di Vincent che passa le notti a fare giochi erotici virtuali…

Durante la vacanza li scopriremo meglio, tra scenate, confessioni, delusioni e gioie.

Con questa trama in Italia verrebbe un film come Baciami ancora o Immaturi e invece questo film si iscrive nella migliore tradizione del dramma franceset.

Eppure in patria è stato stroncato, consolandosi però con uno strepitos successo al box office (più di 25 milioni di euro) e una distribuzione internazionale.

Il film è divertente, triste, appassionante, un po’ ruffiano, ma comunque irresistibile grazie a personaggi (interpretati benissimo da attori eccellenti) che ci coinvolgono perché tutt’altro che perfetti. E le due ore e mezzo di durata non si sentono affatto.

Criticato anche per essere un cinema “figlio di papà”, insomma radical-chic, io vi ho letto una critica (magari involontaria) dei 40enni benestanti ed egoisti che mentre un loro amico sta male se ne vanno in vacanza a divertirsi e a lamentarsi per i loro problemi, esclusivamente sentimentali.

Ruffiana e super trendy è senz'altro la colonna sonora, che mette in lista brani di Damien Rice, David Bowie, Janis Joplin, Antony and The Johnsons, Ben Harper e lo stesso Guillaume Canet che compone il brano in una delle scene finali.

Un film che vi farà ridere e piangere, decisamente consigliato.

Per i fan di Jean Dujardin posso anticiparvi che recita per lo più sotto un abbondante trucco nelle scene più drammatiche, ma la vediamo anche col parrucco in una scena divertente.

VOTO: 7+

mercoledì 4 gennaio 2012

Migliori attrici del 2011: Prima parte

Dopo i migliori attori dell’anno, è arrivato il tempo di decretare le migliori attrici del 2011.

Ma qui è impossibile citare solo due nomi: il 2011 è stato infatti un anno al femminile, ricco di performance sorprendenti nonché di attrici che sono riuscite ad apparire anche in due o tre film di successo.

10. KIRSTEN DUNST: un grandioso ritorno in Melancholia, che l’è valso la Palma a Cannes. E nel 2012 la vedremo in molti nuovi film.


9. JODIE FOSTER: Carnage è Jodie Foster, semplicemente straordinaria in ogni scena e indubbiamente tra la cinquina delle migliori interpretazioni dell’anno. Meglio tralasciare il flop di The Beaver, che la vede attrice e regista.

8. MILA KUNIS: Sexy e ambigua nel magnifico The Black Swan, divertente e ancora sexy in una delle commedie americane più deliziose dell’anno, Amici di letto. Ci vorrebbe ora un bel ruolo da protagonista.

7. CAREY MULLIGAN: Probabilmente la più saggia attrice under 30 in circolazione: da 4 anni non sbaglia un colpo e quest’anno l’abbiamo vista nel cult Drive e in Non lasciarmi, in cui regge praticamente lei tutto il film

6.MARION COTILLARD la più straordinaria carriera di questo nuovo millennio: in una manciata d’anni la bellissima francese ha vinto un Oscar ed è stata diretta dai più grandi registi viventi: Tim Burton, Ridley Scott, David Lynch, Woody Allen, Christopher Nolan…Quest’anno ha riempito di magia Midnight in Paris, è apparsa in Contagion di Sodebergh, e nel grande successo francese Les petits mouchoirs, a gennaio (forse) nei nostri cinema, diretta dal marito Guillaume Canet che l’ha resa mamma qualche mese fa. E l’anno prossimo, ritorna Nolan..


venerdì 2 dicembre 2011

Un Woody Allen ritornato alla magia di un tempo grazie alla fascino di Parigi

MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen,
Usa/Francia, 2011
con Owen Wilson, Rachel MacAdams, Marion Cotillard, Michael Sheen, Corey Stell, Kathy Bathes, Lèa Seydoux, Carla Bruni
                                                
Se ti piace guarda anche: Manhattan, Vicky Cristina Barcelona, La rosa purpurea de Il Cairo, 2 giorni a Parigi

DATA DI USCITA ITALIANA: 2 DICEMBRE


Uno sceneggiatore hollywoodiano (Owen Wilson) è a Parigi con la fidanzata (Rachel MacAdams): lui un aspirante scrittore, sognatore e intellettuale, lei una donna pragmatica e viziata. Una notte, a mezzanotte, un’auto d’epoca porta il protagonista in un viaggio nel tempo, e per lui sarà l’inizio di una consuetudine che ripeterà per diversi giorni e che gli permetterà di capire molte cose. La trama l'avevo già anticipato nei dettagli a maggio, quindi non mi dilungo oltre.

