Se ti piace guarda anche: Lola, La dama e l'avventuriero, La stangata
TRAMA Jean Fournier è un
impiegato di banca, il classico bravo ragazzo che si lascia convincere da un
collega più grande e mondano ad accompagnarlo al casino, esperienza che finirà
per sconvolgergli la vita, trasformandolo in un giocatore accanito e
trascinandolo in una storia d’amore con una donna ambigua.
RECENSIONE
La trama
sembrerebbe annunciare l’inevitabile dramma, ma non è così: Jean non finirà sul
lastrico e la donna non gli provocherà (troppi) guai, ma al contrario, lui con
la sua integrità riuscirà, pare, a riportare sulla retta via questa donna che
usa il proprio fascino per farsi mantenere da giocatori sensibilI al suo
charme.
Più che una
grande peccatrice il personaggio di Jeanne Moreau è quello di grande
seduttrice, e il termine “peccato” comporta un giudizio che Jacques Demy
sicuramente non voleva dare a un film comunque connotato di significati
religiosi.
Meglio dunque
l’originale, la Baia degli angeli, che si riferisce al luogo geografico (Nizza) e al fatto che i due personaggi sono in fondo
due angeli: Jean è l’angelo che salva l’angelo caduto, un Orfeo che tenta di
salvare dall’Inferno la sua Euridice. Lo stesso Demy dichiarò che all’origine
della sceneggiatura, scritta in tre giorni (!) c’erano proprio i concetti di
Paradiso e Inferno, insieme ad altre simbologie bibliche.
Il Morandini lo
definisce “dostoevskiano nel tema, bressoniano nello stile di fertile
secchezza”, due grandi complimenti per un film di indiscusso e intatto fascino, fondamentalmente e ingiustamente, ricordato solo come il
film “con Jeanne Moreau” bionda. Splendide le musiche di Michel Legrand.
Del Jacques Demy
“amaro”, decisamente più incisivo e memorabile risulta Lola, anche se è
innegabile che il personaggio di Jackie interpretato da Jeanne Moreau risulti
comunque affascinante.
Curiosità: come assistente regista c'è Costa Gavras.
Dopo il saltino potete vedere tutto il film in versione originale, ahimé senza sottotitoli!
Se ti piace guarda anche: I griffin, Amici di letto
C’era grande attesa per il passaggio
al cinema del creatore della serie animata per adulti I Griffin e di fronte a
questa commedia che mischia attori in carne e ossa e un peluche parlante i fan
possono considerarsi soddisfatti e ridersela di gusto.
L’ironia e la comicità
politicamente scorretta che hanno reso I Griffin una serie di culto sono
rimaste intatte ma il divertimento è assicurato anche per coloro che dei
Griffin non hanno mai visto nulla.
Finalmente siamo di fronte a una
commedia che fa ridere – fatto paradossalmente sempre più raro a Hollywood
negli ultimi tempi – e lo fa mischiando comicità bassa e volgare a quella alta.
Ma attenzione, Ted è anche una
fiaba, e come tale finirà per addolcirvi e farvi commuovere, prima di stendervi
con le risate.
Citazioni e omaggi, con un paio
di gustosissimi camei di personaggi chiamati a interpretare se stessi: una
brava Norah Jones che l’avevamo lasciata alle sue notti di mirtillo e il Sam
Jones protagonista dello scult Flash Gordon, spassosamente disponibile a
prendersi in giro.
Il fantastico protagonista
animato Ted è destinato a rimanere nella memoria e non ci dispiacerebbe vederlo
ancora in azione. Al suo fianco non sfigura Mark Walhberg e brilla come al
solito per bellezza e bravura Mila Kunis, tra l’altro protagonista, la stagione
scorsa, di un’altra ottima commedia ingiustamente ignorata, Amici di letto:
queste sono le commedie hollywoodiane che ci piacciono, dotate di originalità,
faccia tosta, grande professionalità nella scrittura e nelle performance e non
le commediole con star in declino come la recente Cosa aspettarsi quando si
aspetta.
