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venerdì 21 settembre 2012

Il cavaliere più oscuro

IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO
THE DARK KNIGHT RISES
USA, 2012
di Christopher Nolan
con Christian Bale, Tom Hardy, Anne Hathaway, Marion Cotillard, Joseph Gordon Levitt, Michale Caine, Matthew Modine, Morgan Freeman, Liam Neeson, Cillian Murphy
 
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Dopo anni di pace, Gotham City è minacciata da un nuovo folle criminale, Bane (Tom Hardy) e Bruce Wayne (Christian Bale) sente il dovere di rivestire i panni di Batman per difendere la sua città.
Terzo e ultimo (forse) capitolo della saga di Batman diretta da Christopher Nolan a sette anni da Batman Begins. Il film riprende i toni cupi del precedente, mettendo in scena un cattivo ancora più cattivo del Joker di Heath Ledger, che sulla carta pareva impossibile, ma il massiccio e spaventoso Bane di Tom Hardy alla fine passa senza lasciare il segno. Ben più riuscita è invece l’altra super anticipata e chiacchierata new entry, ovvero la Catwoman di Anne Hathaway, sulla quale bisogna esprimere un duplice giudizio: la performance della Hathaway è ottima, grazie al lavoro di Nolan come direttore d’attori, ma la caratterizzazione del suo personaggio non lo è affatto, per colpa di Nolan sceneggiatore.  
In ogni caso, di fronte a un Batman eccessivamente sofferente, una Marion Cotillard meno affascinante del solito, un Joseph Gordon Levitt spento e un Michael Caine che sparisce quasi subito, è sicuramente Catwoman l’unico personaggio a lasciare davvero il segno, grazie a una Hathaway mai così bella e sexy e sorprendente nelle scene d’azione. Peccato solo che il suo personaggio man mano perda di mordente e di interesse. 
 
Come del resto questo film troppo cupo e serioso: la Marvel ha dimostrato recentemente che la carta vincente dei film di supereroi è l’ironia, mentre Nolan prende molto (troppo) sul serio il suo Batman.
Resta comunque un buon film, anzi un buon dramma, ma non è il film dell’anno come l’ossessivo chiacchiericcio di indiscrezioni e fan esaltati sembrava annunciare.
VOTO: 7,5

mercoledì 19 settembre 2012

Addio principe azzurro: oggi le principesse si salvano da sole..

RIBELLE - THE BRAVE
THE BRAVE
di Mark Andrews e Brenda Chapman e Steve Purcell
USA, 2012


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TRAMA

Merida è una ragazza con una rigogliosa, selvaggia e ribelle chioma rossa in cui è scritto già il suo destino. Nel cuore della ragazza batte il fuoco vivo dell’indipendenza, ma il destino ha voluto che nascesse principessa erede al trono del più importante clan scozzese, privilegio che la costringe a pensare già al suo matrimonio.
Ma il destino si può cambiare, e Merida lo dimostrerà, non prima di aver sconvolto famiglia e regno.

RECENSIONE
Questa volta la Pixar attinge all’immaginario delle fiabe di un tempo, tra castelli, foreste incantante e streghe, dando nuova linfa al genere e impartendo come al solito lezioni di vita adatte ai piccoli come ai più piccini. Tuttavia, rispetto a capolavori passati come Up, Toy Story 3 e altri ancora, il target sembra essersi leggermente abbassato, lasciando molto più spazio a gag di umorismo facile.
La prima parte della pellicola tocca alte vette di sensibilità ed umorismo, immergendo lo spettatore nella vita di quest’adolescente d’altri tempi alle prese con problemi comuni di una teenager d’oggi: un conflittuale rapporto con la madre, aspettative che non le si addicono, difficoltà a farsi ascoltare e far valere le proprie ragioni. Il quadro familiare è infatti dipinto in modo eccellente e i personaggi sono ben caratterizzati, così come sono irresistibilmente comici i pretendenti e i relativi genitori che si presentano davanti alla futura erede al trono. Altro personaggio da applausi è quello della strega pasticciona, artefice di un sortilegio che rovinerà la vita di Merida e il film.
Da questo punto infatti la pellicola gira intorno a se stessa, accumulando gag comiche e scene d’azione tutt’altro che azzeccate ed originali che dilatano i tempi (comunque assai brevi) fino al prevedibile finale.
 