Non è una storia particolarmente intricata o originale, la fotografia (del Darius Kondhj di Seven, La nona porta, Funny Games, Evita) è deliziosa ma non stupefacente, così come la colonna sonora. Ciò che parzialmente delude sono però la sceneggiatura e la direzione degli attori, più che ottime, ma essendo due arti in cui Allen ha eccelso era lecita aspettarsi di più.

Il film è scritto benissimo infatti, ma non ci sono battute fulminanti o particolarmente divertenti, come era successo per esempio in un film non troppo lontano come Basta che funzioni. E non c’è nessuna performance da Oscar nell’ultimo film del regista che ha fatto vincere il più alto numero in assoluto di premi ai propri attori. Eppure è tutto delizioso, piacevole, magico. Senza aver realizzato un capolavoro Woody Allen è riuscito in imprese difficili da trovare altrove: è stato in grado di raccontare il suo amore per Parigi, per la letteratura, per l’arte e per il cinema e ciò traspare da ogni inquadratura. In un anno in cui grandi maestri, più giovani di lui, hanno deluso (Almodovar, Cronenberg, Polanski, Von Trier), Allen dimostra ancora una volta grandissima vitalità nonostante l’età, riprendendo dal non riuscito Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni. Così, dopo un’amara tetralogia londinese e un caloroso inno alla vita ambientato a Barcellona, Allen firma un film ottimista tramite una lettera d’amore per una Parigi mai così da cartolina eppure tutt’altro che irritante o banale, perché Parigi è una cartolina, un posto magico in cui tutto può succedere. Come incontrare una serie di personaggi illustri del passato, da Hemingway (ottimo l'imponente Corey Stall), a Gertrude Stein (strepitosa Kathy Bates trilingue), Dalì (spassoso negli eccentrici panni di Adrien Brody), Picasso (Marcial Di Fonzo Bo ) e la sua amante Adriana, intepretata da una come sempre meravigliosa e radiosa Marion Cotillard, il cui sorriso è pura magia.
Tra gli attori anche Michael Sheen nei panni di un pedante americano e Carla Bruni, alla quale, a sorpresa, è affidata la battuta-summa del film:
“Il fatto che Parigi esista e che qualcuno scelga di non viverci rimarrà sempre un mistero per me”.
 Impressionante la somiglianza della voce di Wilson con quella di Allen e ancor più impressionante che il regista abbia preteso o permesso che l’attore lo imitasse a tal punto per mettere in scena questo suo ennesimo alter-ego.
Geniale l’idea che il nostro protagonista dal futuro suggerisca a Buñuel la trama de L’angelo sterminatore, il tutto poi davanti a uno struzzo che rimanda a Il Fantasma della Libertà: una scena per intenditori che mi ha procurato pura goduria.
Dopo tanti anni passati a seguire il cinema di Allen, questo film sembra un dono che ha voluto gentilmente concedermi, in quanto in questa pellicola c’è quello che voglio, vorrei, sono e sogno e vedere tutto racchiuso in unico film è qualcosa di indescrivibile.
Come giudicare dunque un film così? Tecnicamente più che discreto, emotivamente da 10 e lode.

VOTO: 8

venerdì 19 novembre 2010

Inception: un viaggio senza ritorno nel mondo del cinema

INCEPTION
 di Christopher Nolan

Ora che il boom di Inception è passato, esprimo la mia opinione.
Un potente uomo d’affari ingaggia un team di sognatori mercenari che entrano nei sonni altrui: il suo scopo è innestare un’idea nell’inconscio di un altro potente. Il processo non è facile e occorre accedere a diversi livelli di sogno.. Nemmeno spiegare la trama di Inception è facile e bisogna dare atto a Nolan di aver scritto e diretto un film davvero complesso, senza però annoiare mai lo spettatore nonostante le oltre due ore di durata. Questo perché la fantascienza è legata all’action con grande abilità, proprio come fece Matrix. Matrix ma anche la megalomane ambizione di Kubrick. Con la speranza dunque che Nolan non imiti i fratelli Wachowski facendone una trilogia (anche se pare non disdegnare i sequel visto il prossimo Batman), Inception rimane un’opera interessantissima a tutti i livelli. Sbalorditivi e mai gratuiti effetti speciali, superba padronanza di ritmo e ottima direzione d’attori.

Un film che dunque ha come riferimenti alcune opere a cui può essere paragonato per intenti e risultato ma che non ha molti rimandi specifici, a differenza del sempre più citazionista cinema d’oggi. A parte la fortezza nella neve e qualche gustosa coincidenza nella scelta del cast. Non si può non pensare all’altro grandioso film dell’anno,  Shutter Island, vedendo un sempre formidabile Leonardo Di Caprio nuovamente alle prese con una moglie defunta che lo vuole trarre a sé (in questo caso nel sogno) facendo di tutto per convincerlo. E che dire allora di Marion Cotillard, che ha vinto l’Oscar interpretando proprio la chanteuse Edith Piaf che riecheggia per tutto il film nelle note della bellissima Je ne regrette rien?