In questo caso il merito della
riuscita dell’opera è dovuto in gran parte alla stessa persona: il geniale Seth
MacFarlane è infatti regista, sceneggiatore e doppiatore di questo sfrontato
gioiellino di comicità scorretta assolutamente imperdibile.
con Channing Tatum, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey, Cody Horn, Matt Boomer, Joe Manganiello
Se ti piace guarda anche:
Showgirls, Full Monty, Striptease
Mike (Channing Tatum), di giorno
muratore e di notte spogliarellista col sogno di costruire mobili
personalizzati, decide di dare una mano a un diciannovenne spiantato (Alex Pettyfer)
che finirà per prendergli tutto ma gli farà capire cosa davvero conta nella
vita.
Il quarantanovenne Soderbergh,
giunto al ventiquattresimo lungometraggio in ventitre anni, nella sua carriera
ha dimostrato di sapere stupire (Sesso, bugie e videotape), intrattenere
(Ocean’s Eleven), riflettere (Erin Brokovich), insegnare (Che) e anche annoiare
con progetti ambiziosi ma deludenti. Sicuramente l’ultimo suo film appartiene a
questo filone. Atteso come commedia drammatica sul mondo degli striptease
maschili, il film non ha nulla di sexy, scintillante, divertente o drammatico. Di
drammatico, c’è solo l'imbarazzante copione, scritto malissimo dal trentenne esordiente Reid Carolin che è anche
produttore del film assieme a Channing Tatum, che ne è invece protagonista e
ispiratore.
Magic Mike è infatti il nome con
cui Tatum si esibiva come spogliarellista quando aveva diciannove anni e di
giorno faceva il muratore. Ora di anni ne ha trentadue ed è ancora credibile
come spogliarellista e ce la sta mettendo tutta per esserlo anche come attore. Al
suo fianco altri bellimbusti, di svariate età (passiamo dai 22 anni di Pettyfer ai 43 di McConaughey), che provano a recitare e si
alternano in striptease coreografati, montati e musicati male. Non che le scene
dialogate siano meglio e il pessimo doppiaggio non aiuta a rendere il tutto
meno imbarazzante. Anche l'unica presenza femminile del film, Cody Horn, non brilla di certo per talento o per simpatia. Come già anticipato però, il problema principale è la sceneggiatura: l'introduzione dei personaggi è qualcosa di indegno, così come il fastidioso finale. Incurante del prodotto e del target, Soderbergh filma alcune
scene (quelle di sesso) con il suo solito tocco artistico, peccato che in una
pellicola del genere lo stile e l’arte non c’entrino molto.
con Cameron Diaz, Jennifer Lopez, Elizabeth Banks, Matthew Morrison, Ben Falcone, Anna Kendrick, Chace Crawford, Dennis
Quaid, Brooklyn Decker, Chris Rock, Rodrigo Santoro.
Se ti piace guarda anche: Appuntamento con l'amore, Piacere..sono un po' incinta, Molto incinta, Juno,Qui dove batte il cuore, Baby Mama
In uno show tv, una coppia scopre
in diretta di aspettare un bambino che nessuno aspettava, un’altra riesce
finalmente ad aspettarne uno dopo anni di tentativi, un’altra decide di adottarlo
e un’avventura di una notte fra due giovani porta una gravidanza indesiderata.
Una commedia corale che dovrebbe
far riflettere e ridere sul tema della gravidanza e della genitorialità, ma che
strappa a fatica qualche sorriso.
Com’è possibile che sempre più
spesso le commedie americane di certo tipo – quelle con star di richiamo
soprattutto – non facciano ridere?
E com’è che i film corali
diventano sempre più spesso un modo per trasformare tanti corti in un
lungometraggio che ha l’unico scopo di raggruppare tanti divi che altrimenti
non potrebbero apparire nello stesso film?
Bisogna ammettere però che la
pellicola un obiettivo lo raggiunge: quello di far riflettere sui futuri
genitori, su ciò che si prova ad aspettare, perdere o non riuscire ad avere un
bambino.
Temi anche molto seri, mescolati
con zucchero e banalità, ma non con sane risate che potrebbero fare della
liberatoria ironia. Solo l’episodio con la sempre troppo sottovalutata
Elizabeth Banks ha le carte per essere una vera commedia, grazie anche
all’apporto del marito interpretato dal bravo Ben Falcone e dai suoceri Dennis
Quaid e Brooklyn Decker.
Accettabile anche il clan dei
padri di cui si trova a far parte Rodrigo Santoro, che interpreta il marito di
una sempre bellissima ma non di certo bravissima Jennir Lopez.