Alla fine dei conti, probabilmente Merida non diventerà l’ennesimo classico della Pixar, ma la sua spavalda eroina ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nell’immaginario delle bambine di oggi e si tratta di un’eroina ben diverse da quelle a cui la Disney ci aveva abituato, perché ci mostra una ragazza che non si salva grazie all’intervento di un principe azzurro, ma trova da sola la propria salvezza..rifiutando il principe azzurro.
L’edizione italiana è accompagnata da due canzoni interpretata dalla rossa Noemi, mentre l’usuale corto che anticipa il film è il meraviglioso La luna del genovese Enrico Casarosa, candidato agli Oscar 2012. Per chi non lo sapesse, prima del debutto da regista, Casarosa si è occupato degli storyboard di capolavori come Cars, Ratatouille e Up.
VOTO: 7,5

mercoledì 12 settembre 2012

Jules e Jim, il triangolo amoroso più famoso del cinema

 JULES E JIM
(Jules et Jim)
di François Truffaut,
Francia, 1962
con Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre
 
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Mi hai detto “ti amo”
Ti dissi “aspetta”
Stavo per dirti “eccomi”
Mi hai detto “vattene”

Con queste frasi diventate poi celebri inizia il triangolo amoroso più famoso della storia del cinema: due amici per la pelle si innamorano della stessa donna, Catherine, che non disdegna il triangolo, anche una volta sposata. Ma per quanto potrà continuare?

TRAMA
Jules et Jim nella memoria collettiva è legato a Parigi, alla Jeanne Moreau vestita da uomo che corre insieme ai due spasimanti, ma il dramma della storia inizia in uno chalet di montagna in Germania meridionale. È qui che Jim va a visitare Catherine e Jules, sposati e con una figlia ed è qui che inizierà una relazione tra i due, sotto gli occhi gelosi ma impotenti di Jules.
Catherine presto però è insoddisfatta anche dal rapporto con Jules poiché i due non riescono ad avere un figlio e inizia a civettare con Albert.
Quando Catherine, Jules et Jim si ritroveranno a Parigi, l’epilogo sarà tragico: infelice, ucciderà se stessa e Jim sotto gli occhi di Jules, ancora una volta testimone dolente e impotente.

 DIETRO LE QUINTE

Franz Hessel fu uno scrittore tedesco che durante il suo soggiorno parigino divenne miglior amico di Henri-Pierre Roché e sposò la giornalista di moda Helen Grunt, con la quale tornò a Berlino ed ebbe un figlio, Stephan, oggi diplomatico.
Franz parlò della rapporto che si creò fra i tre in Pariser Romanze (Romanza Parigina), pubblicato nel 1920, anno in cui si intensificò la relazione tra Helen e Henri-Pierre, tanto che Helen divorziò da Franz l’anno seguente. I due si lasciano nel ’34, mentre Hessel morì nel ’41. Il figlio di Franz, Stephan, classe 1916, è un attivista, saggista e diplomatica naturalizzato francese che oggi ha 94 anni e da poco ha pubblicato Indignez-vous, diventato il manifesto degli indignados, poi docu-fiction Indignados diretto da Tony Gatlif, presentato all’ultima Berlinale.

Henri Roché parlò del triangolo amoroso che aveva vissuto in Jules et Jim, pubblicato nel ’51 e passato del tutto inosservato.
Truffaut, dieci anni più tardi, comprò il libro da un bouquiniste in riva alla Senna e ne rimase folgorato.
Contattò subito Roché, 84enne, e gli propose di collaborare all’adattamento.
Gli mostrò in foto Jeanne Moreau e lo scrittore fu soddisfatto dalla scelta, ma non conobbe mai questa Catherine perché morì dopo poche settimane.

La lavorazione del film fece parlare molto di sé, tant’è che Jean Luc Godard, amico di Truffaut, in Une femme est une femme, inserì un cammeo della Moreau che saluta Jules e Jim.

L’uscita del film fece assai scandalo all’epoca, come ormai ogni film con la Moreau protagonista.
La canzone che l’attrice canta nel film, Le Tourbillon, fu un hit composto da Cyrus Brassiak qualche anno prima pensando proprio alla stessa attrice, moglie di uno dei suoi più cari amici.