A tutti coloro che si stanno ancora chiedendo come finisca veramente il film (e mi sembrano sinceramente un tantino esagerate le disquisizioni sorte a riguardo) svelo il mistero rimandando a questo link:

http://gizmodo.com/5651826/inception-ending-revealed-by-sir-michael-caine


VOTO: 8,5

giovedì 22 luglio 2010

Nine, quando l'attesa si rivela una delusione

NINE, Robert Marshall, 2010 
Doveva essere il film dell’anno, si è trasformato invece in un flop colossale.


Lewis, Loren,Kidman, Cruz, Cotillard, Hudson: nessun nome è riuscito a salvare il film da un flop colossale in tutto il mondo. Perfino in Italia, terra di Fellini e della Loren.
A poco sono servite le interviste della Cruz e della Kidman e tutto il marketing (lo spot dell’auto che pubblicizzava Nine è durato molto di più del film stesso, ritirato dalle sale italiane dopo nemmeno due settimane).

Non che il film sia da buttare. Di certo era troppo ambizioso. Fellini in musical? O ancora meglio, un musical su Fellini che scrive 8 ½ mixato a una specie di remake di 8 ½ ? Troppo azzardato. Forse a teatro poteva funzionare, ma nella messa in scena di Marshall, specialista del genere (pioggia di oscar per il suo Chicago), non convince affatto.

Quel che è peggio è che il lato meno riuscito del musical è la musica, il che è a dir poco paradossale e imbarazzante. Tutte canzoni piuttosto dimenticabili.
Non si può dire lo stesso delle interpretazioni, tutte buone, compresa una nostalgica comparsata di una bellissima Nicole Kidman che ci fa rimpiangere i fasti di Moulin Rouge con quella sua voce magnifica che andrebbe sfruttata ancora.
Ma il resto? Una patinata carrellata di numeri musicali e dialoghi poco incisivi. Penelope Cruz, che si rifa a Sandra Milo, è bellissima ma sprecata e lo stesso si può dire per Marion Cotillard.
Poteva essere un bell’addio alle scene per Sophia Loren, invece non lo è stato. Chissà quali sono i progetti futuri per la più grande diva italiana?
Di certo c'è che questa resta la sua ultima apparizione cinematografica, 60 anni dopo le prime comparse.
60 gloriosi anni di carriera che l'hanno resa la più celebre e celebrata diva italiana.


domenica 22 novembre 2009

NEMICO PUBBLICO di Michael Mann

Johnny (Depp) nei panni di Johnny (Dillinger) è assolutamente perfetto e una sua espressione dice più di molte battute. Quindi il regista decide di fargli dire il meno possibile: tutto quello che sappiamo di lui è contenuto in uno dei suoi (pochi) dialoghi con l’amante in cui dice più o meno così: “Mia mamma è morta quando avevo tre anni, mio padre mi pestava, mi piace andare al cinema e rapinare banche, questo è tutto quello che c’è da sapere su di me”. E questo è tutto ciò che sappiamo di lui, francamente un po’ poco per cucirvi sopra due ore e un quarto di film. Questo è il limite e il fascino del film in cui il regista si limita a registrare le gesta del rapinatore nel suo ultimo anno di vita, talvolta con un’irritante camera a mano, altrimenti con eleganti primi piani e piani lunghi. Infinite sparatorie, dialoghi scarni ma comunque poco incisivi e tanti punti interrogativi. Non c’è alcuna caratterizzazione psicologica e benché il film ricostruisca la caccia dell’agente Pulvis al famigerato Dillinger, non sappiamo nulla di nessuno dei due (Christian Bale bravo ma trattato da macchietta). Non c’è alcun accenno ai motivi che hanno spinto Dillinger a diventare un rapinatore di successo, non viene spiegata la sua ostinazione nel perseguire e non sono spiegate nemmeno le ragioni della sua travolgente storia d’amore per la guardarobiera (una sfuggente Marion Cotillard alla quale viene affidato lo stucchevole, inutile e romantico finale di un film per nulla romantico, probabilmente dettato dai sensi di colpa del regista che aveva così poco sfruttato le doti di un premio Oscar). La scena più bella, quasi onirica, è la tranquilla passeggiata di Johnny nella centrale di polizia. Il resto del film è una caccia al cattivo, tanto stilizzato da ricordare i vecchi western o gangster movie. Sinceramente inutile.
VOTO : 6,5