Deprecabile e di una inutilità
sconcertante la coppia Matthew Morrison e la neoquarantenne Cameron Diaz che
continua a non azzeccare un film e che per qualche strano motivo si fa
ritoccare il viso al computer in modo imbarazzante, a differenza di una
Jennifer Lopez che con tre anni in più sopporta benissimo i primi piani.
Di un’improbabilità sconfortante
infine l’ultimo episodio con i giovani Chace Crawford e la finora brava Anna
Kendrick, qui davvero sprecata in questo episodio che rappresenta la parentesi
drammatica del film.
Un film che si lascia guardare e
si dimentica in una serata, consigliato solo alle future mamme e futuri papà.
con Christian Bale, Tom Hardy, Anne Hathaway, Marion Cotillard, Joseph Gordon Levitt, Michale Caine, Matthew Modine, Morgan Freeman, Liam Neeson, Cillian Murphy
Se ti piace guarda anche: Batman begins, Il cavaliere oscuro
Dopo anni di pace, Gotham City è
minacciata da un nuovo folle criminale, Bane (Tom Hardy) e Bruce Wayne (Christian
Bale) sente il dovere di rivestire i panni di Batman per difendere la sua
città.
Terzo e ultimo (forse) capitolo
della saga di Batman diretta da Christopher Nolan a sette anni da Batman
Begins. Il film riprende i toni cupi del precedente, mettendo in scena un
cattivo ancora più cattivo del Joker di Heath Ledger, che sulla carta pareva
impossibile, ma il massiccio e spaventoso Bane di Tom Hardy alla fine passa
senza lasciare il segno. Ben più riuscita è invece l’altra super anticipata e
chiacchierata new entry, ovvero la Catwoman di Anne Hathaway, sulla quale
bisogna esprimere un duplice giudizio: la performance della Hathaway è ottima,
grazie al lavoro di Nolan come direttore d’attori, ma la caratterizzazione del
suo personaggio non lo è affatto, per colpa di Nolan sceneggiatore.
In ogni
caso, di fronte a un Batman eccessivamente sofferente, una Marion Cotillard
meno affascinante del solito, un Joseph Gordon Levitt spento e un Michael Caine che sparisce quasi subito, è
sicuramente Catwoman l’unico personaggio a lasciare davvero il segno, grazie a
una Hathaway mai così bella e sexy e sorprendente nelle scene d’azione. Peccato
solo che il suo personaggio man mano perda di mordente e di interesse.
Come del resto questo film troppo
cupo e serioso: la Marvel ha dimostrato recentemente che la carta vincente dei
film di supereroi è l’ironia, mentre Nolan prende molto (troppo) sul serio il
suo Batman.
Resta comunque un buon film, anzi
un buon dramma, ma non è il film dell’anno come l’ossessivo chiacchiericcio di
indiscrezioni e fan esaltati sembrava annunciare.
Se ti piace guarda anche: Toy Story, Up, Robin Hood, Biancaneve e i sette nani, La bella addormentata nel bosco
TRAMA
Merida è una ragazza con una rigogliosa, selvaggia e
ribelle chioma rossa in cui è scritto già il suo destino. Nel cuore della
ragazza batte il fuoco vivo dell’indipendenza, ma il destino ha voluto che
nascesse principessa erede al trono del più importante clan scozzese,
privilegio che la costringe a pensare già al suo matrimonio.
Ma il destino si può cambiare, e Merida lo dimostrerà, non
prima di aver sconvolto famiglia e regno.
RECENSIONE
Questa volta la Pixar attinge all’immaginario delle fiabe
di un tempo, tra castelli, foreste incantante e streghe, dando nuova
linfa al genere e impartendo come al solito lezioni di vita adatte ai piccoli
come ai più piccini. Tuttavia, rispetto a capolavori passati come Up, Toy Story
3 e altri ancora, il target sembra essersi leggermente abbassato, lasciando
molto più spazio a gag di umorismo facile.