 Le musiche di Georges Delerue sono state inserite dal Time nella Top 10 delle migliori colonne sonore di sempre, mentre l’Empire, nel 2010 l’ha inserito alla posizione 46 dei migliori film della storia del cinema.

Dopo i due ambigui ruoli di Malle, quello di una donna che fa uccidere il marito e quello di una donna che abbandona la famiglia per vivere una storia d’amore, Jeanne Moreau interpreta un altro personaggio decisamente controverso. La sua Catherine sottopone i due uomini che la amano a una convivenza forzata, ingelosendo l’un l’altro quasi per gioco. Litiga con Jim perché non le dà un figlio, ma la figlia avuta con Jules non le ha impedito di lasciare il marito. Moderna, colta, seducente e forte, Catherine rappresenta un nuovo tipo di donna, capace di manipolare gli uomini che diventano letteralmente vittime dei suoi umori e sentimenti.
L’estremo gesto finale che sconvolse gli spettatori dell’epoca è l’ultima angheria alla quale sottopone i suoi amanti.
 
RECENSIONE
Considerato tutt’oggi come uno dei più grandi classici della storia del cinema, Jules e Jim può apparire datato, ma il suo fascino è rimasto intatto. E il meraviglioso motivo cantato dalla Moreau, Le Tourbillon, rimane indelebile nella memoria di chiunque abbia visto il film.
Servito da ottimi dialoghi e un vivace montaggio, nonché trovate cinematografiche allora inusuali  il film rimane una seducente descrizione di un amore capriccioso, egoistico e distruttivo. Un amore che invece di portare alla felicità porta, letteralmente, al baratro.


domenica 9 settembre 2012

La notte: indimenticabile ritratto della fine di un amore

LA NOTTE
di Michelangelo Antonioni
Italia, 1961
con Jeanne Moreau, Marcello Mastroianni, Monica Vitti
Genere: dramma
 
Se ti piace guarda anche: L'avventura, L'Eclisse, Deserto rosso


Milano, alba degli anni ’60, un uomo e una donna. Lui si invaghisce di una donna molto più giovane e lei, quasi materna e permissiva, si mostra indulgente con entrambi, ma poi fa ricordare al compagno cos’è(ra) l’amore vero leggendogli una romantica lettera che ora risulta straziante per entrambi in quanto testimonianza di un amore che non c’è più.




L’amore che cede il posto al desiderio di evasione e giovinezza in una relazione con una persona più giovane, la partner indulgente e matura che vuol far ragionare l’amante perduto. Se L’Avventura e L’Eclisse sono incentrati su un amore che nasce, La notte è il ritratto di un amore che sta finendo, ma che potrebbe ricominciare, poiché tutto è mutevole e confuso.
Incarnazione di questa società volubile è la donna, ancora una volta al centro dell’opera di Antonioni, con crisi (silenziose) e indecisioni. Ma dietro queste apparenti insicurezze si nasconde il punto fermo della coppia, la luce della ragione.
E due meravigliose donne sono chiamate a dar vita a due personaggi bellissimi: la seducente Valentina di una Monica Vitti corvina e sexy, che inizia civettando e finisce intrappolata dalla crisi della coppia e la Lidia di Jeanne Moreau, donna di sensualità matura che registra e reagisce silenziosamente gli avvenimenti che le accadono intorno. Il suo sguardo rassegnato, privo di luci ed emozioni, incarna la crisi del rapporto. 

Gli uomini invece sono sempre passeggeri e superficiali. E il Mastroianni de La notte si aggiunge all’indolenza di Alain Delon di L’eclisse e al Gabriele Ferzetti de L’avventura.
Tra i quattro film di quella che è stata definita la tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni, è a mio avviso il più compiuto e maturo, meno estetizzante e sperimentale e il più adatto ad una visione attuale. 
PREMI
Il film vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, e il Nastro d’argento e il David di Donatello per la migliore regia.
REGISTA
Michelangelo Antonioni: qui la sua biofilmografia e la monografia a lui dedicata.
ATTORI
Jeanne Moreau: dopo il successo ottenuto con Louis Malle la Moreau comincia a essere corteggiata da registi internazionali.
Monica Vitti: per la prima volta non è lei la protagonista in un film del compagno Antonioni.
Cliccate sui due seguenti link per la biofilmografia e monografia.
Marcello Mastroianni: al primo ed ultimo film con Antonioni, Mastroianni era reduce dal successo de La Dolce vita (1960).

