LE NOTTI BIANCHE, 1957

Tornò al bianco e nero e forse è difficile pensare a una scelta migliore per questo film.
La fotografia di Giuseppe Rotunno è infatti sicuramente il pregio maggiore di un film apprezzabile ma senz’altro minore nell’itinerario dell’autore, nonostante il Leone d’Argento vinto al Festival di Venezia. Snobbato dal pubblico all’uscita e non troppo amato dalla critica successiva, rimane una tappa assai sconosciuta ma preziosa di Visconti.
Forse perché i temi non sono quelli che lo spettatore si può attendere da Visconti: nessuna passione tragica e devastante, nessun delitto, ma una storia d’amore travolgente, che lascia un sapore malinconico e triste.
Al centro del film infatti ci sono una donna e un uomo che si incontrano per caso e si innamorano con la consapevolezza che non si potranno mai amare perché lei è già promessa. E infatti alla fine il fidanzato ritorna e ai due non rimane che separarsi.

Eppure, nonostante Visconti sia stato il primo a puntare sulle capacità drammatiche di questo grande attore e il primo ad avergli dato uno sguardo smarrito e notturno, non farà mai di lui un interprete viscontiano. Due infatti sono i film da protagonista che gli affidò: entrambi si trasformarono in dimenticate trasposizioni di due classici della letteratura.

La donna di cui si innamora il suo personaggio, Natalia, è interpretata da Maria Schell (1925-2005), attrice di lingua tedesca imposta dalla produzione.
Ma Visconti poté scegliere di richiamare a sé la Clara Calamai di Ossessione, qui in una piccola parte di vecchia prostituta.
Ma la maggior soddisfazione per il regista fu quella di poter dirigere Jean Marais (1913-1998), lo storico compagno di Jean Cocteau, nei panni del fidanzato che ritorna.


Il contrario insomma di Le notti bianche, che rimane
un film da recuperare per tutti gli amanti di Dostoevskij, di Visconti, di Mastroianni. E per lasciarsi abbracciare da questo sontuoso bianco e nero.
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