La prima parte della pellicola tocca alte vette di
sensibilità ed umorismo, immergendo lo spettatore nella vita di quest’adolescente d’altri
tempi alle prese con problemi comuni di una teenager d’oggi: un conflittuale
rapporto con la madre, aspettative che non le si addicono, difficoltà a farsi
ascoltare e far valere le proprie ragioni. Il quadro familiare è infatti
dipinto in modo eccellente e i personaggi sono ben caratterizzati, così come
sono irresistibilmente comici i pretendenti e i relativi genitori che si
presentano davanti alla futura erede al trono. Altro personaggio da applausi è
quello della strega pasticciona, artefice di un sortilegio che rovinerà la vita
di Merida e il film.
Da questo punto infatti la pellicola gira intorno a se
stessa, accumulando gag comiche e scene d’azione tutt’altro che azzeccate ed
originali che dilatano i tempi (comunque assai brevi) fino al prevedibile
finale.
Alla fine dei conti, probabilmente Merida non diventerà l’ennesimo
classico della Pixar, ma la sua spavalda eroina ha tutte le carte in regola per
diventare un punto di riferimento nell’immaginario delle bambine di oggi e si tratta
di un’eroina ben diverse da quelle a cui la Disney ci aveva abituato, perché ci
mostra una ragazza che non si salva grazie all’intervento di un principe
azzurro, ma trova da sola la propria salvezza..rifiutando il principe
azzurro.
L’edizione italiana è accompagnata da due canzoni
interpretata dalla rossa Noemi, mentre l’usuale corto che anticipa il film è
il meraviglioso La luna del genovese Enrico Casarosa, candidato agli Oscar
2012. Per chi non lo sapesse, prima del debutto da regista, Casarosa si è
occupato degli storyboard di capolavori come Cars, Ratatouille e Up.
se ti piace guarda anche:Vicky Cristina Barcelona, The Dreamers, Bande à part
Mi hai detto “ti amo”
Ti dissi “aspetta”
Stavo per dirti “eccomi”
Mi hai detto “vattene”
Con queste frasi diventate poi celebri inizia il triangolo
amoroso più famoso della storia del cinema: due amici per la pelle si
innamorano della stessa donna, Catherine, che non disdegna il triangolo, anche
una volta sposata. Ma per quanto potrà continuare?
TRAMA
Jules et Jim nella memoria collettiva è legato a Parigi,
alla Jeanne Moreau vestita da uomo che corre insieme ai due spasimanti, ma il
dramma della storia inizia in uno chalet di montagna in Germania meridionale. È
qui che Jim va a visitare Catherine e Jules, sposati e con una figlia ed è qui
che inizierà una relazione tra i due, sotto gli occhi gelosi ma impotenti di
Jules.
Catherine presto però è insoddisfatta anche dal rapporto con
Jules poiché i due non riescono ad avere un figlio e inizia a civettare con
Albert.
Quando Catherine, Jules et Jim si ritroveranno a Parigi,
l’epilogo sarà tragico: infelice, ucciderà se stessa e Jim sotto gli occhi di
Jules, ancora una volta testimone dolente e impotente.
DIETRO LE QUINTE
Franz Hessel fu uno scrittore tedesco che durante il suo soggiorno
parigino divenne miglior amico di Henri-Pierre Roché e sposò la giornalista di
moda Helen Grunt, con la quale tornò a Berlino ed ebbe un figlio, Stephan, oggi
diplomatico.
Franz parlò della rapporto che si creò fra i tre in Pariser
Romanze (Romanza Parigina), pubblicato nel 1920, anno in cui si intensificò la
relazione tra Helen e Henri-Pierre, tanto che Helen divorziò da Franz l’anno
seguente. I due si lasciano nel ’34, mentre Hessel morì nel ’41. Il figlio di
Franz, Stephan, classe 1916, è un attivista, saggista e diplomatica
naturalizzato francese che oggi ha 94 anni e da poco ha pubblicato
Indignez-vous, diventato il manifesto degli indignados, poi docu-fiction
Indignados diretto da Tony Gatlif, presentato all’ultima Berlinale.
Henri Roché parlò del triangolo amoroso che aveva vissuto in
Jules et Jim, pubblicato nel ’51 e passato del tutto inosservato.
Truffaut, dieci anni più tardi, comprò il libro da un
bouquiniste in riva alla Senna e ne rimase folgorato.
Contattò subito Roché, 84enne, e gli propose di collaborare
all’adattamento.