mercoledì 1 agosto 2012

Ascensore per il patibolo

ASCENSORE PER IL PATIBOLO
(ASCENSEUR POUR L'ECHAFAUD)
di Louis Malle,
Francia, 1957
con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Lino Ventura
Genere: Noir
 

"Dieci anni, vent'anni, un'altra età, altri giorni. Come dormire e risvegliarsi morta. Dieci anni, vent'anni, senza pietà perchè io non ebbi pietà. Lo so che ti amavo, ti amavo e non pensavo che a te. Adesso diventerò vecchia, ma saremo ancora insieme, là, chissà dove, insieme... Lo vedi che non ci potranno separare? Lo senti, Julien?"                                                (J.Moreau a M. Ronet)

TRAMA
Un giovane uomo (Maurice Ronet) e la sua amata (Jeanne Moreau) vogliono sbarazzarsi dell’uomo che li separa, marito di lei, nonché capo di lui.
E così una sera, l’uomo entra nell’ufficio del suo boss e lo uccide a sangue freddo.
Tutto sembra andare secondo i piani finché non rimane intrappolato nell’ascensore.. tutta la notte.
Una coppia di sbandati gli ruba l’auto e commette involontariamente un omicidio di cui sarà incolpato il proprietario dell’auto, in quanto incapace di avere un alibi. Verrà così condannato, anche se per l’omicidio sbagliato.
Intanto la sua amata passa la notte vagando disperata per le strade di Parigi.

 
COMMENTO
Louis Malle esordisce come regista di fiction all’età di 25 anni e firma una pietra miliare del cinema francese: un noir atipico, in cui a contare sono più le atmosfere che la tensione o i colpi di scena.
 Per certi versi anticipatore di quella che sarà la Nouvelle Vague, questo film lancia un cinema diverso, d’atmosfera, in cui a restare impressi sono la colonna sonora di Miles Davis, i chiaroscuri di una Parigi atipica avvolta nella notte, le passeggiate di Jeanne Moreau e la tensione del volto di Maurice Ronet.
 La colonna sonora fu registrata da Miles Davis nella notte fra il 4 e il 5 dicembre 1957, in compagnia di Jeanne Moreau che mostrò loro il film. Fu una svolta fondamentale nella carriera del jazzista americano.
Una svolta insomma per Davis, Malle e la Moreau, che a 29 anni è per la prima volta protagonista di un film.
REGISTA
Louis Malle (1932-1995) è stato uno dei più grandi registi francesi del XX secolo. Poliedrico, controverso, prolifico, ha esordito giovanissimo e ha firmato pellicole indimenticabili come Fuoco Fatuo (1963), Atlantic City (1980), Arrivederci ragazzi (1987), Vanya sulla 42° strada (1994).
Ne tornerò a parlare molto dettagliatamente.
 

giovedì 19 luglio 2012

Jeanne Moreau: un mito del cinema francese

JEANNE MOREAU




Un nome, un mito: Jeanne Moreau è un simbolo del cinema francese e in generale del grande cinema, una grande attrice capace di farsi dirigere da maestri come Truffaut, Antonioni, Buñuel, Welles, Renoir, Fassbinder, Kazan, Wenders, De Oliveira e Angelopoulos e di ricoprire, con la sua immensa carriera, ben 8 decenni di cinema, dagli anni ’40 ad oggi.
A lei è dedicata una nuova monografia che attraverso la quale sarà possibile proporre tanti pezzi importanti di storia del cinema.
BIOFILMOGRAFIA
Nasce il 23 gennaio 1928, figlia di un ristoratore e una ballerina. Studia al Conservatorio di Parigi e frequenta di nascosto un corso di recitazione: quando appare sulla copertina di una rivista che la elogia, i suoi la mandano via di casa.
Si sposa a 21 anni, incinta, con lo sceneggiatore e poi anche regista Jean-Louis Richard, che sarebbe diventato collaboratore e amico di Truffaut (i due adattarono insieme Fahrenheit 451 e La mariée était en noir (La sposa è in nero) nonché sceneggiatore del culto Emmanuelle.
Il matrimonio dura due anni, come anche i suoi due successivi (l’ultimo è con William Friedkin, il regista de L’Esorcista).  I due rimangono però in ottimi rapporti, tanto che Richard la dirigerà più tardi in due film (dimenticabili).
Raggiunto il successo come attrice teatrale, Jeanne tenta anche la strada del cinema, inizialmente senza successo, finché non arriva una parte in Grisbi di Jacques Becker, un classico del noir (anzi polar) francese.
Poi arriva Louis Malle con un film che cambierà per sempre l’esistenza del giovane regista e della sua protagonista: il celebre Ascensore per il patibolo.
L’immagine di donna ambigua calza a pennello a Jeanne Moreau, rendendola interprete perfetta di alcuni classici del cinema moderno: La Notte di Antonioni (1961), Jules et Jim di Truffaut (1962) e Il diario di una cameriera di Bunuel (1963), passando, con ruoli secondari, per Il Processo di Orson Welles (1961) e Fuoco Fatuo, a detti di molti critici il miglior titolo di Malle.
Sono tanti i flirt che le vengono attribuiti, ma ciò che è certo è che la maggior parte dei grandi registi la diressero in più di un film: Truffaut, Welles, Losey, Malle, Richardson, Gitai.
Amica di molti letterati, da Patricia Highmisth a Henry Miller, fu diretta dall’amica Marguerite Duras nell’adattamento di Nathale Grangier.
Jeanne Moreau tentò anche la carta della regia, dirigendo Lumiere- Un’amicizia tra donne, film del 1976 con Lucia Bosé e L’adolescente, del 1978 e con Simone Signoret, ma nessuno dei due ebbe molto successo.
Dagli anni ’70 non interpretò più film da protagonista, ma solo ruoli secondari, alcuni comunque in film importanti come I santissimi (1974), Gli ultimi fuochi (1976) o Querelle (1982).
Fondatrice di una scuola di cinema ad Angers, Jeanne Moreau è ancora attivissima: nel 2010 ha registrato un disco e presto la vedremo nel nuovo film di Manoel de Oliveira.

1957: ASCENSORE PER IL PATIBOLO - LOUIS MALLE

1961: LA NOTTE - MICHELANGELO ANTONIONI
1962: JULES ET JIM - FRANҪOIS TRUFFAUT
1962: EVA - JOSEPH LOSEY
1963: LA GRANDE PECCATRICE - JACQUES DEMY
1964: IL DIARIO DI UNA CAMERIERA - LOUIS BUÑUEL
1965: VIVA MARIA! - LOUIS MALLE

 1968 : STORIA IMMORTALE - ORSON WELLES

 1968: LA SPOSA IN NERO - FRANҪOIS TRUFFAUT
1976 : GLI ULTIMI FUOCHI - ELIA KAZAN
1982: QUERELLE DE BREST - RAINER WERNER FASSBINDER
2005: IL TEMPO CHE RESTA - FRANҪOIS OZON

sabato 14 luglio 2012

Spiderman: il blockbuster d'estate

THE AMAZING SPIDERMAN
di Marc Webb,
USA, 2012
con Andrew Garfield, Emma Stone, Sally Field, Rhys Ifans, Martin Sheen
Fantasy/Azione
 The Amazing Spider-Man: poster internazionale 4
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TRAMA