Gli mostrò in foto Jeanne Moreau e lo scrittore fu
soddisfatto dalla scelta, ma non conobbe mai questa Catherine perché morì dopo
poche settimane.
La lavorazione del film fece parlare molto di sé, tant’è che
Jean Luc Godard, amico di Truffaut, in Une femme est une femme, inserì un
cammeo della Moreau che saluta Jules e Jim.
L’uscita del film fece assai scandalo all’epoca, come ormai
ogni film con la Moreau protagonista.
La canzone che l’attrice canta nel film, Le Tourbillon, fu
un hit composto da Cyrus Brassiak qualche anno prima pensando proprio alla
stessa attrice, moglie di uno dei suoi più cari amici.
Le musiche di Georges Delerue sono state inserite dal Time nella Top
10 delle migliori colonne sonore di sempre, mentre l’Empire, nel 2010 l’ha
inserito alla posizione 46 dei migliori film della storia del cinema.
Dopo i due ambigui ruoli di Malle, quello di una donna che
fa uccidere il marito e quello di una donna che abbandona la famiglia per vivere
una storia d’amore, Jeanne Moreau interpreta un altro personaggio decisamente
controverso. La sua Catherine sottopone i due uomini che la amano a una
convivenza forzata, ingelosendo l’un l’altro quasi per gioco. Litiga con Jim
perché non le dà un figlio, ma la figlia avuta con Jules non le ha impedito di
lasciare il marito. Moderna, colta, seducente e forte, Catherine rappresenta un
nuovo tipo di donna, capace di manipolare gli uomini che diventano
letteralmente vittime dei suoi umori e sentimenti.
L’estremo gesto finale che sconvolse gli spettatori
dell’epoca è l’ultima angheria alla quale sottopone i suoi amanti.
RECENSIONE
Considerato tutt’oggi come uno dei più grandi classici della
storia del cinema, Jules e Jim può apparire datato, ma il suo fascino è rimasto
intatto. E il meraviglioso motivo cantato dalla Moreau, Le Tourbillon, rimane
indelebile nella memoria di chiunque abbia visto il film.
Servito da ottimi dialoghi e un vivace montaggio, nonché
trovate cinematografiche allora inusuali il film rimane una seducente descrizione di un
amore capriccioso, egoistico e distruttivo. Un amore che invece di portare alla
felicità porta, letteralmente, al baratro.
Milano, alba degli anni ’60, un uomo e una donna. Lui si
invaghisce di una donna molto più giovane e lei, quasi materna e permissiva, si
mostra indulgente con entrambi, ma poi fa ricordare al compagno cos’è(ra)
l’amore vero leggendogli una romantica lettera che ora risulta straziante per
entrambi in quanto testimonianza di un amore che non c’è più.
L’amore che cede il posto al desiderio di evasione e
giovinezza in una relazione con una persona più giovane, la partner indulgente
e matura che vuol far ragionare l’amante perduto. Se L’Avventura e L’Eclisse
sono incentrati su un amore che nasce, La notte è il ritratto di un amore che
sta finendo, ma che potrebbe ricominciare, poiché tutto è mutevole e confuso.
Incarnazione di questa società volubile è la donna, ancora
una volta al centro dell’opera di Antonioni, con crisi (silenziose) e
indecisioni. Ma dietro queste apparenti insicurezze si nasconde il punto fermo
della coppia, la luce della ragione.
E due meravigliose donne sono chiamate a dar vita a due
personaggi bellissimi: la seducente Valentina di una Monica Vitti corvina e
sexy, che inizia civettando e finisce intrappolata dalla crisi della coppia e
la Lidia di Jeanne Moreau, donna di sensualità matura che registra e reagisce
silenziosamente gli avvenimenti che le accadono intorno. Il suo sguardo
rassegnato, privo di luci ed emozioni, incarna la crisi del rapporto.
Gli uomini invece sono sempre passeggeri e superficiali. E
il Mastroianni de La notte si aggiunge all’indolenza di Alain Delon di
L’eclisse e al Gabriele Ferzetti de L’avventura.
Tra i quattro film di quella che è stata definita la
tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni, è a mio avviso il più compiuto e
maturo, meno estetizzante e sperimentale e il più adatto ad una visione
attuale.
PREMI
Il film vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, e il
Nastro d’argento e il David di Donatello per la migliore regia.