Peter Parker è un bambino abbandonato in fretta e furia dai genitori che lo affidano nelle premurose mani degli zii. Una volta cresciuto, incuriosito dalla scomparsa dei suoi, si mette sulle loro tracce, finendo in un laboratorio in cui si sperimentano innesti genetici. Rimane involontariamente (e comicamente) vittima di uno di questi test, adottando così solo le caratteristiche positive dei ragni (capacità di salire sui muri, di tessere ragnatele e una forza sovrumana che a quanto pare appartiene a questi insetti). Lutti, combattimenti e baci sono dietro l’angolo.
 The Amazing Spider-Man: Andrew Garfield è l'Uomo Ragno senza maschera in una scena del film
RECENSIONE
C’era davvero bisogno di un altro Spiderman, a così pochi anni di distanza dall’ultima trilogia? A chi può interessare? Beh il target è quello giovanile e degli appassionati Marvel, ma alla fine finiamo (quasi) tutti in sala a vedere questo titolo, contenti che finalmente i cinema propongano qualcosa da vedere in compagnia.
La Sony da parte sua aveva era motivati da interessi economici e la scadenza dei propri diritti era prossima.
Nonostante l’inutilità dell’opera alla fine però possono uscirne praticamente tutti soddisfatti: quelli della Sony, visti gli incassi, gli spettatori e forse anche gli appassionati.
Cinematograficamente parlando The Amazing Spiderman è inferiore al primo capitolo della trilogia di Raimi: meno furbo, meno accattivante, meno sexy, meno ritmato.
Ha però una caratteristica oramai comune a tutti i prodotti Marvel (salvo Captain America): non si prende molto sul serio, salvando con l’autoironia passaggi che potrebbero risultare involontariamente comici. The Amazing Spiderman risulta comunque maldestro, poco fantasioso e troppo lungo.
Riesce però a coinvolgere grazie alla tenerezza che ispirano i due protagonisti, veri outsider del cinema commerciale: il minuto Andrew Garfield e l’occhi da cerbiatto Emma Stone, due talenti decisamente sprecati per un blockbuster che hanno preso i loro ruoli molto seriamente.
Lo stesso si può dire per Martin Sheen e Sally Field.
E che dire del regista? Stiamo parlando dello stesso Marc Webb che stupì in molti con l’indipendente 500 giorni insieme.
Alla fine quindi ciò che rimane è la curiosità per un blockbuster affidato a mani e volti che coi film commerciali non hanno mai avuto nulla a che fare.
VOTO: 6
 

venerdì 6 luglio 2012

Dalla Francia una commedia deliziosa


CENA TRA AMICI
(Le prénom)
di  Alexandre de La Patellière e Mathieu Delaporte
 Francia, 2012
con  Valérie Benguigui, Charles Berling, Patrick Bruel, Guillaume de Tonquedec e Françoise Fabiani
 
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Vincent, ultraquarantenne spavaldo di successo, va a cena da sua sorella Élisabeth e il cognato Pierre, insegnante filosofeggiante di sinistra. A cena c’è pure Claude, comune amico di infanzia dei tre, nonché migliore amico della padrona di casa. Manca solo Anne, moglie di Vincent in perenne ritardo. Dopo un bel po’, alla fine decidono di iniziare a mangiare senza di lei e a Vincent viene chiesto se i due sposi hanno scelto il nome del figlio che stanno per avere.. La risposta di Vincent avrà conseguenze inimmaginabili..

Due coppie borghesi che perdono il controllo e rivelano il loro lato più incivile. Vi ricorda qualcosa? No? Allora aggiungo che è tratto da una pièce teatrale. 
Dite Carnage? Io dico che è perfino meglio.
Oramai ogni film francese che arriva nei nostri schermi è una piacevole sorpresa, tant’è che bisognerà smettere di stupirsi ogni volta di fronte al talento dei nostri cugini d’oltralpe. 
Che si tratta di drammi (Tutti i nosti desideri, La guerra è dichiarata), di melodrammi (Piccole bugie fra amici), o commedie, i francesi ultimamente riescono sempre dare prova di grandissima professionalità. Anche questa commedia, che dal trailer ci può sembrare futile, è in realtà un esempio di ottima sceneggiatura al servizio di una squadra di interpreti in stato di grazia. Ma non si ride soltanto, anzi: i momenti più riusciti sono quelli drammatici, armoniosamente posizionati tra quelli comici, talvolta a sorpresa.
Follemente geniali i primi 20 minuti di film: vuoi per i titoli di testa in cui compaiono solo i nomi della crew, vuoi per un’introduzione davvero bizzarra alla famiglia protagonista, si capisce fin da subito che ciò che stiamo per vedere non è una semplice commedia e gli autori non avevano come unico obiettivo quello di fare cassa. Eppure ci sono riusciti: quasi 20 milioni gli incassi in patria per una commedia che aveva già riempiti i teatri con un testo firmato e diretto dagli stessi registi che con nonchalance sono passati al cinema, come gli interpreti del film (tranne Charles Berling). Da segnalare la presenza della quasi ottuagenaria Françoise Fabian, ancora in magnifica forma, apprezzata in tanti bei film del passato (da Buñuel al nostro Bolognini).

VOTO: 7,5